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Il rock gentile e ottimista di Bryan Adams

09.09.2025 Scritto da Paolo Panzeri

Tre anni dopo "So happy it hurts" Bryan Adams torna con nuove canzoni raccolte nel suo sedicesimo album intitolato "Roll With The Punches". L'eterno bravo ragazzo canadese che pare affrontare la vita sempre con un bel sorriso stampato in faccia – ragazzo che comunque veleggia verso i 66 anni – non ha mai convinto la critica fino in fondo: troppo poco rock per essere un rocker, troppo poco pop per essere una popstar; e ancora, troppo garbato e gentile per essere un rocker, troppo attempato per essere una popstar. Che la si prenda da una parte oppure dall'altra c'è sempre stato qualcosa che non convinceva fino in fondo: era apprezzato, ma fino a un certo punto. Questa sua reputazione non ha però mancato di convincere una larga fetta di pubblico che ha sempre trovato e trova piacere (e molto) ad ascoltare le sue canzoni. Eh sì, perché una delle sue caratteristiche è quella di avere successo e di averlo mantenuto nel tempo.

Più rock che pop

Bryan Adams, coadiuvato nella scrittura delle canzoni principalmente da Mutt Lange e dal fido Jim Vallance, in "Roll With The Punches" non tradisce le aspettative. Il disco parte lancia in resta con la title track, chitarra affilata e batteria caciarona che, come da specialità della casa, assecondano coro d'accompagnamento e melodia. Nulla di nuovo sotto il rassicurante cielo di Bryan, è rock radiofonico, di quello che ascoltiamo e che funziona da sempre. "Make up your mind" è pop/rock ruffiano e addomesticato il giusto come spesso deve essere un singolo, mentre "Never ever let you go" è una ballatona davvero irresistibile. Si prosegue poi con "A Little More Understanding", brano dalle sfumature funky che invita al dialogo e alla comprensione. Vaghi accenni springsteeniani sono contenuti nell'armonica di "Love is stronger than hate", la parabola di un soldato che tornato dal fronte ha il bisogno di trovare conforto nell'amore dopo avere vissuto l'odio. "How's That Working For Ya" viaggia dalle parti del rock blues, di quello sgangherato. A seguire "Two Arms To Hold You", un valzer che potrebbe scivolare facilmente nel banale se non fosse che Bryan Adams (essendo Bryan Adams) risulta credibile nel voler essere l'uomo della vita della ragazza di turno. La chiusura è affidata a "Be the reason", una chiamata alle armi che predica ottimismo e fiducia nel futuro, e "Will we ever be friends again" dove accade di ripensare al passato con un filo di malinconia e a come sarebbero potute andare le cose se non si fosse perso quello che era un grande amore.

Bryan, l'eterno bravo ragazzo

Anche con "Roll With The Punches" Bryan Adams ci suggerisce che il segreto per realizzare un buon disco sta nello scrivere delle buone canzoni. Ognuno secondo le proprie radici e inclinazioni musicali. Le sue e quelle di molti altri hanno casa, come ci ha cantato anni fa nella sua canzone più nota, nell'indimenticabile estate del 1969. Bryan è sempre uguale e fedele a se stesso. I suoi testi per la maggior parte delle volte sono semplici, elementari, anche quando contengono riflessioni un poco più profonde e rivelatorie. Ma proprio per questo vengono compresi e riescono a tenere compagnia alla gente, con il loro ottimismo di fondo: quando invitano a non mollare nei momenti difficili, quando parlano di amori più o meno felici, quando si augurano che il bene trionfi infine sul male, quando la speranza è sempre l'ultima a morire.

(Articolo originale su Rockol.it)

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