Il 4 dicembre 1980 un laconico comunicato pose il sigillo sulla fine dei Led Zeppelin: Jimmy Page, Robert Plant e John Paul Jones annunciarono che non avrebbero più potuto continuare, spinti dalla perdita di un amico e da un vincolo di rispetto verso la sua famiglia, in accordo unanime con il loro manager. Poche settimane prima, il 25 settembre 1980, era stato rinvenuto, in una stanza della villa di Page a Windsor, il corpo senza vita del batterista della band, John Bonham. A seguito della prematura scomparsa di "Bonzo" all'età di 32 anni, si concluse l'avventura del leggendario gruppo britannico, che decise di dare l’addio alle scene.
1980: la fine dei Led Zeppelin
“Desideriamo rendere noto che la perdita del nostro caro amico e il profondo senso di rispetto che nutriamo verso la sua famiglia ci hanno portato a decidere in piena armonia tra noi e il nostro manager che non possiamo più continuare come eravamo”, dichiaravano i componenti della band nel comunicato stampa. Nella quotidiana timeline che da anni pubblica quasi ogni giorno sul proprio account Instagram, nel 2019 Jimmy Page condivise l'immagine del comunicato, datato 4 dicembre 1980, con il quale la band inglese notificava l'addio alle scene. "In questo giorno, 4 dicembre, del 1980 i Led Zeppelin si sciolsero", recitava la didascalia del post di Page:
Più volte Jimmy Page, Robert Plant e John Paul Jones sono tornati a parlare della possibilità di riunirsi, ma ogni tentativo si è infranto contro il ricordo di John Bonham e la precisione del tempo passato. Senza Bonham, i Led Zeppelin tentarono di tornare sul palco il 13 luglio 1985 per il Live Aid, con Tony Thompson e Phil Collins alla batteria. La serata, ricordata come una delle peggiori esibizioni della storia del rock, mostrò l’impossibilità di replicare l’alchimia originale. Il leggendario gruppo, rimasto orfano del suo cuore pulsante, tornò poi in scena il 10 dicembre 2007 alla O2 Arena di Londra. In quell'occasione, Plant, Page e Jones si ritrovarono con il figlio di Bonzo, Jason Bonham, per rendere omaggio ad Ahmet Ertegun, fondatore della Atlantic Records. La serata segnò l’ultimo capitolo di una storia che non si sarebbe più ripetuta. Offerte milionarie per un tour successivo furono respinte, e anche i progetti musicali rimasti incompiuti portarono la band a fermarsi. Interpellati a più riprese negli anni, Jimmy Page, Robert Plant e John Paul Jones hanno ognuno, a modo proprio, spento definitivamente ogni ipotesi di tornare.
1980-2025, Led Zeppelin 45 anni dopo la fine: perché la reunion non è mai accaduta e mai accadrà
Per anni Robert Plant, Jimmy Page e John Paul Jones hanno discusso sulla possibilità di riunirsi, spiegando in diverse circostanze perché la reunion dei Led Zeppelin non è mai accaduta e mai accadrà, a volte facendo ricadere la responsabilità l'uno sull'altro. Nel 2010, Page sostenne addirittura che "il futuro dei Led Zeppelin dipende solo da Plant" e affermò: "I musicisti possono sempre suonare assiene, ma non credo proprio che si possa fare qualcosa come Led Zeppelin se non c'è il cantante originale". In tempi più recenti, Page ha chiusto poi definitivamente a ogni speranza di ritorno della leggendaria band britannica. Intervistato dal tabloid britannico Metro lo scorso febbraio 2025 in occasione dell'uscita di "Becoming Led Zeppelin", il film di Bernard MacMahon che ripercorre la scalata al successo dei Led Zeppelin. L'81enne chitarrista, che dopo molto tempo lontano dalle luci della ribalta è tornato a esibirsi in pubblico nel 2023 alla Rock & Roll Hall of Fame, a precisa domanda su una futura reunion con il 79enne John Paul Jones e con il 77enne Robert Plant ha risposto:
Poi, con una battuta, il chitarrista ha aggiunto: "Forse tra circa 20 anni potrei farcela". Per la cronaca: tra 20 anni Page di anni ne avrebbe 101.
