News

La lezione dei Megadeth per le band emergenti: “Studiate”

14.02.2026 Scritto da Simöne Gall

 Abbiamo incontrato Dave Mustaine, colui che ha cambiato le regole del metal, per un colloquio senza filtri. In questa intervista, il leader dei Megadeth ripercorre con orgoglio e trasporto una carriera leggendaria, svelando i retroscena del capitolo finale della band e riflettendo sul peso della propria eredità.
 

  Il nuovo album ha un ottimo suono. Dal tuo punto di vista, quali sono i vantaggi e gli svantaggi delle attuali tecnologie di registrazione, specialmente nell'heavy metal, rispetto ai metodi più tradizionali del passato?
 
Gli svantaggi contro i vantaggi: beh, i vantaggi che ci possono essere oggi riguardano prevalentemente la velocità con cui riesci a realizzare un disco. Gli svantaggi, invece, hanno a che vedere maggiormente con la qualità reale del suono; tuttavia, se sei un ingegnere di talento, hai la fortuna di lavorare con un produttore capace e puoi avvalerti di una band che ha molta esperienza alle spalle, puoi far funzionare tutto e avere ogni cosa sotto controllo. Il problema sorge quando ti trovi a dover usare attrezzature e tecniche più vecchie e non devi compiere tutto questo sforzo "a posteriori" per far suonare il disco come se fosse stato inciso su nastro o con un approccio "old school".
 
La copertina dell'album raffigura la vostra storica mascotte, Vic Rattlehead, avvolta dalle fiamme. È un modo per suggerire che l'eredità della band brucerà per sempre?
 Mi sembra un'analogia in cui mi ritrovo, anche se, a essere onesto, non ho partecipato direttamente alla creazione dell'artwork, che è opera di Blake Armstrong. Fondamentalmente gli abbiamo solo fornito qualche spunto su ciò che avremmo voluto ottenere a grandi linee. Volevamo un risultato che avesse come tema centrale la purificazione — il fuoco della purificazione, per essere più precisi. Questo anche perché molte canzoni del disco hanno una loro simbologia, un po' come accadde per "Youthanasia". Diciamo che abbiamo avuto la fortuna di disporre sempre di artwork particolari per i nostri album, nel corso degli anni; mi ha sempre esaltato l'idea di lavorare con grandi artisti visivi per realizzare le copertine, fin dal primo Vic Rattlehead per arrivare all'era moderna, dove regnano la CGI e l'intelligenza artificiale. Abbiamo sempre cercato di fare il possibile per restare all'altezza della tecnologia più all'avanguardia. Siamo stati tra i primi gruppi, se non il primo in assoluto, a disporre di un sito web ufficiale.

C'è qualcosa dell’energia dell’attuale formazione che ti riporta alla determinazione feroce delle prime ere dei Megadeth?
 Mi ritengo molto fortunato ad avere una band come questa, e la cosa mi emoziona ogni volta che ci penso. Sono tutti musicisti magnifici, oltre che persone fantastiche. Questo fa sì che stare con loro renda il nostro rapporto ancora migliore, anche per quanto riguarda il lavoro di registrazione. Per me è davvero difficile recarmi in studio sapendo di dover avere a che fare con gente che non mi piace. Ho già vissuto abbastanza situazioni controverse, durante la mia carriera.
 
Con la consapevolezza di oggi, come vedi il tuo ruolo rispetto alla nascita dei Metallica e del thrash metal nel suo complesso?
 Credo che ognuno di noi in quella scena abbia avuto un ruolo davvero fondamentale, in un certo senso. Per quanto riguarda il mio ruolo personale, qualunque esso sia stato, oggi mi sento soprattutto onorato di aver potuto far parte di quella storia e di quel momento così importante per la musica.
 
Ha sorpreso la tua decisione di rileggere "Ride The Lightning". Cosa ti ha spinto a rivisitare quel materiale proprio ora? Lo senti come un modo per chiudere un capitolo della tua storia?
 Sì, credo proprio che sia così, mi pare un modo molto appropriato di descrivere questa scelta. Ho deciso di riprendere quel brano innanzitutto perché ho contribuito personalmente a scriverlo, e sentivo che era il momento giusto per rivendicare quel legame. Inoltre, lo considero un pezzo fondamentale in cui dominano dei giri di chitarra estremamente intricati, che richiedono l'uso di tecniche particolari come lo Spider Chord, che è sempre stato un marchio di fabbrica del mio stile.
 
Com'è cambiato il tuo legame con la chitarra, ora che ti prepari ad appenderla al chiodo?
Direi che non è cambiato nulla, forse. Ma il rapporto che ho con la chitarra è sicuramente qualcosa di molto profondo; è una parte di me. Una cosa che forse non tutti sanno è che non ho l'abitudine di esercitarmi costantemente. Semplicemente, quando so che devo suonarla, la prendo in mano. Però una cosa che faccio è riascoltare le canzoni dei Megadeth che eseguiremo in scaletta prima di salire sul palco, giusto per fare un ripasso di testi, riff, assoli e passaggi vari. Tutto quello che ho ottenuto lo considero davvero un regalo, un miracolo di cui non posso prendermi alcun merito.
 
