Con “Discordia, armonia e altri stati d’animo” (qui le date del tour), Mecna, come ha spiegato, ha messo un timbro sulla sua identità, certificandola. Da “Laska” (2015), passando per “Lungomare paranoia” (2017), fino a “Stupido smore” (2023) e all’ultimo ep “Introspezione” (luglio 2025), antipasto del nuovo album in uscita venerdì 24 ottobre, questi i titoli di alcuni dei suoi progetti più rappresentativi, emerge con chiarezza un percorso di scrittura, analisi e autoanalisi che ha contraddistinto tutta la sua carriera e che in questo nuovo progetto trova una nuova compattezza. Mecna continua a cercare se stesso attraverso l’altro, a raccontare un mondo esterno che diventa specchio e filtro, ma anche ad affondare le mani in modo profondo nella sua storia personale, illuminando le zone d’ombra. Lo fa con un rap emotivo, intelligente e diretto, un rap prezioso perché libero da paradigmi e cliché. Le produzioni e gli arrangiamenti di Lvnar e Fudasca accompagnano e completano questo processo creativo.
“Discordia, armonia e altri stati d’animo”: un titolo per raccogliere tutto?
La scelta del titolo arriva dalla volontà di voler dare al progetto un titolo complesso, ma allo stesso tempo semplice. È un modo per dire: qui c’è tutto quello che ho vissuto in questa fase della mia vita. Tutti gli stati d’animo sono ugualmente importanti perché nel momento in cui vengono espressi in musica diventano qualcos'altro.In “Stupido amore” ti eri aperto alle storie degli altri. Qui torni più tu al centro. Perché?
Nello scrivere questo disco stavo andando verso una direzione più personale e stavo anche abbracciando quello che mi è sempre piaciuto dello scrivere, ovvero raccontare parti di me, raccontare cose non tangibili che diventano concrete nel momento in cui ne parli. L’ep “Introspezione” senz’altro ha avuto un ruolo preparatorio, un flusso di coscienza rap, piano e voce, che mi ha dato grande energia per andare avanti.Volevi far proseguire il lavoro iniziato con “Introspezione”?
Sì. Che poi parlare di sé, in realtà, apre finestre anche su una grandissima quantità di altre questioni, quindi non è affatto limitante, anzi è un punto di partenza che mi ha sempre affascinato.In “Sognare in grande” dici: “Parlo di cose non tangibili perché delle cose materiali ne parlano già tutti”.
Credo tanto in questa cosa, facendo musica e aprendomi. Partire, per scrivere una canzone, da un mio dubbio, da una mia storia, da un mio pensiero rende tutto più calzante. E sembra paradossale, ma più questo elemento personale è preciso e specifico, più il pubblico apprezza e si riconosce. Descrivere con i dettagli offre la possibilità a chi ascolta di creare e trovare i propri.Penso a un pezzo come “La stessa canzone” e ti domando: questo disco è più melodico dei precedenti?
No, ha meno melodie e c’è più rap, ma le melodie che ci sono, in questo progetto, effettivamente sono più a fuoco. Ho perfezionato la voce e la tecnica su queste parti. Nei dischi prima a volte ho anche strafatto, qui invece avevo più chiaro il tutto: le melodie hanno un’identità forte e riconoscibile, per questo probabilmente spiccano.“A ciel sereno” è un brano molto personale, parla dell’arrivo di un figlio. Si passa dalla luce al buio e poi ritorna la luce. Come si fa ad arrivare a essere convinti di pubblicare un brano così?
Non si può. Lo si fa e basta. C’è un po’ di incoscienza. Ho troppo rispetto per la musica: quando i pianeti si allineano, è giusto che le canzoni escano. Sono partito dall’idea di voler campionare “fulmine a ciel sereno” di faccianuvola, inviai il pezzo a Fudasca che rimandò il beat lavorato. Da lì la scrittura del pezzo è uscita come un fiume in piena, è stato scritto in dieci minuti e non l'ho più toccato. Ho alzato le mani davanti a questa magia.Te lo immagini live?
Faccio fatica. L’idea mi mette a disagio. Ci sono alcuni pezzi della mia discografia molto personali simili a questo…”Nonostante sia” non l’ho mai fatto live. “Scusa” invece l’ho fatto. Questo non lo so ancora…potrebbe essere uno di quei brani talmente speciali che potrebbero anche non essere portati in concerto.“Ritratti” è uno sfogo. Mi interessa il discorso che fai sul come le prospettive cambino lo sguardo sulla vita. Racconti del fatto che hai sempre lanciato slogan contro la polizia, ma poi tuo cugino ha fatto contenta tua zia diventandolo. Tu sei un artista che, da sempre, osserva da varie angolazioni.
Per me è fondamentale. Guarda banalmente anche il lato grafico: questo disco ha tre copertine diverse, tre prospettive. Lo sguardo che si ha sulle cose permette di raccontare delle situazioni, magari già affrontate da altri, in modo totalmente inedito in modo da scovare nuovi dettagli. E tutto questo ha a che fare con l’identità, con la sensibilità.Per questo rappi che l’identità si costruisce solo con il tempo e che è la vera chiave del successo?
Io la mia l’ho trovata e con questo disco ho voluto metterci un timbro sopra, selezionando i brani e dando compattezza a tutto. Il disco suona tutto in una certa maniera perché era quello che mi sentivo di comunicare. È questa l’identità: scegliere.