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Piccolo: “Non torno a Sanremo, coi bnkr44 ho vinto il Mondiale”

30.12.2025 Scritto da Lucia Mora

Un ragazzo con una maschera a forma di stella, in un limbo sospeso tra sogno e memoria. Si presenta così Piccolo nel suo primo album solista, “Stellar boy”, che è sia disco sia graphic novel, proprio come “Orbit orbit” di Caparezza, curiosamente uscito in contemporanea; una coincidenza, perché l’idea ha radici lontane, dagli ultimi anni di tour con i bnkr44, il collettivo indie urban di cui è membro fondatore e con cui ha esordito al Festival di Sanremo nel 2024.

Musica e fumetti. Come mai questa scelta?

La scelta nasce tre anni fa, quando ero in tour con i miei fratelli bnkr. Per tenermi un po' la testa occupata e la mano allenata, disegnavo. Avevo in mente di fare un fumetto, una graphic novel muta. Ero lì che disegnavo e pian piano pensavo che mi sarebbe piaciuto fare anche una colonna sonora. Le parti strumentali sono diventate canzoni e alla fine ho capito che dovevo fare un progetto dove mischiavo le due cose insieme. Sono le due arti che prediligo in generale, il disegno e la musica. Ho scoperto dopo di Caparezza, quando è uscito in contemporanea con me.

Quale storia sentivi l’urgenza di raccontare?

Tutto il fumetto è una grande metafora degli ultimi tre anni della mia vita. Stellar è sia un alter ego sia un riflesso di quello che per me sono alcune persone nella mia vita, che per me hanno quel mood lì. È un personaggio vagante, un po' goffo e non parla. C'è questo contrasto tra lui che è così buffo e la maschera veneziana. Il messaggio che volevo mandare è nei testi del disco. Poi la graphic novel è servita più a me per trovare il nuovo universo di parole da affrontare, è servita più per comunicare con me stesso, mentre il disco è più per comunicare con gli altri. Nella graphic novel ci sono inside joke miei o cose che capisco solo io, mentre le persone possono più prendere spunto. O magari entrare nel viaggio e farsi il loro viaggio. Invece nel disco ci sono messaggi personali che dovevo affrontare. Dovevo dire delle cose a qualcuno che non riesco a dire a voce.

In copertina c’è una stella cometa che piange.

Quando sono felice sto coi miei amici, vado a giocare a calcetto, a fare la spesa, cucino. Quando sono triste, quando sono arrabbiato, di solito disegno. Scrivo quando è una giornata no. Dipingere è il mio modo di non sputare addosso alle persone il veleno che c'ho dentro, di farlo diventare qualcosa di positivo. La cometa vuole essere un simbolo, un sigillo, che rappresentasse un po' tutto il concetto grafico. Il giallo intorno è arrivato dopo, a metà percorso, perché la graphic novel l'ho iniziata in bianco e nero: non sapevo quale fosse il colore nuovo del mio disco. Di solito se penso a un disco penso a un colore. E quando stavo facendo questo, in quel momento mi sentivo un po' nero, in bianco e nero, perché avevo un sacco di peccati da espellere. Poi a una certa mio padre mi ha detto che secondo lui il giallo era un colore che comunicava rinascita. Il prossimo è l'anno del grano, quindi mi sono un po' fatto influenzare da questo. Alla fine ho capito che in effetti sentivo quel colore: non volevo fare un disco nero, volevo farlo giallo perché doveva essere un messaggio di rinascita.

Rinascita che cerchi o che hai già trovato?

L’ho già trovata. Nel momento in cui ho fatto uscire tutte queste cose, ho ucciso i miei demoni.

Se dovessi riassumere “Stellar boy” in tre parole, quali sceglieresti?

Una è viaggio. Una è personale. Facciamo: viaggio intimo personale.

Hai in programma di portare live anche il fumetto, oltre alla musica?