Robert Plant, da sempre categorico nel sottolineare che la reunion del 2007 si trattava di un evento memorabile e straordinario, e che nonostante le offerte milionarie arrivate per convincere la band a partire per un tour mondiale arrivate dopo l'evento londinese non ci sarebbe mai stata possibilità di rivedere i Led Zeppelin di nuovo in azione, è ancora convinto che lui, Page e Jones non saliranno mai più su un palco insieme. Plant - attualmente concentrato sul progetto Saving Grace, con cui ha da poco pubblicato un album intitolato, appunto, “Saving Grace” - in una chiacchierata per “Mojo” dello scorso agosto, durante la quale ha parlato anche della sua assenza all’evento finale di Ozzy Osbourne e i Black Sabbath, ha sottolineato che in un universo parallelo, magari, suonerebbe ancora negli stadi con una formazione riformata dei Led Zeppelin. Ma per il cantante, ora, è molto più attraente esibirsi nei teatri con la sua band. Nell’intervista il frontman della leggendaria formazione di “Communication breakdown”, ha dichiarato:
Robert Plant ha quindi aggiunto: “Ora dobbiamo stare molto attenti a restare più vicini a Bert Jansch che ad Axl Rose”. Stando a quanto spiegato da Plant, inoltre, i concerti del suo progetto Saving Grace non comportano lo stesso livello di pressione di uno show dei Led Zeppelin. L’artista ha affermato: “I concerti sono abbastanza piccoli da poter dire che, se nessuno vuole venire, non è la fine del mondo. E così, con quell’atteggiamento un po’ laissez-faire, rilassato – chiamatelo come volete, suicida! – invece di riempire uno stadio di calcio con qualche vecchio amico, eccoci qui: liberi. Possiamo anche permetterci di scherzare e sperimentare”. Già lo scorso anno, Robert Plant aveva fatto sapere di essere scettico riguardo a una reunion dei Led Zeppelin, dicendo anche di sentirsi deluso e sconcertato dalla possibilità. Nel 2018, addirittura, anno che segnava il cinquantesimo anniversario dalla nascita della band di "Whole lotta love", a Plant era stato chiesto se ci sarebbe mai stato modo di rivederlo di nuovo sullo stesso palco con Jimmy Page durante una un'intervista trasmessa da 91.9 WFPK, un'emittente radiofonica del Kentucky. "I fan hanno nel cuore la band", gli aveva fatto notare lo speaker. E il cantante aveva risposto: “Anche io [ho la band nel cuore]. Nessuno più di me. Ma non voglio fare un torto a nessuno".
John Paul Jones, che dopo lo scioglimento della storica band nel 1980 ha continuato a collaborare con altri artisti, come - tra gli altri - Josh Homme e Dave Grohl con cui ha formato i Them Crooked Vultures e con cui è tornato a suonare live nel 2022 per i concerti tributi a Taylor Hawkins, ha più volte spiegato perché non c'è mai stata in vista nessuna reunion dei Led Zeppelin. Già nel lontano 2003, Jones dichiarò:
In un'intervista del 2007 recentemente riproposta dalla rivista britannica Q, il bassista e tastierista della leggendaria band britannica parlò addirittura della dinamica che vigeva all'interno dei Led Zeppelin spiegando che loro non erano amici al di fuori del gruppo e questa, a suo parere, era una buona cosa per la salute del gruppo: "Noi non eravamo un gruppo cresciuto insieme e poi diventato grande. I Led Zeppelin sono stati messi insieme da Jimmy... Il fatto è che non abbiamo mai socializzato. Non appena ci siamo allontanati non ci siamo più visti, questa cosa ho sempre pensato che contribuisse alla longevità e all'armonia della band. Non eravamo amici.”
