Mario Biondi quest’anno festeggia vent’anni di carriera internazionale, durante i quali ha collaborato con artisti del calibro di Gregory Porter e si è esibito in location prestigiose quali la Royal Albert Hall di Londra – cantando prevalentemente in Inglese. Il suo nuovo album - disponibile da venerdì 10 aprile in digitale e cd e dal 1° maggio in vinile da collezione – si intitola “Prova d’autore”, ma non si tratta di finta modestia, è il primo album in italiano di cui è interprete, autore e compositore e di cui ha curato arrangiamenti e produzione.
“Il progetto in italiano è in opera da tanto tempo e aspettava il momento giusto per saltare fuori dal famoso cassetto dell’artista. E quale occasione migliore se non i festeggiamenti per il ventennale di "This is what you are" e "Handful of soul"?” racconta Mario Biondi, appena rientrato dalle prime tappe del tour europeo a Zurigo, Madrid, Barcellona, Bern, Tallinn e Praga. Il titolo rispecchia non solo il percorso di questo progetto, ma anche il suo modo di essere. “Mi metto molto in discussione, sono il primo critico di me stesso, non mi soddisfo mai al cento per cento. Non è semplice riascoltarsi o darsi le pacche sulle spalle, anche se alla fine quel momento arriva”.
Soprattutto dopo innumerevoli sessioni di lavoro. “L’approccio in studio rispetto al passato è cambiato - ci spiega- il tempo passa e inevitabilmente ti cambia. Maturi sull’accettazione di te stesso, impari ad amare quello che ascolti e a giustificare la cosa che non ti piace o che non è come te la immaginavi”.La voce come strumento
Nell’album ascoltiamo ballad più classiche da atmosfera come "Questa sera", brani più ritmati come "Tira sassi", canzoni molto autobiografiche come "Cielo stellato", brani dal sapore caldo mediterraneo da groove estivo come "Ai ai ai", altri più jazz come "Cinica". Molti anche i brani che si inseriscono nella tradizione del phrasing conversazionale del vocal jazz, dove la linea vocale viene modellata come racconto.
“La voce per me è fondamentale, è il primo strumento in assoluto. Ogni brano trova la propria identità, ha un suo carattere e man mano lo dichiara. E le collaborazioni con gli altri musicisti fanno saltare fuori le personalità delle canzoni in maniera prorompente”.
E alla fine quella pacca sulla spalla, in fondo, Mario Biondi può concedersela. “Per finire un progetto bisogna riascoltarlo centinaia e migliaia di volte, devi riuscire a distaccarti un po’ dal tuo legame con la scrittura, con la vocalità, dal legame affettivo con un certo tipo di espressione. Bisogna aspettare. Riascoltandolo dopo un po’ di tempo, proprio a ridosso della pubblicazione, ho come la sensazione che stia lievitando. È un progetto vivo, trovo sempre delle sfaccettature nuove che fanno capolino ad ogni ascolto”.Il tour
Alla pubblicazione si affiancherà un tour, che partirà da "Handful of Soul" e dall’intera carriera per arrivare al nuovo album.
“Il valore del suonato dal vivo è incommensurabile, tanto più quando hai accanto dei fuori classe che hanno dimostrato negli anni di fare un uso dello strumento magistrale”, commenta facendo riferimento ai suoi compagni di palco: il Maestro Antonio Faraò, uno dei più importanti pianisti jazz italiani a livello internazionale, Massimo Greco (polistrumentista e direttore musicale), Matteo Cutello (tromba), Giovanni Cutello (sassofono), Ameen Saleem (basso), Devid Florio (percussioni, chitarra e flauto) e David Haynes (batteria), che in alcuni show lascerà il posto a Nicolas Viccaro (batteria) o Francesca Remigi (batteria).
“Gli arrangiamenti saranno personalizzati, sempre in linea con quello che è il soul, anche perché festeggiando i vent’anni non voglio raccontare che quello che è stato fatto è vecchio, anzi. Quel sound e quelle sonorità sono un evergreen”.
Il tour nei teatri verrà inaugurato il 3 maggio a Crema per poi toccare Bologna, Milano, Torino, Firenze, Bari, Roma, Napoli e Catania. Dopo una brevissima pausa si riprenderà d’estate e poi ancora tra l’autunno e l’inverno. Come sempre, all'attività in Italia, Mario Biondi affianca i concerti all'estero, che lo vedranno esibirsi tra Budapest, Tirana, Parigi, Londra, Edimburgo, Glasgow, Saarbrucken e Spalato. Per poi culminare in un evento live per il ventennale, ancora da annunciare.
“Se dovessi analizzare in maniera precisa tutto il percorso fatto in questi vent’anni qualche difetto lo troverei, ne sono più che certo. In media, però, il bilancio lo trovo piuttosto positivo”. E lo ha dimostrato anche l’affetto con cui il pubblico lo ha accolto in occasione della sua apparizione all’ultimo Festival di Sanremo come ospite, insieme ad Alex Britti, di Sayf con la cover di "Hit the Road Jack" di Ray Charles.
“Il dialogo con artisti più giovani e il confronto generazionale mi interessa quando è con persone e personaggi che hanno qualcosa da dire. Innanzitutto a livello personale, e Sayf è una bellissima persona, e poi artisticamente. Il fatto che studia, si prepara e si mette in discussione è una peculiarità che apprezzo molto”.I progetti per i prossimi vent’anni
Prima di salutarci, non possiamo che stuzzicarlo sulla prossima sfida musicale a cui punta dopo il disco in italiano. “Certo che c’è, c’è sempre. Ci sarà qualche novità più avanti, adesso è il momento di godersi i venti brani di ‘Prova d’autore’. C’è tanto lavoro da assimilare e da ascoltare”.
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