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Perché “Roma Roma” di Venditti non è solo un inno calcistico

05.12.2025 Scritto da Mattia Marzi

Nel 2017 il settimanale francese France Football, che per chi non lo sapesse è la stessa rivista che ha istituito e che organizza il Pallone d’Oro, lo inserì al secondo posto nella classifica degli inni calcistici più belli di sempre, dietro solo alla versione di Gerry and the Pacemakers di quella “You’ll never walk alone” cantata a squarciagola dai tifosi del Liverpool. Ma “Roma (Non si discute, si ama)”, per brevità “Roma Roma”, non è solo un inno calcistico. E a spiegarlo è da sempre il suo (co)autore, Antonello Venditti: «L’inno è nei nostri cuori e non esiste solo allo stadio», sottolinea il cantautore romano, per il quale il brano va oltre la sfera sportiva e incarna un sentimento, un attaccamento alla città - Roma, naturalmente - che unisce tutti, tifosi e non, in un’idea condivisa di romanità e appartenenza. La canzone compie cinquant’anni e per l’occasione l’As Roma in collaborazione con Sony Music Italy pubblicano in esclusiva negli As Roma Store e online due speciali vinili di “Roma (Non si discute, si ama)” contenenti due versioni della canzone: la riedizione del 45 giri originale del 1975, contenuta in una copertina giallorossa con il logo del club, e un’edizione limitata shaped che riproduce la forma del Lupetto di Gratton - l’iconico stemma della squadra - stampata in 1975 copie numerate in omaggio all’anno di uscita.

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Dal videogioco alla versione digitale

Dopo essere stata inclusa in Fc26, l’ex Fifa, videogioco-fenomeno per gli appassionati di calcio, segnando di fatto il debutto di Antonello Venditti nel mondo dei videogames, “Roma Roma” esce anche ufficialmente per la prima volta in digitale, sia nella versione originale del 1975 che in una nuova versione live con il coro dei tifosi giallorossi registrata lo scorso maggio in una partita speciale: quella che il 18 maggio contro il Milan ha segnato l’ultima panchina casalinga di Claudio Ranieri, tra gli allenatori più amati della storia del club, davanti a un record assoluto di presenze all’Olimpico, 68.143 spettatori. Ed è proprio il coro dei tifosi a fare da sottofondo a un video, da oggi online, in cui vengono ripercorsi e celebrati gli ultimi cinquant’anni della storia calcistica giallorossa, dagli scudetti del 1983 e del 2001 alla Conference League vinta nel 2022.

La storia della canzone

I festeggiamenti sono partiti già il 15 dicembre 2024, il giorno dell’anniversario preciso della prima riproduzione dagli altoparlanti dello Stadio Olimpico della canzone, durante un Roma-Fiorentina deciso da un goal di un giovane Domenico Penzo. “Roma Roma” era stata registrata poche settimane prima negli studi romani della Rca in via Sant’Alessandro. Secondo quanto avrebbe raccontato successivamente Giampiero Scalamogna, in arte Gepy, autore principale del brano poi affidato alla voce di Venditti (tra gli autori anche Sergio Bardotti e Franco Latini), il pezzo nacque nel 1974 in risposta a quella “(I’m) football crazy” che gli Oliver Onions, di fede laziale, avevano fatto incidere al bomber biancoceleste Giorgio Chinaglia: «Come ho fatto sentire il motivo ad Antonello, accennando “Roma, Roma, Roma”, lui se n’è subito uscito con “Core de sta città”. Gli ho detto: “Se fai tutto il pezzo così, stamo a cavallo”. E invece, dopo due mesi che non arrivava, ci siamo messi lì, io e Sergio Bardotti, e il testo alla fine è uscito fuori. - avrebbe poi ricordato Scalamogna in un’intervista a Il Romanista - Qualche giorno dopo andai a casa di Sergio, una villa dalle parti di Mentana. C’era anche Franco Latini, che era un romanista accanito. Finimmo giusto allora la canzone, mettendoci a cantarla tutti insieme. E Franco, che però non aveva dato nessun particolare contributo al testo, ci disse, al termine di quelle due ore passate lì con noi: “Ammazza oh, quant’è bella sta canzone! Sentite, siccome so’ romanista e la Roma la amo più di qualsiasi altra cosa, me la fate firma' pure a me?”. Gli dissi subito di sì, per l’amicizia che ci legava e anche perché non faceva grande differenza la distribuzione dei diritti. Ed è così che sul disco compare un quartetto di nomi: Bardotti, Latini, Venditti e Scalamogna».

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Le polemiche

Venditti ha incluso il brano negli album dal vivo “Circo Massimo” del 1983 e “Circo Massimo 2001”, registrazioni dei concerti con i quali celebrò insieme ai tifosi giallorossi nell’antico stadio romano le vittorie degli scudetti di quelle annate, oltre che nelle raccolte “Diamanti” del 2006 e “TuttoVenditti” del 2012: «Devo dire che se ci sono canzoni che possono fare a meno del proprio autore sono proprio queste: “Roma, Roma” e “Grazie Roma” si possono cantare liberamente. La cosa straordinaria è che quando parte l'inno, Roma Roma, io non ci sono. Non esisto. Sono anonimo perché la cantano i tifosi giallorossi». Nella storia del rapporto tra Antonello Venditti, “Roma Roma” e l’As Roma non sono mancate controversie. Nel 2013, in un momento critico della storia del club dal punto di vista della gestione societaria, in un’intervista Venditti disse: «Sinceramente l’inno della Roma mi piacerebbe se lo togliessero, perché non lo trovo più identificativo della squadra che conoscevo io». Successivamente il cantautore chiarì che la sua era «solo una forte provocazione per spronare il presidente e i dirigenti a riportare l’AS Roma alla nostra cultura, rendendola più simile alla nostra grande storia di tifo calcistico, di sportività e di amore».


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