Da “Fabrizio De André in concerto” (Giunti, 2008) riprendo una parte scritta da me a proposito del lavoro di Piero Milesi su “Anime salve”.
A Longiano, in Romagna, De André e Fossati lavorano alla preproduzione dell’album, insieme a Beppe Quirici (basso), Michele Ascolese (chitarre), Naco (percussioni), Stefano Melone (tastiere), Elio Rivagli (batteria). Produttore è Quirici, che ha già svolto il ruolo per Fossati in “Lindbergh - Lettere da sopra la pioggia” (1992), “Dal Vivo vol.1 – Buontempo” (1993) e “Dal Vivo vol.2 - Carte da decifrare” (1993), oltre ad aver curato gli arrangiamenti di “Sul confine” di Cristiano De André. I lavori si interrompono dopo qualche giorno. Impossibile conoscerne le vere ragioni: secondo Quirici, “Ivano è molto concentrato sul piano e tutte le sue composizioni sono orientate in tal senso. È stata questa la vera causa dell’interruzione del progetto. Ci siamo comunque lasciati bene, al di là dell’ovvia amarezza del momento.” (Luigi Viva, Vita di Fabrizio De André, Feltrinelli, 2000)
Da qui in avanti, la nostra narrazione prosegue sulla scorta dei ricordi e delle parole di Piero Milesi, che subentra come coproduttore (con De André), arrangiatore e direttore d’orchestra del disco in lavorazione. Milanese, classe 1953, Milesi aveva già incrociato la strada di Fabrizio De André. “A 24 anni militavo nel Gruppo Folk Internazionale con Moni Ovadia – mi ci aveva portato Maurizio Dehò. La mia idea di far musica mi portava già verso certe avanguardie, specie il minimalismo – nel 1976 avevo assistito tre volte a ‘Einstein On The Beach’ di Philip Glass e Robert Wilson, alla Biennale di Venezia, e ne ero rimasto folgorato: per poterla rivedere avevo dormito alla stazione tornando il giorno dopo al Teatro La Fenice. A Venezia mi accompagnò Roberto Cacciapaglia: a lui devo la conoscenza di queste musiche – all’epoca ascoltavo classica e rock, Beethoven e Hendrix. L’ambito accademico mi stava così stretto che ero stato letteralmente cacciato dal Conservatorio. In quegli anni, a parte Cacciapaglia, Franco Battiato, Demetrio Stratos e qualche rappresentante di quella che chiamavamo ‘l’avanguardia brianzola’, certe musiche non si ascoltavano e non si eseguivano.
Il secondo disco del Gruppo Folk Internazionale, ‘Daloy Politzei’, che faceva preciso riferimento alle musiche dell’Est europeo, Zoltàn Kodaly, Béla Bartók eccetera, era piaciuto molto a Mauro Pagani, che veniva ai nostri concerti e al quale credo non sarebbe dispiaciuto entrare nel Gruppo. Più avanti continuai a realizzare dischi, installazioni sonore, musiche per il cinema e per il teatro. Un giorno mi chiamò Mauro, che stava lavorando a ‘Le nuvole’, per chiedermi se fossi disponibile a orchestrare e dirigere l’orchestra per due brani del disco, ‘Le nuvole’ e ‘Ottocento’. C’erano già dei provini messi a punto con le tastiere da Sergio Conforti, che incontrai più tardi, a lavoro finito. Dei due, quello che mi apparteneva di più era l’adagione, ‘vanno, vengono...’ – l’altro era più un esercizio di stile – e mi ci appassionai. Scrivendo gli spartiti, ne allungai la durata e cambiai qualcosa qua e là: Fabrizio ne fu informato all’ultimo momento, quando eravamo già in studio con l’orchestra, ma quel che avevo fatto gli piacque: mi chiese solo di rallentarlo un po’. Lo registrammo praticamente in diretta, con l’orchestra convocata da Carlo De Martini, ex Stormy Six (con il suo Quartettone l’ho richiamato per ‘Anime salve’: suona in ‘Khorakhané’, ‘Disamistade’ e ‘Smisurata preghiera’).
All’epoca Fabrizio l’avevo incontrato un paio di volte, una a casa di Mauro, una alle Scimmie, il locale di Milano; in realtà non lo conoscevo e non lo seguivo, anche se i miei fratelli lo ascoltavano, perché musicalmente non mi interessava granché. Avevo trovato interessante ‘Storia di un impiegato’ ma più che altro per le musiche di Nicola Piovani.” Le strade di Milesi e De André si erano incrociate anche altre volte: Piero avrebbe voluto avere Fabrizio come voce recitante, da usare preregistrata, per un’opera che stava progettando. De André non se l’era sentita di accettare ma dopo qualche giorno aveva richiamato Milesi con una controproposta: “Il Teatro Carlo Felice di Genova gli aveva chiesto di scrivere un’opera su Balilla, l’eroe popolare genovese dell’insurrezione di Portoria del 1746, e voleva che la scrivessimo insieme. Cominciai a documentarmi alla biblioteca Sormani, ci incontrammo due o tre volte per discutere del progetto, poi non se ne fece più niente.”
