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Matteo Alieno ha imparato a "Stare al mondo", a modo suo

01.05.2026 Scritto da Mattia Marzi

Che Matteo Alieno fosse un talento qui a Rockol ce ne siamo accorti in tempi non sospetti, tanto da premiarlo come “Miglior artista emergente” anche all’ultima edizione dei Rockol Awards. “Stare al mondo”, il suo nuovo album, conferma che non ci sbagliavamo.

Una reazione al talent

Qualcuno ricorderà il cantautore romano tra i concorrenti di un’edizione di X Factor di qualche anno fa (era il 2023). Conquistò pubblico e giudici cantando ai provini “Io non piango” di Franco Califano, l’inedito “Più o meno” («I salotti tv pieni di vecchi più cuori rifatti che guardano tutti quanti») e “Sfiorivano le viole” di Rino Gaetano, prima di prendersi il palco del talent con le cover di “Dio mio no” di Lucio Battisti, “Non è per sempre” degli Afterhours e “Costruire” di Niccolò Fabi. Chissà cosa sarebbe successo se il regolamento di quell’anno del talent show di Sky non prevedeva che in una puntata i cantanti in gara cantassero una cover degli 883, per il lancio sulla pay-tv della serie dedicata a Max Pezzali e Mauro Repetto, quanto di più distante dall’immaginario molto sixties del cantautore romano: fu eliminato a un paio di puntate dalla finale. “Stare al mondo” è il suo primo album dopo l’esperienza del talent.


L'Erasmus musicale a Londra

In questi tre anni Matteo Alieno non è sparito. Tutt’altro: «Sono andato a registrare nuova musica a Londra. Avevo voglia di evadere, respirare aria nuova e avere meno paletti mentali», ha raccontato. A Londra ha conosciuto Luca Caruso, musicista di origini italiane ma di stanza nella capitale britannica, che ha collaborato con giganti come Rick Rubin e Lewis Capaldi e che attualmente suona con beabadoobee, brillante promessa dell’indie britannico. “Stare al mondo” è un disco figlio dell’esperienza londinese, dell’Erasmus musicale di Alieno. Dentro ci sono passati grandissimi musicisti della scena britannica. “Chi vince che vince” e “Piselli” le ha masterizzate Tom Archer, che ha lavorato con David Byrne, gli Strokes e mille altri. In “Tonno” suona la chitarra Jason Vance Harris, della band di beabadoobee. Nella stessa “Piselli” al basso c’è Seth Tackaberry, che ha suonato con Arlo Parks, Laufey e altri.

Un pop d'autore che guarda al rock britannico

“Stare al mondo” sembra il disco di un artista maturo, navigato: un pop d’autore che affonda le sue radici nell’immaginario italiano e internazionale degli Anni ’70 - in “Nessuno sa stare al mondo”, la canzone che ha ispirato il titolo, c’è lo zampino di Fulminacci: è uno dei pezzi più irresistibili - per poi avvicinarsi al mondo indie rock britannico. Come mettere insieme Ivan Graziani e i Radiohead. «Un album nato dalla passione e da un’urgenza, non da un’interesse: non dal desiderio di fare qualcosa che funziona, ma solo dalla voglia di sperimentare», lo definisce lui. Si sente.


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