“Vent’anni fa scrivevamo quello che sarebbe diventato 'The Black Parade'. All’epoca non avremmo mai potuto immaginare cosa quel disco avrebbe significato per la band. Tutto ciò che sapevamo era di aver creato qualcosa di folle, qualcosa che non vedevamo l’ora di portare nel mondo”. I My Chemical Romance hanno scelto queste parole per riaprire il sipario sul loro terzo album, pubblicato originariamente il 23 ottobre 2006 e tornato al centro della loro storia con un tour celebrativo, una ristampa per il ventesimo anniversario e la prima vera speranza di un nuovo disco dopo anni di silenzi e ritorni.
Quella follia descritta da Gerard Way e soci per celebrare "The Black Parade", vent’anni dopo, non è rimasta un reperto del 2006, tornando a marciare tra giacche militari, eyeliner nero, cravatte rosse, divise da banda funebre e ragazzi diventati adulti senza smettere di riconoscersi in quel teatro della morte, della rabbia e della sopravvivenza. “The Black Parade” arrivò quando i My Chemical Romance erano già usciti dall’underground grazie a “Three Cheers for Sweet Revenge”, ma non erano ancora diventati la band generazionale che sarebbero stati di lì a poco. Con il disco del 2006, Way e compagni scelsero di ingrandire tutto, trasformando il lutto in spettacolo, mentre la fragilità diventava coro da stadio, l’immaginario emo si mescolava con il glam rock, il punk, il cabaret, il classic rock e la rock opera.
Un ragazzo sull’orlo della morte e una parata nell’aldilà
Il concept di “The Black Parade” partiva da un’idea forte e teatrale, raccontando la storia di un giovane uomo malato di cancro, chiamato “The Patient”, che si avvicinava alla morte e attraversava l’aldilà, mentre la fine gli appariva nella forma del suo ricordo d’infanzia più forte, una banda in marcia vista da bambino insieme al padre. "When I was a young boy, my father / Took me into the city to see a marching band", sono i versi che aprono una delle canzoni principali del disco racchiudendone l'idea principale, secondo cui la morte, dunque, non arrivava come un’ombra silenziosa, ma come una processione, un rito, uno spettacolo in uniforme nera.
La band aveva già conosciuto il melodramma con “Three Cheers for Sweet Revenge”, soprattutto con “Helena”, ma questa volta voleva spingersi oltre. L’obiettivo non era soltanto scrivere un altro disco di successo dopo l’esplosione del 2004 e Gerard Way voleva costruire un album narrativo, compatto e ambizioso, qualcosa che potesse stare accanto alle grandi opere rock del passato, da “The Wall” dei Pink Floyd al gigantismo dei Queen anni Settanta, fino alla malinconia monumentale di “Mellon Collie and the Infinite Sadness” degli Smashing Pumpkins.
Il percorso di realizzazione di "The Black Parade" non fu leggero e le sessioni portarono la band alla Paramour Mansion di Los Angeles, una villa diventata parte integrante del racconto dell’album, anche per l’atmosfera cupa e opprimente che i musicisti dissero di aver respirato durante la lavorazione. L’isolamento, la pressione del successo e le tensioni interne pesarono sul gruppo, in particolare su Mikey Way, bassista e fratello di Gerard, che attraversò un periodo difficile segnato da depressione e alcolismo. Dentro quel clima nacquero canzoni che non provavano ad addolcire la paura, ma la trasformavano in forma, gesto e teatro. “The End.” apriva il disco come l’ingresso in una stanza d’ospedale, con il battito di un monitor cardiaco e il senso di una fine ormai vicina. “Dead!” ribaltava subito il tono, affrontando la morte con un’energia quasi sarcastica, tra fiati, chitarre e una teatralità che faceva sembrare il funerale una festa nervosa. “This Is How I Disappear” e “The Sharpest Lives” portavano il racconto dentro l’autodistruzione e gli eccessi, mentre “Welcome to the Black Parade” diventava il centro emotivo e simbolico dell’album, costruita su una nota di pianoforte ormai entrata nella memoria collettiva del rock degli anni Duemila.
La forza del disco stava anche nel suo equilibrio fra tragedia e ironia nera. In “Cancer” la malattia veniva raccontata senza protezione, in una forma essenziale e devastante. In “House of Wolves” il personaggio sembrava precipitare verso l’inferno, ma la band lo faceva con il passo sporco di un brano quasi swingato e feroce. In “Mama” entrava Liza Minnelli nel ruolo di Mother War, mentre la canzone trasformava la guerra, la colpa e la richiesta di perdono in un numero da cabaret macabro. “Teenagers”, pur separata dalla storia principale del Patient, fotografava la paura sociale nei confronti dei giovani, mentre “Famous Last Words” chiudeva l’album spostando il discorso dalla morte alla resistenza. Non era più soltanto una canzone sulla fine, ma una promessa di continuare.
La Black Parade è ancora viva
“The Black Parade” segnò un punto di incontro tra il lato più ruvido e sottoculturale del pop punk e l’ambizione spettacolare del rock classico. Qualche anno prima “American Idiot” dei Green Day aveva già mostrato che il punk rock melodico poteva reggere una struttura da opera rock, e i My Chemical Romance portarono quell’idea in un territorio più gotico, più emotivo e più legato all’immaginario dei fumetti, dell’horror e del teatro.