Dopo "Rust in Peace", hai realizzato un altro classico con "Countdown To Extinction", dimostrando che i Megadeth potevano dominare il mainstream senza perdere la loro aggressività. Quanto è stato vitale quel disco per dimostrare che potevate evolvervi rimanendo feroci come sempre?
 Quando facemmo "Countdown", molto dipese dal produttore dell'epoca. Per il precedente "Rust In Peace", diversi produttori avevano messo mano al disco e per questo attraversammo una serie di difficoltà. Inizialmente partimmo con Mike Clink, produttore degli UFO, e Dave Jerden, già coi Jane's Addiction; il nostro manager era convinto che Jerden sarebbe stato fenomenale, mentre io puntavo su Clink, ma alla fine si rivelò un fallimento. In realtà, il primo che allontanammo fu proprio Jerden dopo soli due giorni, perché si mise a fumare nella sala di controllo: una cosa inaccettabile per noi, visto che nessuno dei Megadeth aveva il vizio del fumo. Finimmo le registrazioni con l'ingegnere Micajah Ryan e affidammo il mix a Max Norman. Apprezzai così tanto il suo lavoro che gli chiesi di produrre "Countdown". Il suo era un approccio totalmente diverso: estremamente serio; era uno che prendeva appunti. Su "Foreclosure Of A Dream", ad esempio, ci spiegò come modulare le parti rispetto alla tonalità della voce; non ero abituato a pormi certi problemi tecnici. "Countdown" fu il risultato di quella chimica unica tra il team di produzione e la band.
 
Con il documentario di Netflix sui Megadeth e la tua nuova autobiografia, hai scelto la trasparenza. Pensi sia questo il momento giusto per riflettere sulla tua eredità?
 Credo proprio di sì, e immagino che il motivo sia principalmente per il tempo che ho a disposizione oggi e per la fase della mia vita in cui mi trovo. Tutto sta andando a gonfie vele, veramente, pertanto questo non potrebbe che essere il momento migliore per aprirmi davanti ai fan. È importante poter condividere questa intimità con loro.
 
Se dovessi scegliere un brano che rappresenti il codice genetico dell’intera storia dei Megadeth, quale sarebbe e perché?
 Penso che sceglierei probabilmente "Psychotron", da "Countdown To Exctinction", perché parla di un organismo meccanico inarrestabile, totalmente dedito alla propria missione. Quel pezzo fu ispirato da un film con Jean-Claude Van Damme che avevo visto, "Timecop". Ebbe un certo impatto su di me. Un altro brano che sceglierei, oltre a "Psychotron", sarebbe "Dawn Patrol", da "Rust In Peace", il cui testo aveva tratto origine proprio dalle suggestioni di "Psychotron" e dal film che ho menzionato. Se pensi a pellicole come "Robocop" o "Terminator", o ai film con Schwarzenegger o Stallone, erano tutti incentrati su questi antieroi che facevano saltare tutto in aria tra fiamme ed esplosioni. All'epoca, gran parte dell'ispirazione per i testi dei Megadeth arrivava proprio dai film che guardavamo.
 
Sei sopravvissuto ai mutamenti dell'industria e a innumerevoli sfide personali. Qual è la lezione più importante che la vita ti ha insegnato finora?
 Beh, direi che non esiste una sola lezione; ce ne sono troppe. Quando incontro le persone, una domanda che mi sento rivolgere spesso è: "Qual è la cosa più importante che una band emergente dovrebbe fare?". Io rispondo sempre: "Studiare". Intendo dire che bisogna acquisire le competenze necessarie per gestirsi come artisti. Non puoi pensare di restare in questo settore disinteressandoti di ciò che ti accade intorno solo perché ti stai godendo il successo.
 
In "The Last Note", il brano che chiude il vostro ultimo album, canti: "Sono venuto, ho regnato, e ora me la batto". Quando immagini l'ultimissimo show dei Megadeth, qual è il messaggio che vorresti lasciare impresso nella mente dei fan mentre le luci si spengono?
 Molto probabilmente un messaggio conciso: "Vi amo tutti quanti". Vorrei che sapessero che ho sempre cercato di dare il meglio di me e che aspetterò di incontrarli tutti nell'aldilà, prima o poi.
 


Disclaimer:

Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.

Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.

Immagini e diritti

Rockol:

  • utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
  • impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
  • accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
  • pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright

Crediti fotografici per l'immagine usata nell'articolo: Ross Halfin

Segnalazioni

Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.

Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link

(Articolo originale su Rockol.it)

condividi