Cosa avevano in mente i Led Zeppelin per il nono album
Un anno prima della morte di Bonham e il conseguente scioglimento dei Led Zeppelin, il gruppo inglese aveva dato alle stampe il suo ottavo (e ultimo) album in studio, dal titolo “In through the out door”. Intervistato dall'edizione statunitense di "Rolling Stone" nel 2020 in occasione dell’uscita del libro “Jimmy Page: The Anthology”, il chitarrista aveva confermato che i Led Zeppelin - di cui nel 1982 arrivò sui mercati “Coda”, una raccolta di rarità e pezzi inediti appartenenti a varie fasi della band - dopo “In through the out door” avevano discusso su come avrebbe potuto essere il loro nono disco. Alla domanda su quale fosse la sua idea per l’album, dal momento che con John Bonham voleva “fare un album dei Led Zeppelin più pesante", il 76enne musicista inglese ha risposto: "Stavamo già lavorando a del materiale nel 1980. Avevamo fatto un tour in Europa. Penso che il modo di dirlo sia questo: ‘Presence’ [del 1976] era un album di chitarre. Dopo quel disco John Paul Jones aveva acquistato una ‘Dream Machine’, un sintetizzatore Yamaha. Anche Stevie Wonder ne aveva uno. Gli aveva dato molta ispirazione. Improvvisamente aveva scritto pezzi interi, cosa che non aveva mai fatto prima, e pensai che la strada giusta da percorrere era quello di presentare John Paul Jones alle tastiere. Aveva scritto alcune cose con Robert Plant. Pensai ‘Bene, è fantastico’. Ovviamente, a quel tempo, pensavo di sapere come stava prendendo forma ‘In through the out door’, ma il prossimo album si sarebbe allontanato da un disco caratterizzato dalle tastiere”. Parlando di un ipotetico successore di "In through the out door", che tra gli altri include il brano "Fool in the rain", Page ha spiegato: “Dopo le sessioni di ‘In through the out door’, John Bonham e io stavamo discutendo su come volevamo creare una sorta di progetto basato sui riff, più duro e complicato. E poi, ovviamente, so che tipo di batteria gli piaceva suonare. Gli piaceva suonare pezzi molto forti, cose che le persone, ascoltandoli, dicevano: ‘Wow, che cos’è?’. A me piace farlo anche con le parti di chitarra. Avevamo un'idea di cosa avremmo potuto fare e, fondamentalmente, non sarebbe stato un album di tastiere. Forse ci sarebbero state le tastiere, ma sarebbe andato più in un'altra direzione. Sarebbe stato diverso da tutto ciò che c'era stato prima. Non abbiamo avuto la possibilità di farlo, ovviamente, perché abbiamo perso John”.
Live Aid, 1985: il primo disastroso tentativo di reunion
Dopo la perdita di John Bonham, i Led Zeppelin si riunirono per la prima volta in scena il 13 luglio 1985 a Philadelphia in occasione del Live Aid. In quella circostanza, a sostituire il leggendario batterista della band di “Stairway to Heaven”, erano stati chiamati Tony Thompson e, soprattutto, Phil Collins. Più volte il batterista e cantante dei Genesis è tornato sull'episodio, noto come uno dei peggio riusciti della storia del rock, e i suoi ricordi sono sempre stati spietati, non risparmiando nessuno. Sebbene siano tornati a condividere il palco dopo la perdita dell’amico e compagno di band, Robert Plant, Jimmy Page e John Paul Jones hanno sempre ribadito che senza Bonham non sarebbe mai potuta esistere una vera e autentica esibizione dei Led Zeppelin. Vista la sua lunga amicizia con Plant, Collins aveva ben in mente questo aspetto e doveva quindi essere consapevole che accettare l’invito a far parte della “reunion” della formazione britannica sarebbe stata una missione difficile.
