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Il lato pop della classica: Madness, "Hall of the Mountain King”

06.12.2025 Scritto da Davide Pezzi

2005       Madness - In the Hall of the Mountain King

Lo ska è certamente quanto di più lontano dalla musica classica, non avendo neanche il carattere epico di certa musica heavy metal, paradossalmente più vicina alle grandi opere del passato. Gli inglesi Madness sono tra i pochi artisti ska (o reggae, di cui lo ska è una variante) ad avere adattato al ritmo in levare di derivazione giamaicana delle pagine classiche.

Questo In the Hall of the Mountain King, adattamento del celebre tema di Grieg, è il secondo incontro tra la band e la musica classica, dopo Swan Lake – cioè “Il lago dei cigni” di Ciajkovskij – registrato per il loro album di debutto del 1979.

Per tornare sul luogo del delitto i Madness hanno aspettato ben 26 anni, infatti questo loro arrangiamento della celebre pagina di Grieg viene registrata per l’album The Dangermen Sessions Volume One, pubblicato nel 2005, un disco composto da cover nato quasi per scherzo: prima di registrare l’album, infatti, la band tiene una serie di concerti di basso profilo sotto lo pseudonimo di Dangermen, in cui eseguono principalmente cover che suonavano durante gli inizi della loro carriera, quando ancora si chiamavano Invaders.

In the Hall of the Mountain King resta però, alla fine, fuori dalla tracklist dell’album e viene inserita nel 2012 in Forever Young: The Ska Collection, una compilation che raccoglie, oltre ai loro successi, anche alcuni lati B dei singoli e due inediti, uno dei quali è appunto la loro personale rielaborazione del brano di Grieg. La versione dei Madness è come al solito tecnicamente ineccepibile, con dei gustosi interventi al sax di Lee "Kix" Thompson, e dopo una prima parte moderata, nel tipico stile della band, accelera progressivamente il ritmo fino al forsennato finale, sostenuto dal pianoforte di Mike “Mr B” Barson.

Un pezzo che è difficile ascoltare senza farsi prendere dal ritmo. Probabilmente a Grieg, che fu uno studente insofferente alle regole che sentiva la tecnica come una limitazione alla sua immaginazione, sarebbe piaciuto.

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Questa scheda è tratta dal  libro  “Rock Me Amadeus. Il lato pop della classica, il cuore classico del rock. Quando il Classico incontra il Pop, il Rock e la Disco” di Davide Pezzi (Youcanprint, 252 pagine, euro 19,50, acquistabile qui) per gentile concessione dell’autore.

 

Cosa succede quando Mozart, Bach o Beethoven scendono dal podio della grande musica e si ritrovano tra chitarre elettriche, sintetizzatori e luci da discoteca? “Rock Me Amadeus” esplora l’affascinante (e a volte sorprendente) universo delle riletture pop, rock e disco di celebri brani classici.

Il libro offre un viaggio che è allo stesso tempo storico e curioso, attraversando decenni di esperimenti, contaminazioni e rivisitazioni. Non mancano pagine dedicate alle versioni meno riuscite — testimonianze di un’epoca e di un gusto — che aiutano a comprendere ancora meglio la forza inesauribile della musica classica come fonte di ispirazione.

Con uno stile accessibile e documentato, l’autore guida il lettore tra aneddoti, dischi, musicisti e arrangiamenti, mostrando come il dialogo tra mondi musicali apparentemente lontani possa generare nuove forme di creatività, tra genio e (talvolta) ingenua goffaggine.

 

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