Fino all’11 gennaio, ripubblichiamo le recensioni dei dischi candidati ai Rockol Awards 2025 nella categoria "Miglior album italiano": è possibile votare qua.
Qua invece le candidature per i migliori live.Un riff di chitarra e un campionamento di un dialogo di “Stalker”, capolavoro di fantascienza datato 1979 di Andrej Tarkovskij. Comincia così “Post mortem”, il nuovo album dei Cani. Niccolò Contessa, l'eminenza grigia del cantautorato cosiddetto "indie", di cui ha forgiato suoni, liriche ed estetica, aprendo quel varco tra underground e mainstream dal quale sarebbero passati - a turno - Calcutta, i Thegiornalisti di Tommaso Paradiso, Gazzelle, Carl Brave, Franco126 e via dicendo, torna per chiudere un cerchio.
Contessa non pubblicava un album dal 2016. L'ultimo, "Aurora", uscì quando la scena che lui stesso aveva contribuito a creare era al massimo del suo splendore, prima dell'inevitabile tramonto: Calcutta stava girando l’Italia con il tour legato all’album “Mainstream”, il disco che di fatto spalancò le porte dei circoli Arci alle teenager (al quale contribuì in qualità di supervisore artistico lo stesso Contessa); i Thegiornalisti di Tommaso Paradiso, non ancora lo “Space cowboy” dell’esordio da solista, di lì a poco avrebbero fatto il botto con “Completamente”; poi sarebbero arrivati Coez (che per la verità esisteva già come rapper, ma avrebbe svoltato solo nel 2017 con “Faccio un casino”, co-prodotto proprio da Contessa), Gazzelle, Carl Brave e Franco126. L’album spunta dal nulla dalla nebbia di nostalgia che sembra aver avvolto il fenomeno indie pop - o quel che ne rimane - e suona proprio come una sorta di guanto di sfida a quella scena che, almeno ai suoi albori, sembrava avere tantissimo da dire e che poi alla fine ha finito per canonizzarsi, per ridursi a una sfilza di luoghi comuni e cliché non solo sonori ma anche di contenuti.
Viene da citare Marracash: è finita la pace, per l’indie. Nelle 13 tracce che compongono “Post mortem” - i pezzi sono stati scritti, registrati e suonati da Contessa stesso, che li ha prodotti insieme ad Andrea Suriani, da sempre il suo braccio destro - ritroviamo tutti gli elementi che caratterizzavano dischi come “Il sorprendente album d’esordio de I Cani”, “Glamour”, “Aurora”.
Tra .elettronica, new wave e lo-fi Contessa spazia tra esistenzialismo (“Io”) e ironia (Simone, Arianna, Filippo, Antonio, i protagonisti di “Buco nero” , sembrano reduci della scena localara del Pigneto, popolata negli Anni Duemiladieci da «falsi nerd con gli occhiali da nerd, anoressiche alla moda e anoressiche fuori moda, bulimiche che si occupano di moda, nichilisti col cocktail in mano che sognano di essere famosi come Vasco Brondi»), riflessioni sulla società (“f.c.f.t.” è un pezzo sul suo improbabile desiderio di conformarsi) e intellettualismi vari (in “Felice” cita Gregor Samsa, il protagonista de “La metamorfosi” di Franz Kafka; in “Davos” cita “La montagna incantata” di Thomas Mann). Insomma, I Cani riportano tutto a casa. E Contessa chiude quel varco che aveva aperto quindici anni fa.
Contessa non ha voluto concedere interviste per raccontare l’album. Del resto in "Nella parte del mondo in cui sono nato" canta che «degli artisti ci interessa essenzialmente che cos'hanno mangiato, dove vanno in vacanza». Ha sempre tenuto un basso, bassissimo profilo: all’inizio, quando cominciarono a circolare “I pariolini di 18 anni” e “Wes Anderson”, caricati su SoundCloud, non voleva neppure rivelare la sua identità e l’anonimato contribuì non poco a creare hype intorno al progetto. All’epoca promuoveva la sua musica con Polaroid di varie razze di cani. A questo giro ha fatto diffondere dall’ufficio stampa degli autoscatti nei quali neppure si vede il suo volto (la foto che trovate in alto è d’archivio: è del tour di “Aurora”), come quella qui sopra. Ha fatto specificare di aver scelto di mettere «.al centro di tutto la musica», finendo per citare un mantra sanremese («Ho messo la musica al centro» è ciò che ripetono da anni i direttori artistici della kermesse, da Claudio Baglioni a Carlo Conti, passando per Amadeus). «Tutto quello che c’è da scoprire è nel disco», si legge nel comunicato. “Ci sarà un tour?”, verrebbe da domandarsi - e da domandargli - citando Simona Ventura. Come sempre quando c’è di mezzo Contessa, poche certezze e tanto mistero. Intanto c’è questo album. Ed è già tanto.
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