Protagonista di una performance unica nel suo genere, che lo vide esibirsi in un set solista prima a Londra e poi, sfruttando il fuso orario a favore, a Philadelphia con gli Zeppelin, l'ex Genesis scrisse nella sua autobiografia del 2016 "Not dead yet": “So che le cose stavano andando a rotoli fin dall’inizio del set. Non riuscivo a sentire bene Robert da dove ero seduto, ma quel poco che sentivo mi bastava per capire che non era al massimo della forma. Lo stesso valeva per Jimmy”. Ammettendo di essersi sentito “molto a disagio” per tutta la performance, aggiunse: “Se avessi potuto, me ne sarei andato a metà di 'Stairway to Heaven', se non prima. Ma immagina che titoli ne sarebbero usciti! ‘Collins abbandona il palco’. 'Chi diavolo pensa di essere Collins?'. Bob Geldof avrebbe avuto davvero qualcosa su cui imprecare". In quello stesso anno, il batterista raccontò poi al "Telegraph": “Sentivo di essere stato usato come capro espiatorio per quello che era successo al Live Aid, quindi ho voluto portare alla luce la verità". E ammise: “Non fu una bella esperienza. Se guardi i video, puoi vedere Jimmy che barcollava sul palco, Robert che non azzeccava le note e io che fingevo di suonare, facendo air drumming, solo per togliermi di mezzo… Quando gli Zeppelin si riuniscono, succede qualcosa. Brutto karma”. Concluse quindi: "Ecco come stavano le cose. Robert da solo: una persona adorabile. Robert e qualsiasi cosa che abbia a che fare con gli Zeppelin: succede una strana alchimia. È come una variante maligna dell’alchimia. Tutto diventa molto oscuro”.
Phil Collins non era però preparato all’ondata di critiche feroci che seguirono l'esibizione al John Fitzgerald Kennedy Stadium di Philadelphia. Del carattere disastroso del concerto erano consapevoli gli stessi membri superstiti dei Led Zeppelin, tanto che negarono il permesso di includere la loro performance nel confanetto da 4 DVD "The Day The Music Changed The World”. Intervistato da Alan Hunter di MTV subito dopo essere sceso dal palco a Philadelphia, Robert Plant ammise di aver avuto "problemi con il mix del monitor", ma aggiunse con un certo sarcasmo: “Noi tre sappiamo cosa stiamo facendo, e tutti quelli che ci hanno aiutato hanno fatto del loro meglio”. Un commento al vetriolo, accentuato dal fatto che John Paul Jones, seduto accanto a lui, indicò Collins. In seguito, Jimmy Page fu ancora più esplicito: “Abbiamo avuto due ore di prove, nemmeno quello, e il batterista non riusciva nemmeno a suonare l’inizio di 'Rock and Roll'”, raccontò al Times nel 2021: "Eravamo davvero nei guai, quindi la cosa non era affatto intelligente”. In un’altra intervista, Page descrisse Collins come qualcuno che, durante "Whole Lotta Love", “picchiava a caso e sorrideva”. Tuttavia, Phil Collins si è sempre rifiutato di essere il capro espiatorio.
Anni dopo, Phil Collins tornò sulla disastrosa reunion dei Led Zeppelin al Live Aid durante un'intervista concessa al magazine "Classic Rock" nel 2020. “Quando sono arrivato il fatto che io, Robert e Jimmy suonassimo insieme era diventata 'La seconda venuta dei Led Zeppelin' - c’era anche John Paul Jones”, raccontò Collins, proseguendo: “Jimmy dice, ‘dobbiamo provare’. E io dico, ‘non possiamo semplicemente salire sul palco e suonare?’”. Come noto, la fatidica proposta, che ha fatto infuriare Jimmy Page, non ha avuto un grande esito. Ricordò quindi il batterista: “Sono arrivato e sono andato ai caravan e Robert mi ha detto, ‘Jimmy Page è sul piede di guerra’”. E infatti: “Page ha detto ‘noi abbiamo provato!’ e io ho detto ‘ho visto il vostro primo concerto a Londra, so le cose’". Pronta la risposta del chitarrista degli Zeppelin: “D’accordo, quindi adesso come funziona?”. Collins proseguì: "A quel punto io ho tipo mimato la parte di batteria di ‘Stairway to Heaven' e Page mi ha detto ‘No, non funziona! Non funziona in questo modo”. Nel corso della lunga chiacchierata, Collins ricordò anche il secondo batterista che accompagnò i Led Zeppelin, Tony Thompson, scomparso nel novembre del 2003: “Thompson, riposi in pace, aveva ripassato per una settimana e io stavo per rubargli la scena – il famoso batterista era arrivato! – e lui ha fatto quello che voleva fare”, disse l'ex Genesis che, alla dichiarazione di Page sul fatto che "un batterista ha attraversato l’Atlantico e non sapeva le cose", ribattè: "E mi sono incazzato. Forse non la sapevo bene come lui avrebbe voluto ma…ero diventato il fiore all’occhiello e sembrava che mi stessi dando delle arie. Dovrei averlo superato ormai ma occasionalmente ancora mi fa innervosire”.
