Myles Kennedy torna a prendere posizione sul ruolo dell’intelligenza artificiale generativa e dei modelli di apprendimento automatico nella creazione musicale. Il frontman degli Alter Bridge ne ha parlato in un’intervista rilasciata a “Trunk Nation With Eddie Trunk”, ribadendo senza mezzi termini il proprio rifiuto di ricorrere all’IA durante la fase di composizione.
«Mi rifiuto categoricamente di usarla come, tra virgolette, “strumento di scrittura”», ha spiegato il musicista, mettendo in discussione l’idea che un sistema capace di analizzare e rielaborare contenuti reperiti online possa diventare un vero e proprio collaboratore creativo. «Quindi aspetta, vai a prendere qualcosa che setaccia l’intero Internet e prende il lavoro di altre persone, e in qualche modo quella roba diventerà qualcosa da cui trarre nutrimento come tuo… L’intelligenza artificiale è diventata il tuo collaboratore?».
Kennedy ha quindi raccontato di aver dedicato le ultime 10 settimane alla scrittura di nuova musica, approfittando di un periodo di pausa. Un’attività che, nelle sue parole, rappresenta il cuore stesso del suo rapporto con la musica: per il cantante e autore, comporre resta un’esperienza più appagante rispetto sia alla dimensione dal vivo sia al lavoro in studio.
«Perché dovrei negarmi la gioia della grande caccia al tesoro? È così che la vedo io», ha affermato. «Stai cercando di risolvere problemi, trovare parti e navigare attraverso tutta questa roba, e quando la trovi, è come trovare l’oro. Non c’è niente di meglio, in termini di pura soddisfazione che ricevi». Da qui la sua scelta di non affidarsi all’intelligenza artificiale per accelerare il processo: «Quindi perché dovrei imbrogliare me stesso usando l’intelligenza artificiale per arrivare a una canzone creata in un pomeriggio? Sono piuttosto vecchia scuola, suppongo».
Una posizione che si lega direttamente al modo in cui Kennedy affronta la composizione, maturato nell'arco di oltre trent’anni di attività. Il suo approccio, ha spiegato, è profondamente istintivo e coinvolgente, ed è proprio questa dimensione personale a definire la sua identità artistica. Nonostante la notorietà raggiunta soprattutto come cantante, Kennedy sottolinea infatti di considerarsi prima di tutto un autore.
«Non è nemmeno paragonabile per me. Ho avuto una carriera davvero fantastica perché posso… immagino di essere conosciuto come cantante e via dicendo, ma in definitiva sono un cantautore», ha dichiarato. Secondo il musicista, è proprio questa capacità di continuare a scrivere e a generare nuove idee ad aver avuto un ruolo centrale nei diversi progetti ai quali ha preso parte: «Penso che sia questo che mi ha aiutato in tutti i progetti in cui sono coinvolto, avere quella cosa, qualunque essa sia, per continuare a creare nuove canzoni».
Le considerazioni di Kennedy arrivano dopo la pubblicazione dell’ottavo album omonimo degli Alter Bridge, uscito a gennaio 2026. Nell’intervista, il musicista ha infine allargato il discorso alle conseguenze più ampie della diffusione di contenuti generati artificialmente, esprimendo preoccupazione per una possibile perdita di autenticità e per il proliferare di materiali sintetici e deepfake. Un fenomeno che, secondo Kennedy, rischia di compromettere la fiducia del pubblico e di alterare la percezione stessa dell’arte contemporanea.
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