Dal libro "Note di Natale" di Davide Pezzi (con prefazione di Arturo Stàlteri) edito da VoloLibero pubblichiamo alcune canzoni delle 95 trattate dall'autore nelle 300 pagine del volume; abbiamo cercato di scegliere le meno "prevedibili".
È una notte d’inverno del 1328, manca poco a Natale, ma per il frate domenicano Heinrich Suso è un’altra notte di mortificazioni, di sofferenze autoinflitte per avvicinarsi alla sofferenza di Cristo. Questa notte il monaco ha una visione, in cui si unisce agli angeli che danzano e cantano. «Ora, questo stesso angelo si avvicinò in modo vivace al Servo [Suso], e disse che Dio lo aveva mandato da lui per portargli le gioie celesti in mezzo alle sue sofferenze; aggiunse che doveva eliminare tutti i dolori
dalla sua mente e unirsi a loro, e che doveva anche danzare con loro in modo celestiale. Allora trascinarono il Servo per mano nella danza e i giovani iniziarono un canto gioioso su Gesù Bambino, che recita così: “In dulci jubilo”, ecc.».Queste parole appartengono alla biografia (o forse autobiografia) di Heinrich Suso (o Seuse), mistico tedesco e monaco domenicano, venerato come santo già in vita e beatificato nel 1831 da Papa Gregorio XVI. Molto letto nel tardo Medioevo, ha lasciato diversi scritti – anche se non tutti di attribuzione certa – tra cui il testo in maccheronico – cioè un misto di latino
e tedesco – dell’inno "In dulci jubilo". La melodia di questo canto compare per la prima volta intorno al 1400 in un
manoscritto della Biblioteca dell’Università di Lipsia, anche se si ritiene che alcune versioni potrebbero risalire anche a prima del 1328, la data in cui – secondo il suo stesso racconto, forse un po’ agiografico – la canzone sarebbe stata dettata a Suso dagli angeli. La prima pubblicazione a stampa di "In dulci jubilo" risale al 1533, quando viene inclusa nella raccolta di inni luterana "Geistliche lieder" di Joseph Klug; appare anche nel "Gesangbuch" di Michael Vehe, pubblicato a Lipsia nel 1537,
e nel 1545 nel "Geistliche Lieder" di Valentin Babst, con un versetto aggiunto scritto probabilmente da Martin Lutero. La melodia era comunque popolare anche altrove in Europa e appare in una versione svedese/latina nella raccolta di canti medievali sacri e profani "Piae Cantiones", pubblicata in Finlandia nel 1582.Nel corso dei secoli la melodia di "In dulci jubilo" avrà una grande influenza sulla musica di tanti importanti compositori classici: appare in diverse raccolte di Michael Praetorius, Johann Sebastian Bach realizzerà un arrangiamento della melodia nei suoi Preludi corali per organo, e lo stesso farà Dieterich Buxtehude, mentre Franz Liszt includerà il canto nella sua suite per pianoforte "Weihnachtsbaum", e Gustav Holst nella sua fantasia corale "Christmas Day" del 1910.
La prima traduzione inglese appare forse già nel 1540, ma per una versione che mantenga la struttura maccheronica – con la sostituzione del tedesco con l’inglese – occorre aspettare il 1837, quando il compositore inglese Robert Lucas de Pearsall ne realizza un arrangiamento polifonico per otto voci, successivamente adattato per quattro voci da William Joseph
Westbrook, che diventerà la versione più comunemente eseguita. Verranno proposte nel corso del tempo altre versioni in inglese, ma sono piuttosto criticate perché non rispettano l’alternanza originale tedesco/latino. L’amore e il rispetto di Pearsall per questo canto si ritrovano in una annotazione che accompagna la pubblicazione della sua traduzione: «Le parole sono
piuttosto notevoli, essendo scritte metà in latino e metà nel dialetto tedesco superiore. Le ho tradotte per adattarle alla musica e ho cercato di preservare, per quanto ho potuto, la semplicità dell’originale. Della melodia non si può avere che una opinione; vale a dire, quella che, nonostante l’animosità religiosa, le assicurò per molti secoli l’approvazione dei cattolici, dei riformatori protestanti e quella del popolo tedesco».Nel 1976 Mike Oldfield raggiunge la quarta posizione della classifica inglese dei singoli con un arrangiamento strumentale molto vivace e dal sapore medievale di "In dulci jubilo", in cui ovviamente, come suo solito, suona tutti gli strumenti.
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