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“Sexistential”: Robyn e l'arte di restare eccitati.

02.04.2026 Scritto da Michele Boroni

Ogni volta che ascolto o leggo notizie su Robin Carlsson, meglio conosciuta come Robyn, ho sempre l’impressione che l’artista svedese si stia godendo la vita al massimo, totalmente incurante delle convenzioni del mondo musicale. 
Cogliere l'attimo? Non è il suo caso. Ogni volta che ha raggiunto un nuovo livello di successo è scomparsa di nuovo per anni, collaborando solo occasionalmente quando ne aveva voglia. Robyn ha pubblicato solo quattro album negli ultimi 21 anni, e ognuno di essi è stato a suo modo un evento. “Robyn" del 2005 era la testimonianza sicura di un'artista che aveva trovato se stessa; "Body Talk” (2010) un susseguirsi ininterrotto di perle pop, mentre “Honey" del 2018 era un disco che traeva forza dalla moderazione. Tutti ottimi dischi. Ora, il suo ultimo album porta il titolo eloquente “Sexistential" - crasi tra sexual e existential - e non nasconde molti segreti per quanto riguarda i temi trattati.

La filosofia del "Sexistential"

"Sento che lo scopo della mia vita è rimanere eccitata", ha dichiarato Robyn all'annuncio dell’album; anche se in seguito ha precisato che non si trattava solo di sesso ma anche di sensualità, queste canzoni colpiscono il punto G in modo molto preciso.
In quest'ottica, la musica ricorda molto il synth-pop fisico ed energico di "Body Talk", che l'artista ricrea essenzialmente con il suo collaboratore di lunga data, il cantautore e produttore Klas Åhlund. Nove canzoni che non raggiungono nemmeno la mezz'ora. Uno di questi brani sarà familiare almeno ai fan più accaniti: "Blow My Mind" proviene originariamente dal suo album "Don't Stop the Music", del 2002. Qui, è stato completamente rielaborato in chiave robo-pop con un ritmo incalzante, sintetizzatori in prima linea e un nuovo testo che, a differenza dell'originale e della maggior parte delle canzoni qui presenti, è dedicato a suo figlio. In generale, l'uso sempre maggiore di vocoder per le voci principali e di accompagnamento, così come alcuni effetti elettronici, è un elemento che caratterizza "Sexistential": inizialmente può sembrare alienante, ma conferisce comunque al disco una sua peculiarità unica.

Le canzoni

Il singolo di lancio “Dopamine" uscito ormai 4 mesi fa brilla di luce propria. Canta ”So che è solo dopamina / Ma per me sembra così reale" – non è chiaro perché i processi biochimici non dovrebbero essere considerati "reali", ma finché la canzone raggiunge un effetto simile, non importa poi così tanto. "Pensi che io sia debole / Come se fosse un difetto", canta Robyn nella dolce "Sucker for Love", che deve faticare un po' di più per imprimere il suo riff di sintetizzatore nella mente dell'ascoltatore. Cosa che, in fin dei conti, alla fine tutto si imprimerà comunque. Robyn e Åhlund continuano a piazzare magistralmente queste piccole frecciatine in canzoni che inizialmente passano inosservate. Persino l'apertura un po' prevedibile "Really Real", probabilmente il brano più debole, riesce a svolgere il suo ruolo di macchina da hype e trampolino di lancio grazie ai suoi suoni vibranti. Al contrario, all'altro estremo troviamo la potente "Into the sun", che sottolinea il testo con un muro di brillanti sintetizzatori.
La concisa title track si inserisce nella tradizione dei brani minimalisti e dei rap irriverenti come "Don't fucking tell me what to do", "We dance to the beat" o "Beach 2k20", rompendo nettamente con il contesto. 
Più convenzionale, ma anche più accattivante, è la hit verbalmente erotica "Talk to me", che, con il suo ritornello micidiale, invita tutti in pista. 

Un piacere troppo breve

C’è da dire ci si ritrova un po' combattuti di fronte a questa nuova raccolta di canzoni, chiedendosi se, dopo una produzione così scarsa nel corso degli anni, non ci si sarebbe dovuti aspettare qualcosa di più di un "semplice" mini-album di grande successo. Rimane la sensazione persistente di insoddisfazione, che i predecessori erano riusciti a evitare. Presumibilmente, come spesso accade alla fine di una recensione, si può rispondere con il testo di una canzone del disco "It don't mean a thing / It don't matter at all".


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