Il recente “rilancio” del nome, del catalogo e dell’eredità Wings (compilation e libro da poco usciti, più un documentario in arrivo a febbraio 2026) – dovuto anche a ragioni di anagrafe del pubblico, visto che ormai una fetta sempre più consistente dei fan di Paul McCartney non ha esperienza diretta dei Beatles – ripropone anche il tema di una “dicotomia” tra le due band di cui Macca ha fatto parte. Se da un lato è innegabile che il gruppo fondato da Paul nell’estate del 1971 nasce in qualche modo sulle ceneri dei Fab Four (vista la necessità per McCartney di fare musica a trecentosessanta gradi e dunque tornare ad esibirsi dal vivo), e che il repertorio degli anni Sessanta è tenuto “a distanza” nei primi anni, c’è un “falso storico” che val la pena essere smentito, frutto di qualche semplificazione di troppo, sulla scia del tempo che passa. È un falso che ha radici lontane, ormai.
Spesso, infatti, nelle interviste concesse alla stampa dopo il suo grande ritorno sulle scene con il World Tour 1989-90, McCartney ha fatto riferimento al fatto che finalmente tornava a cantare le canzoni dei Beatles dopo averle lasciate da parte per decenni. Parlando degli Wings, ha spesso messo l’accento sull’assenza dei brani del suo ex-gruppo nel repertorio dal vivo. Sottotitolo: era un passato ingombrante, solo ora è arrivato il momento di riappropriarsene.
Se è vero che, mediaticamente, quel grande tour mondiale della fine degli anni Ottanta segnava un passaggio importante nell’immaginario collettivo, Paul non aveva mai smesso di amare i Beatles e di proporre, anche se in dosi meno massicce rispetto ai concerti cui ci ha abituato da trentacinque anni a questa parte, il loro repertorio.
Se i due tour degli Wings del 1972 non vedono la presenza di brani dei Beatles nella setlist (“Capisco che la gente li vorrebbe ascoltare, ma tutto quel parlare al passato a me sembra un necrologio”, disse McCartney all’epoca), le prime testimonianze di Paul che rifà i Beatles sono abbastanza precoci, e risalgono alla primavera 1973. In occasione dello spettacolo TV James Paul McCartney, Paul inserisce “Blackbird” e “Michelle” all’interno di un medley acustico, e ripropone “Yesterday”. Nelle prove gli Wings suonano anche “The Long and Winding Road”, esclusa però dalla versione finale dello show.
Il tour mondiale 1975-76, con McCartney e gli Wings sul tetto del mondo in quel momento in quanto a successi di classifiche, vede la presenza di cinque brani dei Beatles (“Lady Madonna”, “The Long and Winding Road”, “I’ve Just Seen a Face”, “Blackbird” e “Yesterday”), posizionati strategicamente. Quattro sono invece i riferimenti ai Fab Four nella scaletta del Wings’ British Tour 1979, ma con l’importante novità che uno di questi (“Got to Get You Into My Life”) è addirittura il brano di apertura. Gli altri tre pezzi sono “Let It Be”, “The Fool on the Hill” e “Yesterday”.
La scomparsa di Lennon nel dicembre 1980 fa segnare un cambio di passo. Da quel momento, Paul inserisce anche nelle interviste a sostegno dei suoi dischi numerosi riferimenti al passato glorioso e al suo rapporto con John, forte anche della rinnovata collaborazione con George Martin – produttore di ben tre album tra il 1982 e il 1984 – e del tributo all’amico scomparso, “Here Today”, che appare su “Tug of War”, con un arrangiamento per quartetto d’archi che riprende il celebre esempio di “Yesterday”.
Un momento fondamentale – e forse oggi dimenticato – di questo cammino arriva nel 1984. Il lungometraggio “Give My Regards to Broad Street” e la relativa colonna sonora danno a Paul l’occasione di mostrare al grande pubblico – a pochi anni dalla morte di John, e in un momento in cui la critica sembrava averlo relegato in un angolo della storia, anche beatlesiana – che quell’eredità andava non solo custodita ma anche valorizzata. I brani dei Beatles proposti nel film rappresentano la maggioranza del repertorio: ci sono “Yesterday”, “Here, There and Everywhere”, “Good Day Sunshine”, “For No One”, “Eleanor Rigby” e “The Long and Winding Road”. Altri, come “The Fool on the Hill” e “Hey Jude” vengono presi in considerazione, ma si scontrano con l’opposizione di Ringo, che vuole evitare eventuali confronti sulle sue prestazioni di batteria.
L’estate del 1985 vede un altro episodio degno di nota. Il 13 luglio di quell’anno, è proprio McCartney a chiudere l’evento del Live Aid allo stadio di Wembley a Londra. La sua scelta cade su “Let It Be”, eseguita da solo al pianoforte; una performance che, seppur afflitta dal mancato funzionamento del microfono di Paul lungo il primo minuto, è capace di suscitare entusiasmo ed emozione. Soprattutto, testimonia il fatto che la musica dei Beatles è vivissima e che McCartney ne rappresenta l’essenza.
Dietro le quinte, intanto (e forse anche per questo Paul spinge sull’acceleratore) si sta consumando l’inimmaginabile. L’annuncio che Michael Jackson ha acquistato il catalogo della ATV (che comprende la Northern Songs, detentrice di tutti i brani dei Beatles a firma Lennon-McCartney, ad eccezione di una manciata) è del 10 agosto 1985, ma le trattative erano in corso almeno dall’autunno 1984. Paul, nonostante un diritto di prelazione morale, decide che il catalogo è troppo costoso e attende. Jackson invece – forte proprio del consiglio datogli da McCartney qualche anno prima sull’opportunità di investire nel campo dei diritti musicali e di una notevole liquidità, dopo le vendite impressionanti del suo album “Off the Wall” – si fa avanti e se lo aggiudica per la clamorosa cifra di quarantasette milioni e mezzo di dollari.
A quel punto, per McCartney si tratta non più (e non solo) di difendere un’eredità artistica ma anche un patrimonio senza eguali nel mondo della musica. Il 20 giugno 1986, quando McCartney torna sul palco a Londra in occasione del concerto di beneficenza Prince’s Trust, stavolta si fa accompagnare da un supergruppo di stelle e dà il massimo, con tre brani (“Long Tall Sally”, “I Saw Her Standing There” e “Get Back”) tutti dal repertorio dei Beatles, di cui due “marchiati” Lennon-McCartney.
E ancora: il 27 novembre 1987, in piena promozione per il singolo “Once Upon a Long Ago” e la raccolta All the Best!, McCartney si esibisce dal vivo alla trasmissione TV The Last Resort. Il repertorio non comprende materiale solista (!) ma solo cover di vecchi classici e di nuovo “I Saw Her Standing There”.
Per McCartney, dunque, non si è mai trattato di evitare davvero il contatto con i Beatles, quanto piuttosto di porli sullo sfondo considerandoli da una prospettiva che li facesse apparire ancor più grandi. Una gestione ineccepibile, che ha evitato a Paul di rimanere imprigionato in un passato il cui valore e la cui importanza sono rimasti sempre nel cuore.
Luca Perasi
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