Il 10 luglio, domani, compie 25 anni il primo album dei Coldplay, "Parachutes" (leggi qui la recensione). Il debutto discografico di una band che avrebbe lasciato un segno – e che segno! – nel quarto di secolo successivo. Il quartetto composto da Chris Martin, Jonny Buckland, Guy Berryman e Will Champion era un gruppo di quattro giovani di belle speranze appena usciti dall'università.
I quattro si erano incontrati proprio all'università a Londra nel 1996 e avevano suonato il loro primo concerto nel 1998. L'idea di registrare un album li innervosiva parecchio. Nonostante la loro etichetta, la Parlophone, con cui avevano firmato un contratto durante un giro in barca sul laghetto Serpentine a Hyde Park a Londra, gli avesse concesso un anno per suonare e perfezionarsi. Loro non si sentivano ancora pronti.
Qualche anno fa Chris Martin in una intervista radiofonica spiegò: "Quei primi concerti furono fantastici, eravamo davvero grezzi e freschi, non sapevamo nulla, fu davvero positivo che la nostra etichetta ci lasciasse andare per un anno a fare questi piccoli concerti. Non ci obbligarono a fare il nostro album subito dopo aver firmato, ci lasciarono imparare a conoscere lo studio, realizzammo l'EP 'The Blue Room'. In quel periodo stavamo davvero cercando di trovare la nostra voce".
Quando venne il momento di realizzare un album vero e proprio, fondamentale fu la presenza del produttore Ken Nelson, come ricordato dal chitarrista Jonny Buckland. "'Parachutes' fu per noi un'esperienza di grande apprendimento. Non sapevamo davvero cosa stessimo facendo e per fortuna avevamo Ken Nelson a guidarci perché eravamo praticamente dei ragazzini. Era davvero rassicurante. Chris può essere suscettibile sulle canzoni e lui era tranquillo e gentile."
Fu durante una notte di registrazione nei Rockfield Studios in Galles che Nelson ispirò la band a scrivere il loro primo grande successo. La sessione di lavoro non stava andando bene, cercando di alleviare la crescente angoscia, il produttore diede alla band un consiglio: "Uscite e guardate le stelle". Chris Martin stava ascoltando l'album “Harvest” (leggi qui la recensione) di Neil Young e una melodia gli balenò improvvisamente in testa, tornò in studio cantandola con un accento nasale che imitava quello del musicista canadese. Poi la cantò con la sua voce, Buckland aggiunse una linea di chitarra e la band si rese conto di aver appena tirato fuori qualcosa di speciale.Questo il ricordo del bassista Guy Berryman: "Fu ovvio fin dalle prime battute, quando la cantò, che avevamo qualcosa che sarebbe stato un momento cruciale dell'album, perché era una melodia davvero bella e semplice. L'abbiamo registrata abbastanza velocemente. L'arrivo di 'Yellow' consolidò tutto il resto dell'album e ci permise di avere dei momenti più tranquilli".
“Yellow”, pubblicata come singolo due settimane prima di “Parachutes”, arrivò al quarto posto nelle classifiche di vendita del Regno Unito e lanciò l'album che raggiunse la prima posizione. Ma il successo portò con sé anche qualche problema. Chris Martin si preoccupava infatti di ciò che dichiarava durante le interviste e di come la band potesse essere dipinta. All'inizio del 2001 parlando con Select disse: "Siamo un po' seriosi, semplici. Tutto ciò che sappiamo fare è suonare delle canzoni. Mi preoccupa che la nostra immagine diventi più importante della musica. Mi piace vedere i poster dell'album in metropolitana perché è il nostro album ad essere famoso, non noi per essere usciti con le sorelle Appleton. Sembriamo noiosi perché non vogliamo rivelare troppo. Quindi il punto di vista è che siamo ragazzi del sud che non sanno molto di niente."