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Il ritorno degli U2 e della canzone di protesta

19.02.2026 Scritto da Gianni Sibilla

Il rock che prova a riprendersi la sua centralità. Prima con Springsteen e “Street of Minneapolis” poi con questo EP degli U2, uscito a sorpresa nel Mercoledì delle Ceneri, ovvero l’inizio della Quaresima prima della resurrezione che arriverà con la Pasqua. “Day of ash” si chiama l’EP: ma oltre l’immaginario cattolico - sempre stato centrale nei testi di Bono -  quello che gli U2 raccontano sono le ceneri della democrazia e della libertà, con la speranza di vedere da quelle ceneri la rinascita di una fenice.

Cinque canzoni e una poesia musicata da Jacknife Lee: non è un caso che l’EP si apra con un obituario per la morte dell’America così come la conosciamo, e che la morte reale di René Goodin, l’insegnante di Minneapolis uccisa a sangue freddo dall’ICE di cui canta anche Springsteen, sia il simbolo reale e tremendo di questa morte. "American obituary" è una canzone rock e secca, molto riconoscibile nel suo andamento.

Come in quasi tutte le canzoni dell’album, qua musicalmente non c’è nulla di particolarmente innovativo: c’è solo una band che torna a fare quello che sa fare meglio: rock, epico, intenso. Se i testi di Bono guardano al presente, la musica di “Day of ash” guarda spesso al passato, con riferimenti alle varie fasi della storia della band, con la chitarra di Edge a farla spesso da padrone: “The tears of ring” (il fascismo e i fondamentalismi del mondo visti dagli occhi a forma di cuore del David di Michelangelo) è una bella ballata acustica. “Song of the future” ha un suono che ricorda “Staring at the sun”, ma più veloce e più pop: un contrasto con la storia di Sarina Esmailzadeh, studentessa uccisa a 16 anni durante le proteste contro il regime iraniano. La infinita guitar di Edge apre anche “Yours eternally”, con qui cori epici a cui contribuisce Ed Sheeran: qua il riferimento sono gli U2 più recenti, più pop-rock che rock (vengono alla mente pure  i Coldplay). C’è anche Taras Topolia, conosciuto a Kiev: la canzone parla della guerra in Ucraina, tema su cui la band si è spesa molto, andando a cantare anche nella capitale dello stato aggredito dalla Russia

Il gioiello dell’EP è “One life a time”, che è anche l’unica canzone già conosciuta: Bono aveva letto il testo lo scorso ottobre quando gli U2 vennero premiati al Woody Guthrie Center, dedicato al padre delle canzoni di protesta moderna - tutto torna. Gli U2 sono stati criticati in tempi recenti di essersi esposti tardi e poco su Gaza e sulla questione palestinese, e questa è la loro risposta: un brano dedicato ad Awdah Hathaleen, ucciso dai coloni israeliani e consulente del film premio Oscar “No other land”, che raccontava quella terra martoriata. Una canzone che parte come un brano dei New Order, con il basso di Adam Clayton che pulsa e poi si apre con le chitarre di Edge, davvero notevole

La copertina di “Days of ash” porta in bella vista “EP”, quasi ad abbassare le aspettative -  nei materiali che accompagnano l’album è specificato in maniera netta che l’album che arriverà a fine anno avrà suoni e un approccio tematico decisamente diversi. Ma anche trattandosi solo di cinque canzoni, gli U2 non hanno rinunciato a fare le cose in grande: un lyric video per ogni brano, una nuova edizione di “Propaganda” - la storica fanzine della band - con cinquanta pagine di interviste, testi e foto.
In “Days of ash” ci sono canzoni dritte e accessibili, arrabbiate e riflessive, riconoscibili e contemporanee. Da un lato ci dicono che sono solo cinque canzoni urgenti, dall’altro lato mettono molta carne al fuoco, c’è molto da processare. È evidente che gli U2 hanno molto materiale a cui lavorare in vista di quello che sarà il loro primo album di inediti dal 2017: lì sarà un’altra storia. Ma intanto sono tornati con un mazzo di nuove canzoni musicalmente buone e tematicamente intense: per ora va bene così. 
Fa piacere che gli U2  e la canzone di protesta siano tornati per provare a reagire. Il rock - seppure invecchiato, inevitabilmente - ogni tanto prova ancora a fare ciò che l’ha reso grande: raccontare storie, guardare il mondo, darci delle chiavi di lettura su ciò che ci circonda, reagire.

TRACKLIST
1. American Obituary
2. The Tears of Things
3. Song of The Future
4. Wildpeace - di Yehuda Amichai, letto da Adeola, con musica di U2 e Jacknife Lee.
5. One Life At A Time
6. Yours Eternally (ft. Ed Sheeran & Taras Topolia)


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