Il disco uscì in un clima ancora segnato dal post 11 settembre, in cui una generazione di ascoltatori cercava parole, immagini e rumore per dare forma a un senso diffuso di precarietà. I My Chemical Romance non offrirono conforto in modo rassicurante, consegnando piuttosto una lingua comune per sentirsi fuori posto, spaventati, arrabbiati e vivi nello stesso momento. In questo senso “The Black Parade” diventò molto più di un album, diventando un’estetica, un’appartenenza e un rifugio, anche per chi veniva guardato con sospetto dalla cultura dominante. Il successo del disco fu quindi enorme. L’album debuttò al numero due negli Stati Uniti e nel Regno Unito, venne certificato quattro volte platino negli Stati Uniti, in Canada e Oltremanica, e trovò in “Welcome to the Black Parade” il suo inno più riconoscibile. Il singolo arrivò al numero uno nel Regno Unito e nella top ten statunitense, ma il suo peso andò oltre le classifiche trasformandosi in una chiamata a raccolta per chi aveva bisogno di trasformare il dolore in un gesto collettivo.
Il fenomeno ebbe anche un lato controverso., quando la cultura emo venne spesso raccontata in modo distorto e moralistico, soprattutto dalla stampa britannica più sensazionalista, che arrivò ad associare i My Chemical Romance e il loro pubblico a un presunto culto dell’autolesionismo. Al tempo i fan reagirono difendendo la band e il significato di quella musica, ribaltando l’accusa in un gesto di appartenenza, facendo emergere una parte decisiva dell’impatto di “The Black Parade”. Per molti, infatti, l'album non era una celebrazione della morte, ma un modo per attraversarla simbolicamente e restare in piedi. Dopo “The Black Parade”, i My Chemical Romance provarono a cambiare pelle con “Danger Days: The True Lives of the Fabulous Killjoys”, poi si sciolsero nel 2013, lasciando che il loro mito crescesse anche in assenza della band. La reunion annunciata nel 2019 confermò quanto quel legame non si fosse consumato e quando il gruppo tornò dal vivo, non venne accolto un mondo che li aveva dimenticati, ma in un panorama pop e rock che in parte avevano contribuito a definire.
Le celebrazioni per i vent’anni e la promessa di un nuovo album
Per i vent’anni di “The Black Parade”, i My Chemical Romance hanno scelto di celebrare l’album su due piani. Da una parte sul palco, con il tour “Long Live The Black Parade” e l’esecuzione integrale del disco, dall’altra con una ristampa in arrivo il 23 ottobre 2026 per Reprise Records, pensata per raccogliere in un’unica pubblicazione tutto ciò che la band aveva completato durante quelle sessioni.
La nuova edizione di "The Black Parade" include l’album originale e una serie di tracce bonus legate a quell’epoca. Tra queste c’è “Someone Out There Loves You”, brano rimasto per anni nella memoria dei fan con il titolo non ufficiale di “Stay” e mai pubblicato prima in forma ufficiale. Accanto a quel pezzo trovano spazio anche “Heaven Help Us”, “Kill All Your Friends” e “My Way Home Is Through You”, tre B-side già conosciute ma finalmente ricollocate dentro il corpo narrativo di “The Black Parade”. La ristampa comprende inoltre registrazioni dal vivo tratte da un concerto del 2007 in un club da 200 posti a Hoboken, nel New Jersey. La band ha coinvolto nuovamente James Jean, autore dell’artwork originale, chiedendogli di tornare nell’universo visivo del disco e realizzare tre nuove opere dedicate ad alcuni personaggi iconici di quell’epoca. “James è davvero un artista unico nel suo genere, ed è stato fondamentale per il modo in cui questo album è stato presentato al mondo”, ha scritto la band, spiegando di aver voluto rendere omaggio a ciò che i fan hanno permesso al disco di diventare nel tempo.
Sul palco, la celebrazione era decisamente più ampia e vissuta. Allo stadio londinese di Wembley (qui il nostro racconto da Londra), dove i My Chemical Romance hanno tenuto tre concerti, “The Black Parade” è stata trasformata in una produzione teatrale da grande venue, con attori, cantanti lirici, propaganda immaginaria, fuochi, fiamme e una nuova cornice narrativa ambientata nello stato autoritario di Draag. Dopo l’esecuzione integrale dell’album, la band ha poi aperto un secondo set più libero, recuperando brani da altre fasi della propria discografia e mostrando che questa celebrazione non è soltanto un ritorno al 2006. Il tour, passato anche dall’Italia, alla Visarno Arena di Firenze, trovava il senso di quelle serate nella doppia natura dello spettacolo. Nella prima parte dei concerti c'era la ritualità del disco suonato per intero, con il suo immaginario funebre, militare e teatrale. La seconda parte fotografava una band che, fuori dal copione della parata, tornava a misurarsi con il proprio catalogo e con un pubblico cresciuto insieme a lei.
Proprio alla fine della tournée, Gerard Way ha lasciato aperta anche una porta che i fan aspettavano da anni. Durante il concerto conclusivo a San Antonio, rivolgendosi al pubblico dell’Alamodome, il frontman dei MCR ha parlato della possibilità di un nuovo album come di una speranza, non come di un annuncio ufficiale. "Sappiate solo che abbiamo sempre desiderato davvero fare un altro disco, quindi speriamo che la vita ci permetta di farlo”, ha detto Way sul palco:
Se un nuovo lavoro di studio dovesse mai vedere la luce, sarebbe il primo album completo dei My Chemical Romance in sedici anni, ovvero da “Danger Days: The True Lives of the Fabulous Killjoys” del 2010. Dopo la reunion, la band ha pubblicato soltanto il singolo “The Foundations of Decay” nel 2022, concentrandosi soprattutto sui concerti e sulla costruzione del ritorno dal vivo.
Disclaimer:
Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.
Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.
Immagini e diritti
Rockol:
- utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
- impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
- accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
- pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright
Segnalazioni
Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link