Un po’ album dal vivo, un po’ deluxe edition con canzoni inedite di “Memento Mori”: questa nuova pubblicazione dei Depeche Mode è un ibrido strano ma notevole, pure per una band che ha frequentato e molto i dischi live. “Memento Mori” è stato un grande album, un ritorno all’elettronica classica e seguito da un tour durato un anno e mezzo tra stadi e palazzetti. Una ripartenza non scontata dopo la morte di Fletcher, avvenuta quando Gore e Gahan avevano già iniziato a lavorare al dico (e già deciso il titolo)
A colpire sono le 4 canzoni inedite, messe in chiusura di questo album ibrido: “In the End”, “Give Yourself to Me”, “Life 2.0” e “Survive” – ritrovano l’estetica minimale, oscura e classicamente elettronica, con echi dei Kraftwerk e della prima parte della carriera. “In the End” è lineare, scarna, immediata, con un tono intimo e meditativo. I versi “You’re no one, going nowhere / We’re all nothing in the end” riportano direttamente al filo conduttore dell’album: la consapevolezza della precarietà umana.
“Give Yourself to Me”, scritta assieme a Richard Butler dei Psychedelic Furs come "In the end" e diverse canzoni di "Memento Mori", ha un andamento lento e dark costruito su una tessitura vintage, oscillante tra synth e batteria, con un crescendo melodico tipico della band. “Life 2.0” ha una voce robotica che ricorda un po’ i Daft Punk e gioca su un synth pulsante. “Survive” ha un ritornello immediato (“we’ll survive”), un ritmo dritto e una bella chitarra. Come tutti i brani, gioca tra cupezza e melodia e avrebbe potuto trovare facilmente spazio nell’album originale.La parte live di “Memento Mori: Mexico City” è un album dal vivo di livello altissimo. Arriva dagli stessi show filmati per “M”, ma a differenza del film di Frías che selezionava le performance, qui c’è l’intero show: oltre due ore che restituiscono il clima delle tre serate messicane, tra le più intense e partecipate del tour.
Chi ha visto “Depeche Mode: M” ritroverà momenti chiave come “Ghosts Again”, i segmenti acustici ridotti all’osso – “Soul With Me” e una bellissima “Waiting for the Night” in apertura di bis – e naturalmente i classici. Su tutti “Enjoy the Silence”, ancora una volta perno simbolico e rituale della band, con la lunga ed emozionante coda strumentale.Non sappiamo cosa riserva il futuro ai Depeche Mode, ma sappiamo che “Memento Mori: Mexico City” è una degna conclusione di un ciclo per una band che dal vivo è trascinante ed emozionante come poche altre e che anche in studio, negli ultimi anni, ha prodotto alcune delle cose più belle di una lunga carriera. Una serie di pubblicazioni degne di uno dei nomi più importanti della musica degli ultimi decenni.
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