Il 3 dicembre, una data che per decenni era sembrata quasi indistruttibile nel calendario del rock, oggi segna un compleanno da ricordare, più che da festeggiare. Eppure, quando si parla di Ozzy Osbourne, sembra esserci sempre qualcosa da celebrare. Il "Padrino delle Tenebre", scomparso lo scorso 5 luglio, avrebbe compiuto oggi 77 anni, e il modo più autentico per evocarlo è tornare al suo umorismo scandito dall’accento di Birmingham. Per esempio, mentre Ozzy si apprestava a spegnere un numero tondo di candeline e si trovava impegnato nella serie di show "No more tours II", il quotidiano britannico "The Sun" pubblicò l'8 giugno 2018 un botta e risposta costruito per giocare sul tema del suo settantesimo compleanno imminente. La tournée, che riportava l'ex Black Sabbath sui palchi europei con una regolarità che sembrava voler sfidare le prime avvisaglie di fragilità fisica, lo avrebbe visto al Download Festival il 10 giugno successivo e poi - tra le altre date - il 17 giugno a Firenze, in quella che si rivelò il suo ultimo concerto italiano di sempre. Invitato dalla testata inglese a immaginare come avrebbe affrontato il traguardo dei 70 anni, Osbourne rispose con lo spirito che smontava sempre qualsiasi enfasi:
Era una battuta, ma anche la sintesi di un’idea di musica nata dall'ammirazione mai nascosta verso i gruppi che lo avevano preceduto e ispirato, dagli adorati Beatles agli Stones che rappresentarono per lui un modello.
Quella del 2018 fu la stagione dell’ultimo vero tour della sua vita. “No more tours II”, iniziato come un ironico seguito al primo finto ritiro del 1992, sarebbe dovuto proseguire fino al 2020, ma il susseguirsi di rinvii, prima per il Covid e poi per una lunga sequenza di ricoveri, interventi e complicazioni, trasformò inconsapevolmente il concerto del 31 dicembre 2018 nell’ultima tappa compiuta di un percorso live che per decenni era stato la sua casa naturale. Tutto ciò che venne dopo fu un epilogo spezzato. Dall’apparizione fulminea all’apertura dei Commonwealth Games di Birmingham nell’agosto 2022, la breve performance all’NFL Kickoff poche settimane più tardi, e l’evento “Back to the Beginning” con il suo ultimo show solista e il concerto finale con i Black Sabbath il 5 luglio 2025, per Ozzy si è trattato di un'esigenza, ma anche di un dovere verso i fan, oltre che a una celebrazione trionfale di carriera.
Aperta da quella battuta sui Rolling Stones, l’intervista al “The Sun” di sette anni fa racchiudeva un punto fermo per Osbourne, che più volte aveva ribadito: “La mia carriera finirà solo quando inchioderanno il coperchio della bara”. Alla scomparsa di Ozzy, avvenuta poche settimane dopo il suo ultimo evento, anche Josh Homme dei Queens of The Stone Age sottolineò una certa coincidenza poetica: "Credo sia stata una conclusione poetica di una carriera dalla quale non riuscivi a distogliere occhi e orecchie. Voglio dire, potrei guardare Ozzy fare qualsiasi cosa. Beh, quasi qualsiasi cosa. Ma, sai, anche se stesse spremendo un’arancia penserei: ‘Dobbiamo guardare fino alle fine. Sta per arrivare qualcosa che va oltre il succo’. Non so se mi spiego. Penso davvero che sia un classico. Credo che la sua scomparsa sia stata poetica, e provo dolore per la famiglia, perché è una perdita enorme. Ma credo anche che vedano la poesia in questo. Sai, penso che anche la morte di David Bowie lo sia stata: due modi poetici di andarsene”.
Ozzy è stato, e continua a essere, celebrato da un pubblico transgenerazionale, anche dai molti che si sono affezionati a lui per aver incarnato la sregolatezza della vita da rockstar, riuscendo comunque a sopravvivere a lungo ai suoi eccessi, e per essere diventato un icona grazie al reality “The Osbournes”, fenomeno culturale che nei primi anni Duemila lo trasformò nella figura televisiva più improbabile e discussa del panorama pop. Senza contare gli aneddoti e le storie che si sono moltiplicate negli anni e che ogni artista o personaggio famoso continua a raccontare su Ozzy, dall’iconico pipistrello morso sul palco, alle formiche sniffate e al cavallo con cui il musicista parlò per ore mentre era sotto effetto di acidi. La vita di Ozzy Osbourne si è così trasformata in mitologia, ancora prima della sua scomparsa.
Seppur non abbia mai smesso di attirare attenzione, curiosità e affetto grazie alla sua immagine, Osbourne era comunque consapevole di essere diventato anche il simbolo di un genere musicale, prima con i Black Sabbath e poi da solista, senza aver mai smesso di sentirsi, almeno in parte, un ragazzo di Birmingham innamorato dei Beatles. Dal primo ascolto folgorante di “She loves you” del quartetto di Liverpool, grazie al quale da giovane scelse il sogno da perseguire, l’esistenza di Ozzy è stata un racconto di deviazioni, incidenti, cadute e risalite, che ha preso forma tra tour interminabili, nei salotti televisivi della sua casa californiana e infine negli ultimi faticosi ritorni sul palco. Da qualsiasi prospettiva si guardi, il “Principe delle Tenebre” lascia un’eredità composta da decenni di suoni, immagini, simboli e contraddizioni, ma soprattutto dalla capacità di ridere di sé anche nel momento in cui la storia lo aveva già consegnato all’eternità.
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