Franco Migliacci, autore di un impressionante numero di successi italiani, avrebbe reagito con grande gioia all’ascolto della sua “La bambola” prodotta da Stuart Price e rifatta da Madonna: era un fan del pop e della popstar. La notizia della cover è arrivata alla famiglia Migliacci solo due giorni fa, a sorpresa. Tutti si aspettavano piuttosto la cover di “Pensiero stupendo”, in origine sempre interpretata da Patty Pravo, che pare chatti da qualche tempo con Lady Ciccone, messaggi su Instagram da una minaccia bionda all’altra.
Prima di andarsene, nel 2023, Franco Migliacci fece in tempo a scoprire che la sua “Nel blu dipinto di blu” era tra le preferite di Bob Dylan, inserita nel libro “The Philosophy of Modern Song”, ma stavolta riderebbe forse di più, ripensando al percorso a ostacoli di un brano che nessuno voleva e che poi, dal 1968, ha venduto quasi cinquanta milioni di copie nel mondo. Nella nostra ultima intervista raccontò la nascita del testo: «Stavo prendendo un caffè a Piazza Navona e sentii una donna, al tavolo accanto, che invitava le amiche a non essere più le bambole degli uomini. Scrissi forse la prima canzone femminista, ma da molti fu interpretata al contrario. La rimbalzarono tutti. Alla fine accettò Patty Pravo, forse per sfinimento». Peggio, lei accettò con l’inganno. Migliacci e Ennio Melis in RCA insistevano per fargliela registrare e il produttore Lilli Greco le consigliò: «Tu cantala, così te ne liberi». Uscì perfetta. Fu il primo brano ad essere pubblicato da MiMo (casa discografica di Migliacci-Morandi). Migliacci corse a casa di Morandi e mise sul giradischi la lacca di “La bambola”, il socio rispose: «Le femministe ti massacreranno!».
Era un brano che invece ribaltava i ruoli e quindi adatto a Madonna, che ne fa una versione un po’ più dark, boleresca, esplicita nei gemiti, e in guêpière nel video che pubblicizza il nuovo profumo di Dolce&Gabbana. La canta tutta in italiano, su registro basso, scongiurando l’effetto Rocky Roberts sulle dentali ma, presumiamo, mantenendo deliberatamente gli errori esotici tipo: “Quando sono triste e stanco/ tu pensi sola per te” oppure “Tu non mi metterai tra la dieci bambola che non ti piacciono più”.
Felice del ripescaggio internazionale è certamente il Maestro Bruno Zambrini, classe 1935 - novant'anni compiuti e splendidamente portati - che ha firmato decine di successi, colonne sonore di oltre 80 film, e che di “La bambola” compose la musica.
Maestro Zambrini, che effetto le fa ascoltare la versione di Madonna?
«Una bella sorpresa, non lo sapevo fino a due giorni fa. Sono molto colpito dall’arrangiamento, minimalista e modernissimo. Si sente che ci hanno lavorato molto su. Hanno fatto bene ad allontanarsi da quella sorta di rumba-rock originale, non avrebbe avuto senso rifarla oggi. Madonna è una grande artista e anche i suoi errori di pronuncia li trovo divertenti».
Come nacque il brano?
«Scrissi la musica e Franco Migliacci portò le parole, Ruggero Cini aiutò con l’arrangiamento. La chitarra la suonava il bravo Maurizio De Angelis degli Oliver Onions, una dodici corde. Ci accorgemmo subito che era una bomba. Siccome il duo Migliacci-Zambrini era garanzia di successo, vennero cantanti da tutta Italia a provare il brano: Gigliola Cinquetti, Little Tony, Morandi, i Rokes. Ancora oggi, quando incontro Caterina Caselli, mi dice: «Non ho fatto “La bambola”, ti rendi conto?».
E cosa le risponde?
«Che il brano non era giusto per lei. Non era giusto per nessuno, se non per Patty Pravo. Fu un’idea di Lilli Greco convocare la Pravo in sala di registrazione, io la conobbi lì. Aveva vent’anni. Nemmeno lei era convinta del testo. Disse: “La faccio una volta sola, come viene viene”. Buona la prima. Vendemmo 60.000 dischi a settimana per non so quanti mesi».
Qual è la forza del brano, secondo lei?
«Certe canzoni sono miracoli. Se una canzone è bella, nessuno può fermarla. Pensi che “La bambola” rimase parcheggiata per otto mesi. “Me la riprendo”, dissi alla RCA, perché ero sicuro che avrebbe trovato comunque la strada per uscire fuori. Una canzone bellissima, però, può non essere giusta. Questa invece fu una combinazione perfetta: la musica, la voce suadente da contralto, l’immagine della Pravo».
Non un colpo di fortuna. La sua squadra inanellava un successo dopo l’altro.
«Io, Morricone, Bacalov e Migliacci funzionavamo a meraviglia. Non perché avevamo una formazione classica. Voglio dire, Modugno non ce l’aveva ma era un genio. Avevamo competenze e soprattutto alchimia, in un tempo e in un posto irripetibili, e lavoravamo ogni giorno, tutti i giorni, sulle canzoni»
“La bambola” ebbe una lunga gestazione?
«La prima parte la scrissi di getto, il resto del tempo lo passai a cercare il Grande Inciso. Andavo a caccia di quello. Pensi che per “In ginocchio da te” ne creai venti di incisi, finchè non uscì quello definitivo».
Quel brano, suo e di Migliacci, è finito nel film sudcoreano “Parasite” (quattro Oscar, Palma d’oro a Cannes). Ora il caso Madonna. Stiamo capendo che la canzone italiana, in italiano, funziona bene all’estero?
«Sì e io ho una mia teoria. I tormentoni non mi sono mai interessati, io ho sempre cercato la grande melodia e questo è un retaggio del Conservatorio. Non lavorando sui testi come fanno i parolieri o i cantautori, per me tutto doveva reggere la melodia, da sola. E una grande melodia è senza tempo e senza confini».
Può dirsi soddisfatto.
«Molto. Il mio modello era Cole Porter. Sognavo di andare a fare brani con gli americani, alla fine gli americani sono venuti da me».
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