A dodici anni da "Do l’anima", Alberto Fortis torna con un album di inediti. Si intitola ‘Sentimental City’, esce il 23 ottobre e raccoglie otto canzoni che attraversano amore, memoria, distanza e tempo, con uno sguardo rivolto anche alle contraddizioni del presente. Un disco nato da un lavoro di produzione condiviso tra diverse città e musicisti di generazioni differenti, nel quale il cantautore riprende alcuni dei temi che hanno accompagnato la sua scrittura, cercando nuove prospettive per raccontarli. Ma ‘Sentimental City’ è anche il nome di un luogo simbolico da ricostruire e abitare, una comunità fondata sulla possibilità di ritrovare un rapporto con gli altri in un tempo che Fortis vede sempre più attraversato dall’indifferenza.
Una città da abitare
"C’è un momento per tutto ed eccoci qua", dice Fortis a proposito del ritorno alla forma dell’album di inediti. "‘Sentimental City’ già nel suo nome porta la sua bandiera ideologica. C’è l’esigenza, più o meno conscia, di ricostruire una città del sentimento, simbolicamente parlando, e di andarla ad abitare insieme il prima possibile".
Un’idea che si lega anche all’impegno che Fortis porta avanti con la Cittadellarte del maestro Michelangelo Pistoletto, nell’ambito del progetto del Terzo Paradiso. Al centro c’è la possibilità di immaginare una terza via attraverso la quale arte, istituzioni e attività economiche possano contribuire alla costruzione della pace: "Dobbiamo avere il coraggio di non essere vittime di questo inganno globale, che ormai decreta uno scenario inconcepibile basato sull’economia della guerra e che scivola un po’ nell’indifferenza".La scrittura e il presente
L’amore, la distanza, la memoria e il tempo sono temi che attraversano da sempre il repertorio di Fortis. In ‘Sentimental City’ ritornano in brani come ‘Linea immaginaria’, che apre l’album, ‘E non ti ho avuta mai’ e ‘Ricordati di me’. Il modo di raccontarli, però, non può restare immutato. "Augurabilmente cambia sempre un po’, pur avendo la radice ben salda", spiega il cantautore. "Se veramente si fa arte e si scrive musica, si è anche un po’ figli dell’attualità in cui si vive. Ed è questo uno degli assi portanti di ‘Sentimental City’: la convivenza tra la radice, la volontà di attualità e l’attenzione verso l’imminente futuro".
Per Fortis, la responsabilità di chi fa arte riguarda anche le generazioni che verranno. "Le arti, in tutte le loro declinazioni, insieme all’immaginazione, sono sempre state un’arma potentissima, che prescinde dall’età, dal lavoro che si fa e dall’estrazione sociale". Una convinzione che nasce anche dal confronto diretto con i più giovani: "Sempre più spesso ho a che fare con studenti e devo dire che abbiamo un tessuto sociale e giovanile bellissimo, sul quale dobbiamo far leva e che lascia ben sperare".La musica e le sue regole
Dagli esordi con ‘Milano e Vincenzo’, canzone che affrontava apertamente le dinamiche di potere nell’industria discografica, al nuovo album, il rapporto di Fortis con il sistema musicale è rimasto una questione aperta. A essere cambiato, sostiene, è soprattutto il linguaggio. Nel suo ragionamento c’è anche una distinzione tra le trasformazioni del mercato e il valore che le canzoni riescono ad acquisire nel tempo. "Penso che continueremo a cantare i Beatles e Dalla, ma non credo che canteremo certi esponenti della musica di oggi", dice richiamando la necessità di non confondere la provocazione con qualsiasi forma di espressione legittimata in nome dell’arte: "La protesta, l’innovazione, il reclamo oggi servono davvero. Però non dobbiamo arrivare a quello che è bieco e fa molto male".
La sua riflessione si allarga così al ruolo che la musica può avere nella società, un tema che, nel suo caso, si intreccia con la scelta di continuare a muoversi fuori da un percorso artistico facilmente prevedibile.Fuori dal percorso
Fortis ricorda un episodio recente che lo ha riportato agli inizi della carriera. Recentemente ha incontrato il regista Cosimo D’Amato, che ha lavorato a lungo con Andrea Pazienza e gli ha regalato una serigrafia tratta dal video di ‘Milano e Vincenzo’, realizzato proprio da Pazienza."È stato un regalo incredibile, soprattutto perché ero all’inizio della carriera. L’ho vissuto come una benedizione di tutto il viaggio, anche pagando il prezzo di fare il libero battitore, senza adagiarmi su numeri e classifiche, ma disorientando".
Una traiettoria che lo ha portato a collaborare con musicisti di provenienze diverse. Tra questi c’è Carlos Alomar, chitarrista e produttore che ha lavorato con David Bowie e John Lennon, con il quale Fortis racconta di aver posto le basi per una nuova collaborazione. Guardando invece alla scena attuale, cita Lucio Corsi: "È un bellissimo esempio di come una persona di questo tempo faccia tesoro di certe radici artistiche. Ci stimiamo molto e credo che Lucio sia veramente una bella bandiera di intelligenza artistica".Il tempo della musica
Il rapporto con il passato torna anche quando Fortis ragiona sull’eredità delle canzoni che lo hanno reso popolare. Sa che una parte del pubblico continua ad associarlo soprattutto ai brani degli anni Ottanta, ma non considera questo legame un limite in sé. "Bisogna essere grati agli inizi sorprendentemente di successo. È chiaro che ci sono dei marchi che rimangono, soprattutto in un certo pubblico, che associa una canzone a un momento storico della propria vita".
A essere cambiato, secondo lui, è soprattutto il modo di ascoltare e utilizzare la musica. La diffusione delle piattaforme digitali ha contribuito a creare una distanza tra generazioni. Fortis parla di una trasformazione accelerata anche dalle logiche industriali, sempre più orientate verso profitti rapidi.
Da qui nasce il suo invito a utilizzare maggiormente i social per seguire l’attualità degli artisti che si amano, andando oltre i brani già conosciuti.‘Sentimental City’ sarà pubblicato in digitale, in CD e in vinile. Intanto Fortis sta lavorando a una serie di brevi documentari destinati ai social, dedicati alle città che hanno segnato la sua formazione musicale. Tra queste c’è anche il luogo in cui, a quindici anni, ascoltava i Beatles, senza sapere che anni dopo avrebbe avuto modo di lavorare negli studi di Abbey Road. Un percorso nella memoria che affiancherà idealmente quello del disco, insieme ai concerti e a un’autobiografia scritta con Elisabetta Sgarbi, prevista per i primi mesi del prossimo anno.
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