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La festa di De Gregori per "Rimmel": "Non è una celebrazione"

07.12.2025 Scritto da Gianni Sibilla

“Stiamo festeggiando quel disco che avrete visto sui manifesti”, racconta Francesco De Gregori. Il concerto al Forum è cominciato da qualche canzone, e il cantautore romano vuole spiegare - con una buona dose di ironia - quello che sta succedendo. “Stiamo festeggiando. Non celebrando, perché celebrare porta sfiga. Questo disco ha 50 anni ma non sa di tappo”.
Il disco è ovviamente “Rimmel” e De Gregori, oltre all’ironia, sta facendo uso anche di una buona dose  di understatement - è uno dei capolavori indiscussi della musica italiana. Il concerto al Forum è uno degli appuntamenti centrali del tour, che dopo essere partito dai teatri approda ai palazzetti, a Milano e ovviamente a Roma, prima di arrivare nei club.

“Rimmel” è il centro narrativo del concerto, costruito come una sorta di biografia in musica: si apre con “Desolation row”, preceduta da un racconto di De Gregori sul suo amore e debito per Dylan, anzi l’amore e furto, come aveva titolato il suo disco di cover. Poi passa a raccontare la sua storia attraverso le storie delle sue canzoni: il disco non viene eseguito “front to back”, come spesso si fa nelle celebrazioni, appunto. Ma le canzoni sono il perno della scaletta, soprattutto l’uno-due di “Pablo” e “Rimmel”, con Andrea Bianchi al sax che si aggiunge alla stupenda rock band guidata come sempre da Guido Guglielminetti (basso) e Primiano Di Biase (tastiere e fisarmonica), con Carlo Gaudiello (pianoforte), Paolo Giovenchi (chitarre), Cristina Greco e Francesca La Colla (cori), Simone Talone (batteria) e Alessandro Valle (chitarra).

In mezzo alle canzoni di “Rimmel”, così, entrano altri classici (“La leva calcistica”) e pezzi meno conosciuti. “Questa non la conoscete” dice de “I matti”, “Da qualche tempo mi è preso l’uzzolo di fare canzoni che la gente non conosce perché si applaude solo quello che si conosce”, dice - e la mente va alle stupende “residency” romane e milanesi in piccoli teatri con scalette sempre diverse. “Questa la conoscete ancora meno” dice prima di lanciarsi in una stupenda “Il panorama di Betlemme” per fisarmonica e cajon.
Poi arriva la festa nella festa, con “Alice” e “Generale” cantate in coro. Nei bis “Sempre e per sempre” e “La donna cannone” prima dell’ormai consueto invito al ballo collettivo su “Buona notte fiorellino”, con il pubblico (seduto anche in platea) che si alza, riempie i corridoi e inizia a formare coppie e danzare il valzer.

Come l’incipit, anche il finale è dylaniano, con la citazione del tema di “The last waltz” della Band in “Fiorellino”, che poi viene eseguita una seconda volta nella versione “12&35” che cita apertamente la “Rainy day woman” del premio Nobel.
È un De Gregori in stato di grazia, che sia in un piccolo teatro o in un palazzetto: canta un pezzo della storia recente d’Italia, lo fa con piacere suo e per il piacere del pubblico, ma senza fare il piacione autocelebrativo, come è il rischio di questi tour. Un gran concerto, da vedere e rivedere, quando a gennaio tornerà nei club.

Scaletta

Egitto
Desolation Row
Atlantide
Compagni Di Viaggio
Deriva
La Leva calcistica
Piano bar
quattro cani
Pezzi di vetro
Il signor Hood
piccola mela
Le storie di ieri
Pablo
Rimmel
La valigia dell’attore
I matti
Il panorama di Betlemme
Alice
Generale
Bufalo Bill

bis

Sempre  per sempre
La donna cannone
Buona notte fiorellino
Buona notte fiorellino # 2


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