Sul palco del Live Aid al John Fitzgerald Kennedy Stadium di Philadelphia, in occasione della loro prima reunion dopo la morte di Bonham, i Led Zeppelin suonarono tre loro iconici pezzi: “Rock and roll”, “Whole lotta love” e “Stairway to heaven”.
Londra, 2007: l'ultima reunion
Risale al 10 dicembre 2007 l’ultima apparizione sul palco dei Led Zeppelin, quando Robert Plant, Jimmy Page e John Paul Jones andarono in scena alla O2 Arena di Londra per un unico concerto in tributo al defunto presidente dell'Atlantic Records Ahmet Ertegun. In quell’occasione, ad accompagnarli alla batteria c’era Jason Bonham, figlio dello storico batterista del gruppo britannico John Bonham, scomparso nel settembre del 1980. Il concerto londinese, documentato nel 2012 dalla pubblicazione “Celebration day”, fu leggendario e, con sedici canzoni in scaletta per due ore di musica, non scontentò chi voleva ascoltare dal vivo i classicissimi della band, riservando anche alcune sorprese. A inaugurare la performance fu "Good times bad times": scelto, come avrebbe poi spiegato John Paul Jones durante la conferenza stampa londinese di presentazione del progetto "Celebration day", in quanto primo brano del primo album degli Zeppelin ma anche - ha aggiunto Jimmy Page - per spiazzare chi si aspettava solo un "greatest hits" o un'esibizione standard. Seguirono “Ramble on” e i pezzi forti del repertorio, dagli inizi ("Dazed and confused") fino a "Presence" ("Nobody's fault but mine"), passando per "Since I've been loving you" ("Led Zeppelin III"), "Black dog" (dal quarto album), "No quarter" (da "Houses of the holy") e "Kashmir", colonna portante del doppio "Physical graffiti" (1975) da cui provengono anche "Trampled under foot" e "In my time of dying", proposta in medley con la "Honey bee" di Muddy Waters, mentre furono le travolgenti "Whole lotta love" e "Rock and roll" a chiudere le danze nei bis. Non mancava, naturalmente, neanche "Stairway to heaven”.
Il tour che mai si fece
Subito dopo la reunion sul palco che ebbe luogo il 10 dicembre 2007 alla O2 Arena di Londra, i Led Zeppelin erano quasi pronti ad organizzare un tour. Su quella tournée che non ebbe mai luogo, in un'intervista concessa nel 2018 alla rivista "Classic Rock", Jimmy Page aveva fatto sapere - sempre senza menzionare il nome del cantante Robert Plant: “Ci siamo divertiti molto durante le prove principalmente perché eravamo noi tre. Eravamo io, Jason e John Paul Jones a suonare insieme, così che Jason si sentisse davvero parte della band e non che fosse lì solo perché figlio di John. Era lì perché era un batterista dannatamente bravo ed era giusto che fosse seduto in quel posto. Ma aveva bisogno di saperlo. E sì, ci furono molte prove. Eravamo pronti per questo. Si disse che ci sarebbe stato un tour. Non erano state fissate delle date, ma ovviamente ci eravamo affinati a tal punto da essere pronti". Aveva aggiunto non nascondendo un filo di dispiacere: “Ma da allora non c'è stata alcuna discussione su nessun tour, né ci sarà. È solo una di quelle cose strane del mondo dei Led Zeppelin, davvero, un'altra parte del fenomeno Led Zeppelin".
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