«I'm sorry, the old Taylor can't come to the phone right now. Why? Oh, 'cause she's dead». Quando Taylor Swift cantava queste parole, nel 2017, stava parlando di sé. Ma da qualche parte, probabilmente, Miley Cyrus prendeva appunti. Perché se c’è un’artista a cui quella frase sembra scritta addosso è proprio lei. Abbiamo perso il conto delle volte in cui Miley è morta e rinata. Artisticamente, si intende. Era il 2013 quando l’ex stellina Disney chiudeva ufficialmente in soffitta il personaggio, fin troppo limitante e ingombrante, di Hannah Montana, reinventandosi. Da allora la carriera della cantautrice statunitense è stata un ottovolante. La svolta County di “Younger now” del 2017, quella rock di “Plastic hearts” del 2020, la consacrazione con “Flowers” nel 2023 e l’autosabotaggio del 2025 con “Something Beautiful”. Una, nessuna, centomila Miley. Ora Cyrus riparte da “Bass persuades”. Il disco inaugura una nuova era della sua storia. E questa volta la parola «era» non è soltanto marketing. “Bass persuades” apre davvero una nuova fase della carriera dell’ex Hannah Montana. Terminato il contratto con Columbia, Miley è entrata nel roster di Warner. L'annuncio è arrivato appena un mese fa e nessuno si sarebbe aspettato di ritrovarsi così presto davanti a un nuovo album. Invece eccolo qui.
Il concept? Uhm, meglio parlare di musica
Al centro di “Bass persuades” c'è una storia d’amore, ma «non una storia lineare né univoca». Cyrus la descrive come «una storia mai monodimensionale, fatta di sfumature e livelli diversi, attraversata da un filo romantico», e va’ a capire cosa voglia dire. «L'amore è dinamico e complesso. È qualcosa che possiamo sentire profondamente con il cuore anche quando non riusciamo sempre a spiegarlo con la mente. Per me, l'amore non è qualcosa che dobbiamo razionalizzare. È una comprensione cellulare», prova a chiarire lei, tirando addirittura in ballo la biologia molecolare. Forse è meglio parlare della musica e raccontare cosa succede nelle dieci tracce che compongono “Bass persuades”. L’album, il decimo della carriera della voce di “Wrecking ball”, sembra costruito sulla convivenza delle molte Miley che abbiamo conosciuto negli ultimi quindici anni. C’è la Miley più spudoratamente pop della title track, che guarda al synth-pop degli Anni ’80 e a chi quel suono lo ha riportato al centro del mainstream, ovvero Lady Gaga. C’è la Miley delle ballate: quelle più rock come “Let’s get married” o quelle più melodiche come “Orbit”. C’è la Miley che non ha mai smesso di avere voglia di sperimentare, quella che già nel 2015, dopo aver preso le distanze dall’universo teen di Hannah Montana aveva spiazzato tutti pubblicando un disco art rock insieme ai Flaming Lips, e che qui riaffiora in “Different religion” con i newyorkesi Model/Actriz e in “Neon signs” con Andrew Wyatt dei Miike Snow. E poi c’è la Miley versione dance, quella che lascia che sia la cassa dritta a prendere il controllo in “Aftermath” e “Innocent ways”. C’è Miley, insomma. E non a caso per questo progetto la cantautrice statunitense ha deciso di rinunciare al proprio cognome.
Lo spettro di Gaga
Anche nel concept “Bass persuades” sembra strizzare l’occhio a Gaga. Cyrus per tutta la sua carriera ha trattato la propria identità artistica come qualcosa di modificabile, consapevole di quanto fosse pericoloso rimanere intrappolata in una versione di sé. Così se Hannah Montana era una gabbia dorata, “Bangerz” è stata la fuga da quella gabbia. “Younger now” una nuova definizione di sé. “Plastic hearts” un altro travestimento, stavolta con la t-shirt dei Sex Pistols. “Flowers” la dimostrazione che tutte quelle trasformazioni potevano produrre una forma compiuta. Adesso tocca a “Bass persuades”, che sembra stare a Miley Cyrus come “Mayhem” è stato a Lady Gaga. Sulla copertina del disco dello scorso anno la voce di “Poker face” si guardava di fronte a uno specchio in frantumi: «Anche se non riesci a rimettere insieme i pezzi perfettamente, puoi creare qualcosa di bello e completo a modo suo», spiegò. Vale lo stesso per Miley, oggi.
Una domanda rimane aperta
Certo, paragonare Miley Cyrus a Lady Gaga (ma non avevamo aperto con Taylor Swift?) è un azzardo. Gaga è una trasformista per vocazione, un’aliena del pop, una visionaria. Miley, non ce ne voglia, non ha mai avuto gli stessi guizzi. Le sue metamorfosi, per quanto numerose, sono state spesso più reattive che visionarie. È giuto nell’idea di far fare pace a tutte le proprie personalità che, per “Bass persuades”, Miley sembra essere andata a lezione dalla Mother Monster: invece di continuare a uccidere le tante Cyrus, qui ha deciso di farle sedere tutte allo stesso tavolo. Una domanda rimane aperta, però: ma una vera Miley esiste?
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