Era il 19 febbraio del 1971 quando uscì il primo 45 giri da solista di Paul McCartney, “Another day” / “Oh woman oh why” (dal primo album da solista, “McCartney”, uscito l'anno prima, non erano stati tratti 45 giri).
Ho parlato della carriera dell’ex Beatle con il grande esperto Luca Perasi, autore di numerosi libri sulla vita e la discografia di McCartney. In coda alla conversazione, le schede delle due canzoni, tratte dal recente libro di Perasi dedicato all’album “RAM”.
Prima parte:
Seconda parte:
Another Day
“Another Day” era un’altra canzone che risaliva alle sedute di Get Back del 1969. McCartney l’aveva eseguita in due occasioni, una volta al pianoforte (9 gennaio, Twickenham Studios: un estratto di questa esecuzione è presente in Get Back, la miniserie televisiva in tre parti curata da Peter Jackson e trasmessa su Disney+ nel 2021) e un’altra volta alla chitarra acustica (25 gennaio, Apple Studios): si tratta di esecuzioni accennate, ma si intuiscono le parole delle prime due strofe, le medesime presenti nella versione definitiva.
È proprio questo brano a inaugurare le sessions che avrebbero dato vita all’album RAM e non per caso: evidentemente McCartney ci teneva in modo particolare, e la canzone è la prima affrontata ai Columbia Studios il 12 ottobre 1970. La formazione si schiera con McCartney alla chitarra acustica e alla voce guida, Dave Spinozza alla chitarra acustica e Denny Seiwell alla batteria
“Another Day” viene rifinita con parecchie sovraincisioni sia ai Columbia sia agli A&R Studios, con una seduta dedicata alle voci che ha luogo il 21 gennaio 1971.
L’arrangiamento è ricco e valorizza la natura acustica del brano: si ascoltano un basso pieno di spunti melodici a opera dello stesso McCartney e diverse parti di chitarra elettrica (Spinozza e McCartney). La canzone propone inoltre per la prima volta le armonizzazioni vocali tra Paul e Linda, introducendo il caratteristico stile della coppia.
Dal punto di vista lirico “Another Day” è un brano dal taglio intimistico e tratta il tema dell’alienazione sociale. La storia traccia il ritratto e la giornata-tipo di una ragazza della middle class, e rivela tutte le capacità di introspezione psicologica di McCartney, che attinge al tema della solitudine da lui già esplorato: nel suo celebre libro The Beatles Apart (1981) il critico Bob Woffinden la definirà “una giusta osservazione della vita domestica, una canzone nella nobile tradizione di ‘Eleanor Rigby’, su una donna solitaria.”
I temi della vita quotidiana, della routine e di un’esistenza “normale” esercitano un fascino unico sul suo autore. “‘Another Day’ è un brano sulle cose di tutti i giorni,” ha spiegato Paul, “la gente che si sveglia, si spazzola i capelli, si lava, va in ufficio, beve un caffè, si smazza un sacco di documenti e se ne torna a casa, ed è solo un altro giorno... il senso della canzone è tutto qui.”
Le liriche sono incentrate sulla ripetitività dei gesti quotidiani e sulla noia di un’occupazione poco gratificante, in un ufficio “dove le carte si accumulano” senza sosta. McCartney analizza il senso di stanchezza e l’esistenza piena di tristezza della protagonista (avvertita, peraltro, solo “a volte”, una precisazione che accentua la drammaticità della sua condizione), la quale anche dal punto di vista sentimentale vive senza certezze, alle prese con un uomo che non le è accanto in modo stabile.
Oh Woman, Oh Why?
La capacità di McCartney nell’attraversare generi musicali molto diversi tra loro, impiegando disinvoltamente stili vocali agli estremi trova un ulteriore esempio nell’impetuosa “Oh Woman, Oh Why?”, posizionata sul retro del singolo di “Another Day”.
Qui Paul si esibisce infatti in una veste ben più aggressiva rispetto alla quasi sussurrata narrazione del lato A. Incisa il 3 novembre 1970 ai Columbia Studios, “Oh Woman, Oh Why?” è un brano nello stile ruvido di “I’ve Got a Feeling”, prodotto in modo minimale.
Il sound tosto della traccia si deve anche alla particolare qualità dell’incisione della batteria. “Per ottenere il suono della batteria abbiamo coperto i tamburi con alcuni strofinacci, come faceva Ringo,” ha spiegato Seiwell.
Anche dal punto di vista lirico, la canzone si discosta non poco dall’empatica descrizione della protagonista di “Another Day” e non è un caso che Paul l’abbia scelta come lato B di questo 4 giri, quasi a fornire una cornice tematica, dedicata alla donna vista da angolature diverse, empatica la prima, indispettita la seconda.
La storia infatti ha un tono torbido e racconta di un uomo che si chiede cosa abbia fatto per meritarsi il fatto che lei si sia procurata una pistola e (probabilmente) di essere ucciso dalla propria amante. I colpi di pistola simboleggiano con ogni probabilità questo evento, con il verso finale “What have you done”, che sembra l’esclamazione dell’uomo prima di esalare l’ultimo respiro.
Testi tratti da “Paul & Linda McCartney – RAM, c’è vita dopo i Beatles” di Luca Perasi
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