News

Note di Natale: "Go tell it on the mountain"

25.12.2025 Scritto da Davide Pezzi

Le montagne compaiono continuamente nella Bibbia. Possono essere luoghi in cui Dio interagisce con le persone, come il Monte Sinai dove Dio consegna a Mosè i comandamenti, o dove qualcuno con «mani innocenti e cuore puro» può incontrarLo, o dove pochi eletti discepoli possono vedere la trasfigurazione di Gesù. Oppure la gente può gridare di gioia dalle cime delle montagne. E una montagna può essere anche semplicemente un luogo da cui parlare, l’esempio più famoso è quello del 
Discorso della Montagna: «Gesù, vedendo le folle, salì sulla montagna e si mise a sedere. I suoi discepoli si avvicinarono a lui ed egli cominciò a insegnare loro» (Matteo 5,1-7,29). È quindi del tutto normale che in questo famosissimo spiritual si supponga che la notizia della nascita di Gesù sia diffusa dalle cime delle montagne e dalle colline.

Come per la maggior parte degli spiritual non sappiamo chi sia l’autore, né chi cantò per primo "Go, Tell It on the Mountain", probabilmente si trattava di uno schiavo afroamericano. I canti di lode con botta e risposta che provenivano da questa terribile 
fase della storia americana erano diffusi oralmente, da una piantagione e da una fattoria all’altra. 

Per la storia di "Go, Tell It on the Mountain" dobbiamo risalire al 1871, a Nasvhille, nel Tennessee, oggi “capitale” della musica country. La guerra civile è finita da sei anni, e a Nashville, subito dopo la fine del conflitto, è stata fondata dall’American Missionary Association la Fisk University, un college per ragazzi di colore, ma ora l’istituto si trova in gravi difficoltà 
finanziarie. Per evitare la bancarotta e la chiusura della scuola, il tesoriere e direttore musicale dell’Università, George Leonard White, un missionario bianco del Nord, riunisce un coro di nove studenti – composto da quattro uomini e cinque donne – per andare in tour e raccogliere soldi per salvare la Fisk University. Il 6 ottobre 1871 il gruppo di studenti, cui si aggiunge un pianista, sotto la direzione di White inizia un tour negli Stati Uniti che durerà per 18 mesi. Le prime esibizioni sono duramente criticate dalla stampa e dal pubblico: per le persone di colore, nonostante la fine della schiavitù, le cose in effetti non sono migliorate di molto. «Le nostre forze stavano venendo meno a causa dei maltrattamenti negli hotel, nelle ferrovie, dei concerti poco frequentati e del ridicolo" – ha ricordato una delle cantanti, Maggie Porter – "Ci sono state molte volte in cui non avevamo un posto dove dormire o qualcosa da mangiare. Il signor White usciva e ci portava dei panini e cercava di trovare un posto che ci ospitasse.»

Per cercare di attirare l’attenzione del pubblico, i ragazzi accolgono l’invito di White di trovare per il coro un nome appropriato. In memoria del Giubileo descritto nel libro del Levitico nella Bibbia, in cui ogni cinquantesima Pentecoste è seguita da un «anno giubilare», in cui tutti gli schiavi sarebbero stati liberati, il gruppo assume il nome di Jubilee Singers, anche perché la 
maggior parte degli studenti della Fisk University e le loro famiglie erano schiavi appena liberati. Anche il repertorio dei concerti cambia man mano che il tour procede; inizialmente, infatti, i ragazzi sono riluttanti a cantare le canzoni degli schiavi. «Erano associate alla schiavitù e al passato oscuro e rappresentavano le cose da dimenticare" – ha raccontato una delle cantanti del coro, Ella Sheppard – "Inoltre erano sacre per i nostri genitori, che le usavano nei loro culti religiosi. Fu solo dopo molti mesi che gradatamente i nostri cuori si aprirono e cominciammo ad apprezzare la meravigliosa bellezza e il potere delle nostre canzoni.»

