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Perché non bisogna perdersi i Cardinals dal vivo in Italia

09.07.2026 Scritto da Claudio Cabona

Cinque occasioni per scoprire dal vivo una delle band più interessanti emerse dalla nuova scena irlandese. I Cardinals saranno infatti in Italia per una serie di concerti che li porteranno il 10 luglio all'Hana-Bi di Marina di Ravenna, l'11 luglio al Lars Rock Fest di Chiusi, il 12 luglio alla Velostazione Urbica di Pesaro, il 14 luglio al Largo Venue di Roma e il 9 agosto al Mojotic Festival di Sestri Levante, in Liguria. Un tour che arriva nel momento ideale: la pubblicazione del loro album d'esordio, "Masquerade", conferma infatti tutte le aspettative nate attorno al quintetto di Cork. Formati dai fratelli Euan e Finn Manning, dal cugino Darragh Manning e dagli amici Oskar Gudinovic e Aaron Hurley, i Cardinals sono stati spesso accostati ai Fontaines D.C. e ai The Murder Capital.

Un paragone inevitabile per provenienza geografica e intensità espressiva, ma "Masquerade" dimostra come la band abbia ormai trovato una voce personale, capace di mescolare folk rock, post-punk, ballate malinconiche e improvvise esplosioni emotive. "Questo disco rappresenta una progressione naturale", racconta il cantante Euan Manning. "I primi anni sembravano quelli di una band che stava ancora cercando se stessa e sperimentava tante direzioni diverse. L'album, invece, è più coeso e molto più sicuro di sé." Ed è proprio questa sicurezza a rendere "Masquerade" un debutto sorprendente. Le canzoni oscillano continuamente tra luce e oscurità, delicatezza e urgenza, passando dalla tensione quasi violenta di pezzi come "Anhedonia", "Barbed Wire" e "The Burning of Cork" a momenti di estrema vulnerabilità.

Lo stesso Euan definisce questi brani "ballate morbide trascinate nell'urgenza da una necessità quasi dettata dal panico", una definizione che descrive perfettamente il continuo equilibrio tra bellezza e inquietudine che attraversa tutto il disco. 
Anche la struttura dell'album segue questa filosofia. Pensato come un vinile, con un lato A e un lato B ben distinti, "Masquerade" cambia progressivamente pelle. "Mi è sempre piaciuto quando un disco riesce ad avere questo tipo di contrasto", spiega Euan. "A volte sembra che un artista debba trovare una formula che funziono e ripeterla per tutto il progetto. Ma esplorare stati emotivi differenti è qualcosa di profondamente umano. Era proprio questo che ci interessava fare". 

Una parte fondamentale dell'identità del disco nasce anche dal modo in cui è stato registrato. Ai RAK Studios di Londra la band ha scelto di incidere senza click track, preservando tutte quelle piccole imperfezioni che rendono viva una performance. Emblematico il caso di "As I Breathe", registrata nella tromba delle scale dello studio. "All'inizio era stranissimo", ricorda Euan. "Gli impiegati degli uffici passavano davanti a me mentre cantavo con tutta l'attrezzatura montata. Poi, però, ti lasci andare. La vulnerabilità di quella registrazione è nata davvero in tempo reale".

Anche i testi rifuggono ogni lettura troppo letterale. Euan rifiuta l'idea che ogni canzone debba essere autobiografica: "Vorrei che la mia vita fosse interessante o romantica quanto certe canzoni fanno pensare. Ma molte sono semplicemente delle storie". Tra i temi ricorrenti emergono i riferimenti religiosi, più culturali che spirituali, figli di un'Irlanda profondamente cambiata negli ultimi decenni, e un legame inevitabile con Cork, città che riaffiora nelle immagini urbane di "Barbed Wire" e nella potente "The Burning of Cork", riflessione sulla violenza che continua a ripetersi nella storia
Dal vivo, tutta questa intensità trova probabilmente la sua forma migliore. I pezzi dei Cardinals alternano esplosioni rumorose e passaggi delicati, mantenendo sempre una forte componente emotiva. Se i Fontaines D.C. hanno aperto una nuova stagione del rock irlandese, i Cardinals sembrano avere tutte le carte in regola per diventarne uno dei prossimi protagonisti.


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