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nayt: il coraggio delle donne e i dubbi sono luce nel buio

20.03.2026 Scritto da Claudio Cabona

Non credete a chi dice che “io Individuo” di nayt è solo “un disco sul rapporto tra la società e l’individuo”. In realtà è molto di più. È un album da tredici tracce che parla del coraggio delle donne, che tornano spesso, ed è ricchissimo di domande, che sono il vero fulcro del progetto. In un mondo in cui tutti hanno risposte e opinioni su tutto, nayt parte invece, ancora una volta, dai punti di domanda, dai “Dubbi”, alla Marracash. Va detto: “io Individuo” affronta senz’altro il rapporto tra l’io e la società, e lo fa citando, volontariamente o meno, “La trascendenza dell’ego” di Sartre. Qui l’io non è padrone dominante della realtà, ma si costituisce nel rapporto con ciò che lo circonda, con gli altri. È da qui che parte l’album. È un insieme di canzoni che esplorano il rapporto tra il singolo e il collettivo, o tra il singolo e un altro singolo: insomma tra l’io e qualcos’altro, proprio come nella filosofia sartriana. Ma non c’è solo questo.

È un album di ricerca dove, come racconta “Origini - Interludio”, la donna è centrale. La donna, qui madre, è capace di perdonare perfino un padre che abbandona un figlio. Una bellissima lezione di umanità. I riferimenti alla storia personale di nayt sono evidenti. In questo audio emerge una frase chiave, “mi ha dato te”, che rende possibile anche il perdono dell’abbandono. La donna è anche una presenza salvifica in “Stupido pensierocon Elisa, un pezzo quasi alla Björk, sospeso tra elettronica e sound acustico. Qui diventa voce che tiene insieme la vita, che aiuta a scacciare via uno “stupido pensiero”.

La voce della donna torna anche in “L’astronauta”, brano sullo scollamento dalla collettività, dove un individuo osserva il Pianeta da fuori come fosse nello spazio. Dentro questa distanza entra una voce femminile, il campionamento di Noemi da “Briciole”, che chiarisce: “non c’è più niente, niente, niente che mi leghi a te”. Ancora una volta è la donna a offrire la definizione esatta del sentimento. Il campionamento di Noemi è un’idea di Zef, produttore che ha lasciato un segno rilevante in questo progetto. In generale, la figura femminile attraversa il disco in molte forme: separazione, amore, conoscenza. È una guida con cui dialogare.

La sensibilità di nayt nel raccontarla non è nuova, ma qui trova una conferma piena e diventa una sorta di interessante neo-femminismo. C’è poi “Punto d’incontro”, uno dei brani più belli, che affronta proprio il rapporto con la donna, anche dal punto di vista del maschilismo tossico. L’idea della donna come “conquista” viene destrutturata, senza tralasciare l’importanza del linguaggio. Ed è proprio il linguaggio un altro nodo cruciale del disco.  Per nayt la parola è fondamentale: definisce chi siamo e ha il potere di cambiare le cose. In questo lavoro, infatti, emerge anche il tema della scrittura e delle sue motivazioni. “Scrivendo”, brano d’apertura, dialoga con l’outro finale, “Contraddizioni – Interludio”, che si chiude con le parole “okay riprova”.

È una struttura circolare: non c’è vittoria né sconfitta, né verità né menzogna. C’è l’uomo che vive, che tenta e che si migliora proprio nel riprovare. “Contraddizioni” è un dialogo con un mentore che mette al centro domande, dubbi, tensioni. C’è anche l’eco di una riflessione pasoliniana: l’artista contesta il sistema, ma allo stesso tempo vive grazie a esso e al denaro. E ancora: il disco è disseminato di quesiti esistenziali. In “Forte”, più radiofonica, ne arriva uno diretto: “ma vuoi dirmi chi sei?”. È fame di conoscere l’altro. In “Addio xx” c’è invece la separazione, raccontata con delicatezza, quasi come una carezza su una ferita.

Essere noi” torna alle domande viscerali: “ma che cosa manca? per essere belli, per essere eroi”. Un altro episodio musicalmente legato più a una tradizione cantautorale in cui trova spazio anche il tema dello spaesamento e della solitudine. Brani già noti come “Un uomo” e “Prima che”, quest’ultimo presentato a Sanremo e classificatosi sesto (qui l'intervista), interrogano su cosa significhi oggi essere uomini in una società segnata da violenza e sopraffazione, e cosa siamo prima degli schemi sociali. C’è anche “Ci nasci, ci muori”, con al centro le radici, con un richiamo a “In Italia” di Fabri Fibra. Qui svetta una frase tagliente: “nati dal niente già sotto padrone, cercavo la libertà”. E lo statement: “Il mio successo non dipende dal cantare a Sanremo”.

E poi “Esistere (più di me)”, dove torna il valore del resistere, dell’esserci, del continuare a provarci anche in mezzo alla confusione. Un discorso a parte merita ancora “Scrivendo”: non solo riflessione sulla scrittura, ma anche sull’industria musicale, con un elenco feroce e lucidissimo: “fan, manager, figuranti, hater, rapper falliti, venduti, figli di papà, figli d’arte”. È un pezzo rap avvelenato, quasi “L’avvelenata” di nayt, per citare Guccini. Ma il dito è puntato anche su se stesso, sui propri errori.

Dal punto di vista sonoro, il disco è stratificato, intriso di idee che non assecondano l’algoritmo delle piattaforme: a tratti notturno, a tratti attraversato da squarci di luce, intriso di rap, jazz, cantautorato. È un lavoro che richiede ascolto e dedizione, ma che riesce comunque a parlare anche a chi non vuole scendere troppo in profondità. È un disco a più dimensioni come le svariate letture che si possono dare alle diverse cover che amplificano il senso delle tracce. “io Individuo” è, in definitiva, un album che non offre risposte facili, ma insiste nel porre le domande giuste. Ed è proprio in quel continuo tentativo, in quel “riprova”, che si trova il suo significato più profondo e, forse, anche quello di un certo modo di abitare questa aggrovigliata e ammaccata società.

Tracklist: 
Scrivendo
Esistere (più di me)
L’astronauta
Ci nasci, ci muori
Un uomo
Origini - Interludio
Punto d’incontro
Forte
Stupido pensiero feat. Elisa
Prima che
Addio xx
Essere noi
Contraddizioni - Interludio


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