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Josh Brolin, prima di Hollywood c’era il punk

19.10.2026 Scritto da Redazione Rockol

Prima di affermarsi come uno dei volti più noti del cinema americano, Josh Brolin frequentava la scena punk californiana. Da adolescente usciva di nascosto dalla finestra della propria camera per raggiungere i concerti di Los Angeles, inseguendo una passione per la musica che lo avrebbe portato anche a suonare la batteria in una band. È proprio quel periodo della sua vita a essere al centro di un documentario attualmente in fase di sviluppo, dedicato ai Cito Vice Squad, il gruppo fondato durante l’adolescenza, e all’ambiente punk della California.

L’attore ha raccontato il progetto in una recente intervista a "NME", realizzata insieme al collega Austin Abrams in occasione dell'uscita del film Whalefall. Stando alle informazioni rese pubbliche finora, Brolin sta discutendo del documentario con la regista e produttrice Amy Berg. Non sono stati ancora comunicati un titolo ufficiale, una piattaforma di distribuzione o una possibile data d’uscita.

Al centro del racconto ci sarebbero gli anni della giovinezza, quando Brolin era lontano dai set cinematografici e condivideva con l’amico Jason Sears il desiderio di suonare punk rock. Un’esperienza maturata nell’area di Santa Barbara, all’interno della comunità informale dei Cito Rats, un ambiente frequentato da giovani appassionati di surf, skateboard e musica. Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, in quella parte della California, gli spazi di aggregazione nascevano spesso spontaneamente: abitazioni private, rampe costruite artigianalmente e concerti diventavano punti di riferimento per una generazione alla ricerca di occasioni per incontrarsi e suonare.

Si trattava di una realtà distante dai grandi locali di Los Angeles e dai circuiti musicali più strutturati. Molte band si esibivano in contesti improvvisati, sostenute da una rete locale di musicisti, appassionati e promoter. Fu in quel panorama che Brolin cominciò a considerare la musica non soltanto una passione da coltivare da spettatore, ma anche qualcosa da provare a fare in prima persona.

Tra i ricordi più vividi dell’attore ci sono le fughe notturne per raggiungere il Godzilla’s, locale di Los Angeles che ha paragonato al leggendario CBGB di New York. In quel contesto ebbe modo di assistere alle esibizioni di gruppi come Circle Jerks, Black Flag, Dead Kennedys e Wasted Youth, protagonisti di una scena che contribuì a definire il clima musicale e culturale nel quale prese forma la sua esperienza da batterista.

La band fondata insieme a Sears si chiamava Cito Vice Squad. Brolin ha ricordato il proprio ruolo nel gruppo senza nascondere i limiti tecnici dell’epoca: «Non ero un bravo batterista». A spingere lui e i compagni verso gli strumenti erano stati soprattutto i Sex Pistols, il cui impatto rappresentò per loro più un incentivo a mettersi in gioco che un modello da riprodurre fedelmente.

Anche il nome scelto per il gruppo, ha ammesso l’attore, non era particolarmente sofisticato. Lo stesso valeva per la musica, ancora acerba e legata a un approccio garage, che anticipava in modo grezzo le sonorità dell’hardcore punk destinate a caratterizzare parte della scena locale.

Dai Cito Vice Squad ai Rich Kids On LSD

Dopo l’uscita di Brolin dalla band, Jason Sears proseguì il proprio percorso musicale insieme a Richard «Bomer» Manzullo. Da quell’esperienza nacquero i Rich Kids On LSD, conosciuti anche con la sigla RKL. Manzullo assunse il ruolo di batterista, dimostrando, secondo il ricordo di Brolin, notevoli capacità anche come polistrumentista.

Il gruppo pubblicò l’EP It’s a Beautiful Feeling nel 1984 e l’album Still Laughing nel 1985, costruendo una miscela di hardcore e skate punk che avrebbe lasciato un segno nella scena californiana e influenzato formazioni come i NOFX. Gli RKL si sciolsero alla fine degli anni Ottanta, prima di tornare successivamente con una formazione differente.

Il documentario in preparazione potrebbe quindi ricostruire non soltanto gli inizi musicali di Brolin, ma anche le vicende di una comunità più ampia. Per il momento non è stato chiarito se il progetto sarà concentrato principalmente sui Cito Vice Squad e sugli RKL oppure se allargherà lo sguardo ai musicisti e ai giovani che gravitavano intorno a quell’ambiente.

Un possibile approfondimento in questa direzione troverebbe spunti anche nei racconti già condivisi dall’attore. In una precedente intervista, Brolin aveva descritto una generazione proveniente da contesti familiari molto diversi, ma unita dalla rabbia, da un senso di marginalità e dalla necessità di trovare un gruppo al quale appartenere. Nelle ricostruzioni della scena punk californiana emerge inoltre il peso del consumo di droghe, che contribuì a segnare e, in alcuni casi, a spezzare molte vite.

È anche questa dimensione a rendere potenzialmente significativo il progetto: raccontare il punk al di là dell'estetica e della nostalgia, restituendone il ruolo di spazio di aggregazione, espressione creativa e sperimentazione, ma anche i rischi e le conseguenze concrete per chi lo ha vissuto.

Se riuscirà a ricostruire quel passaggio dalle prime prove in adolescenza ai circuiti dell’hardcore senza ridurlo a una semplice curiosità biografica legata alla fama di Brolin, il documentario potrà offrire uno sguardo su una parte meno conosciuta del punk californiano: quella cresciuta lontano dai grandi centri urbani, alimentata dall’amicizia, dalla cultura dello skate e del surf e da amplificatori spinti al massimo.


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