In passato ho fatto delle mostre per vendere quadri. L’ho fatto tre o quattro volte, per pagarmi l'affitto. Poi è una cosa che ho smesso di fare perché ho ingranato con la musica e dipingere è rimasta una passione personale. Lo faccio dal doppio del tempo rispetto alla musica e non voglio che diventi un lavoro; rimane sempre il mio modo di manifestare ciò che vorrei o di comunicare con me stesso. Però per esempio il 12 febbraio farò un concerto per il carnevale a Marghera (Venezia): lì porterò il fumetto e lo faremo vedere per la prima volta fisicamente alle persone. Ci saranno le prime centinaia di copie. In futuro mi piacerebbe fare una mostra con i quadri che ho fatto con fari e chiese: mi piacerebbe un sacco un giorno portarla fuori da casa mia, magari vendendo i quadri all'asta. Mi piace che il quadro arrivi a qualcuno, perché è un oggetto che ti rappresenta e che qualcuno si tiene in casa probabilmente per sempre. Il tuo segno indelebile nella vita di qualcuno. Anche il gesto di staccarsi dall'opera è un grande gesto di maturità che all'inizio soffrivo un po', però poi ho capito che in realtà è molto importante, perché se fai le cose e poi te le tieni per te, servono a metà; se le condividi con gli altri, fanno bene a te e anche agli altri. 

Entri nella vita delle persone.

“Stellar boy” sta già girando da sé e camminando da solo. Tutti i giorni mi arrivano foto di ragazzi e ragazze che fanno disegni di Stellar, mentre sono a scuola o a casa o al lavoro. E penso che sta già accompagnando un sacco di persone nella loro vita.

Com’è raccontare una storia privata per te che sei abituato a lavorare in gruppo?

Ci sono un sacco di cose diverse. Sicuramente le persone con cui ho lavorato sono le stesse, perché comunque il disco l'ho fatto con Caph, Erin, JxN e Fed Nance (che invece era una quota nuova). Mi serviva un mentore adulto che mi aiutasse a trovare dei suoni che non riuscivo a trovare io da solo. Ciò che è diverso dai dischi dei bnkr è il metodo di scrittura. Quei dischi sono più momenti in famiglia, con i miei fratelli, dove ci divertiamo, sperimentiamo e dove il punto è proprio unirci per creare qualcosa che non ha un'etichetta e che fa saltare più persone possibili. Questo secondo me è più musicoterapia, o arteterapia, perché ho fatto questo disco per un bisogno viscerale di espellere i miei peccati. Non c'era tanto divertimento, stavo cercando di capire quale fosse il problema con me stesso e quale fosse il messaggio positivo da tirare fuori.

Come descriveresti l’evoluzione del tuo ruolo nei bnkr44 dall’inizio a oggi?

Non saprei neanche dire qual è il mio vero ruolo nei bnkr. Il mio ruolo è sempre stata la direzione artistica, dare un po' di spunti artistici. L'evoluzione rispetto all'inizio è stata più personale: sono cambiato nel mio modo di scrivere, di comunicare, mentre all’interno del progetto bnkr direi che copro sempre lo stesso ruolo. Non sento di essere cambiato troppo nel mio apporto a quel progetto. Sono sempre io, con i miei ritornelli. Se c'è da discutere su quale copertina dare al disco, decidiamo tutti insieme. È più complesso prendere decisioni perché siamo in tanti e ci sono diversi compromessi da mettere nel mezzo. Invece per le cose mie sono io che devo decidere con me stesso, è più facile.

Sanremo è stato un capitolo importante nella vostra storia. Oggi il Festival è molto diverso rispetto a come lo avete lasciato. Ti piace? Ci torneresti?

Sanremo cambia ogni anno di più. Mi sembra che non sia solamente un discorso di direzione artistica, che ci sia Carlo Conti o Amadeus: è un riflesso di quello che è l'anno che abbiamo passato e di quello che stiamo per passare. Ho visto che ci sono un sacco di artisti “emergenti”, o almeno, non ci sono tantissimi big. Personalmente la vedo come una cosa molto positiva perché almeno c'è un refresh. Ci sono comunque un sacco di artisti fortissimi. Sul ritornarci, ora come ora no, non è una cosa che mi interessa. Ci sono stato, ci sono stato con gli altri, è stato bellissimo, la cover con Pino [D’Angiò]... tutte cose così belle, così incredibili che in questo momento non sento più bisogno di tornare in quel posto. Mi tengo il ricordo. Come se Del Piero avesse deciso di ritirarsi dopo il 2006: vinci il Mondiale e poi dici basta, non c'è bisogno di tornare in Serie A.

Ambizioni per il 2026?

Fare un bel tour. E portare la mia musica in giro, suonando e migliorando. Sto prendendo lezioni di teatro e di canto in più: ne ho già prese in passato, però sto cercando di migliorarmi ancora di più e di migliorare il lato show. Poi non lo so, magari faccio uscire qualcos'altro a fine 2026, perché ho un sacco di musica da fare: è nel computer e mi dispiace un po' lasciarla lì.


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