Una telefonata da Longiano convoca infine Milesi: “Mi chiedevano di scrivere gli archi per due canzoni, ‘Prinçesa’ e ‘Khorakhané’. Non conoscevo di persona Ivano, fu lui a venirmi a prendere all’arrivo in paese. Lo conoscevo tramite i suoi lavori, e attraverso i musicisti che avevano suonato con lui – Mario Arcari, Vincenzo Zitello. L’avevo sentito dal vivo un paio di volte e sapevo che è uno dei pochi cantautori anche musicisti. La situazione era imbarazzante: una chiesetta sconsacrata con un’aria che si tagliava col coltello. Nessuna allegria, molta tensione. Provai a sdrammatizzare, con pochi risultati. Avrei dovuto scrivere gli archi per due brani ma i brani non c’erano ancora! C’erano dei pezzi di strofa, mancava l’inciso e non sapevo come fare: io sono diverso da Mauro, che è di formazione performer rock, io sono un musicista architetto. Lo spiegai a Beppe Quirici, che stava seguendo la produzione del disco. Finché Beppe mi chiamò per dirmi di sospendere, di non scrivere niente per il momento: il lavoro si era interrotto.
Ai primi di luglio Fabrizio De André, dalla Sardegna, telefona a Piero Milesi e gli chiede se se la sente di arrangiare tutto il disco. “Gli proposi di mettermi alla prova: avrei arrangiato un paio di pezzi e glieli avrei sottoposti, poi a settembre avrebbe deciso. Scrissi gli arrangiamenti di ‘Dolcenera’, ‘Prinçesa’ e ‘Khorakhané’. Va detto che nei provini al piano di Ivano c’era già quasi tutto. Intervenni molto su ‘Khorakhané’, che nell’intenzione di Fossati era molto americana, molto ballad da folksinger. Quando Fabrizio sentì la mia versione sulle prime protestò, poi si convinse e acconsentì a farla a mio modo.”
La preproduzione dell’album inizia in settembre a Milano, a casa di Piero Milesi: “In settembre ci trovammo a casa mia a Milano, sedici ore al giorno, tutti i giorni. Fabio Boldi, produttore dell’album con Lucio Salvini, avrebbe voluto far venire una troupe televisiva a documentare il lavoro ma ci rifiutammo. Veniva anche Dori, ci preparava spesso il pranzo nella mia cucina... Poiché mi serviva una voce guida di Fabrizio, andai in uno studio – il Tendencias di Massimo Iavicoli – per fargliela registrare. Era molto contrario all’idea di far sentire i testi in anteprima in uno studio esterno: ne cantò appena un paio poi si rifiutò di continuare. Allora acquistai l’ADAT, un otto piste digitale, feci un buco nel muro, adibii l’antibagno a sala di ripresa – c’era rimasta la lavatrice: ‘Belìn, ti faccio il bucato’ diceva Fabrizio – e quando andava in bagno ero tentatissimo di lasciare i microfoni aperti. Pensa i fanatici come si contenderebbero questi nastri live di Fabrizio... Le registrazioni si svolsero al Metropolis. In teoria dovevamo entrare in studio a inizio gennaio, poi iniziammo a registrare forse a fine gennaio, inizio febbraio. Arrivarono alcuni musicisti, provarono e non andavano bene, così ne convocammo altri – non mi chiedere i nomi. I lavori non furono particolarmente rapidi – avremo finito a maggio. Fabrizio soffriva perché io ero abituato a usare i campionatori per ottenere un primo effetto complessivo. Era insoddisfatto, voleva i suoni degli strumenti veri, quindi ogni volta dovevamo fermarci per rifinire i pezzi – un lavoro sfiancante, sfibrante, tutto sul dettaglio. Ero frustratissimo. Gli perdonavo tutto quando cantava, perché sentirlo cantare era pazzesco. Aveva un curva di apprendimento incredibile, migliorava a ogni esecuzione e aveva una concentrazione totale. Grazie al fatto che pensava sempre al significato di ogni parola. Anche dal vivo – ed è per quello che era così comunicativo: ogni volta che cantava ‘Marinella’ lo faceva ripensando al senso della storia, al significato di ogni parola. Un paio di volte reagii alle sue rigidità e la volta dopo si scusava, portava un regalino; nel giro di pochi giorni però tornava il solito e ti faceva sentire una merda – ‘non sei capace di fare questo, non sei capace di fare quest’altro’. Una volta rischiammo di arrivare alle mani; riparlandone, una volta gli dissi: ‘Guarda che hai rischiato di prenderle, perché sono più grosso di te’; e lui: ‘Ti sbagli, perché io sono più bastardo di te’. Avevo sempre un fax di dimissioni pronto, in un’occasione fui lì lì per inviarlo. Era una persona difficile, severa, esigente.
Ti racconto questa: Capodanno, mi chiama dalla Sardegna, con la scusa degli auguri. Ero dai miei, gli spiegai che quel giorno non lavoravo, non ero nemmeno a casa. Ma sì, fai bene, mi risponde, poi mi chiede come procede un pezzo. E ordina: va be’, domani me lo fai sentire. Ma come domani, se ti ho detto che oggi non lavoro? E mi toccò tornare a casa a metà pomeriggio, perché non c’era verso, voleva che facessi a modo suo. Alla fine mi spiegò perché faceva così: aveva paura che perdessi la tensione, la concentrazione.”
Disclaimer:
Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.
Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.
Immagini e diritti
Rockol:
- utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
- impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
- accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
- pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright
Segnalazioni
Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link