Mina, la storia, l'ha scritta e riscritta tante volte. Lo ha fatto per esempio il 16 febbraio 1970, pubblicando il singolo "Bugiardo e incosciente", la versione italiana di "La Tieta", scritta dal cantautore catalano Joan Manuel Serrat (come fatto da Francesco Guccini in dialetto modenese, nell'album "Ritratti"); una delle sue interpretazioni più drammatiche e tecnicamente complesse.
L'operazione fatta da Paolo Limiti (testo) e Augusto Martelli (arrangiamento) è magistrale, a partire dal ribaltamento del senso: mentre l'originale di Serrat parlava di una vecchia zia nubile, Limiti trasforma il testo nel resoconto spietato di una passione tossica, un amore verso un uomo bugiardo e infantile che la protagonista non riesce a lasciare; poi va sottolineata la durata, perché con i suoi 6 minuti e 16 secondi, il brano sfidava apertamente i canoni radiofonici dell'epoca, che imponevano 3 minuti.
Mina qui non canta: interpreta un personaggio. La struttura vocale segue un'evoluzione psicologica precisa. L'incipit (il sussurro), dove la canzone inizia in un registro medio-grave, quasi parlato. Mina usa pochissimo vibrato, la voce è "dritta" e confidenziale; il controllo del fiato: tecnicamente, la gestione delle dinamiche è impressionante. Mina passa dal pianissimo al mezzoforte senza che si avverta lo stacco, mantenendo una dizione perfetta nonostante il ritmo incalzante delle parole di Limiti; il crescendo "rossiniano": la struttura è un accumulo di tensione costante. Man mano che la consapevolezza del tradimento cresce, la voce sale di registro e di volume; l'esplosione: negli ultimi due minuti, Mina sfodera la sua potenza polmonare. Le note alte non sono solo virtuosismo, ma urla di disperazione; il finale, con la ripetizione ossessiva del titolo, metterebbe a dura prova la tenuta del diaframma di qualsiasi cantante.
Nonostante la complessità armonica e un testo non propriamente “leggero” per l’epoca, il singolo scalò rapidamente le classifiche, rimanendo per settimane ai vertici della Hit Parade. La critica dell’epoca fu unanime nel lodare la capacità di Mina di “recitare” la canzone, trasformando ogni strofa in un atto teatrale. Tuttavia, la Rai mantenne inizialmente un atteggiamento prudente a causa del tema del tradimento e della dipendenza emotiva, all'epoca considerati "scottanti".
Qui il testo della canzone.
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