Il cambiamento avviene tre giorni prima di Natale: il coro è a corto di fondi e scoraggiato, quando il più famoso predicatore dell’epoca, Henry Ward Beecher, lo invita nella sua chiesa. Cominciano a cantare le canzoni dei loro cuori, gli spiritual che avevano imparato dai loro genitori durante i giorni della schiavitù. E la ricca congregazione risponde entusiasta e commossa con lacrime… e donazioni. Ai Fisk Jubilee Singers viene attribuita la prima divulgazione della tradizione spirituale nera tra il pubblico bianco e settentrionale, che alla fine del XIX secolo non era a conoscenza della sua esistenza. Furono determinanti nel preservare questa tradizione musicale americana, conosciuta oggi come Negro Spirituals (termine che oggi può sembrare offensivo in Italia ma che è comunemente usato in tutti i siti ufficiali dedicati agli spiritual e alla musica gospel) e hanno infranto le barriere razziali negli Stati Uniti e all’estero alla fine del XIX secolo. Dopo un inizio difficile, il tour raggiunge il suo 
apice quando il gruppo viene invitato a esibirsi per il presidente Ulysses S. Grant alla Casa Bianca nel marzo del 1872, e quando torneranno a Nashville avranno raccolto i 20.000 dollari necessari per salvare la loro università.

I Fisk Jubilee Singers continueranno a esibirsi anche in seguito, faranno degli applauditi tour in Inghilterra esibendosi nel 1873 davanti alla Regina Vittoria, e – pensate – esistono ancora oggi!I loro concerti sono la prima occasione in cui la maggior parte degli americani ascolta "Go, Tell It on the Mountain", che diviene presto uno dei preferiti del pubblico. La prima pubblicazione conosciuta della canzone è attribuita a John Wesley Work, Jr., che la include nel 1901 nella raccolta "New Jubilee Songs as Sung by the Fisk Jubilee Singers". Work è davvero un personaggio interessante: nasce nel 1872, quindi non molto tempo dopo la fine della Guerra Civile, e suo padre era un ex schiavo che divenne direttore del coro di una chiesa a Nashville. Work frequenta la Fisk University e consegue un Master in latino alla Harvard University, dopodiché torna a Nashville e insegna latino, greco e storia nello stesso istituto in cui si era laureato. Ma la sua vera passione è la musica: si dedica con passione a ricercare e trascrivere i testi di molti spiritual, cosa alquanto difficile in quanto questi canti venivano tramandati oralmente. Work scrive solo il testo di "Go, Tell It on the Mountain", poiché la melodia è sicuramente tradizionale. Nel 1899 diventa direttore dei Fisk Jubilee Singers, in cui già canta come tenore, compito che svolgerà fino al 1923.

La canzone passerà attraverso diverse revisioni e aggiustamenti nel corso degli anni, prima di arrivare alla forma che conosciamo oggi, fino a diventare uno dei principali contributi afroamericani al racconto della storia di Natale, una canzone che oggi viene cantata in tutto il mondo. La prima incisione accreditata è quella del 1942 di Dorothy Mainor, un soprano di 
colore fondatrice della Harlem School of the Arts, dopodiché se ne contano più di 500 registrazioni, tra cui quelle di Mahalia Jackson, Frank Sinatra, Lee Patterson Singers, Dolly Parton e altri, ma una versione degna di nota è quella in chiave folk di Simon & Garfunkel, inserita nel loro primo album "Wednesday Morning, 3 AM", con passione e coinvolgimento, pur essendo 
entrambi ebrei, e benché "Go, Tell It on the Mountain" sia un inno così profondamente cristiano e legato alla nascita di Gesù.

https://images.rockol.it/k3d12nhM64D0LRlkBGBn6dK0SqU=/700x0/smart/rockol-img/img/foto/upload/cop-note-di-natale-170x240.jpg

Disclaimer:

Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.

Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.

Immagini e diritti

Rockol:

  • utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
  • impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
  • accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
  • pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright

Segnalazioni

Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.

Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link

(Articolo originale su Rockol.it)

condividi