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Il disco più mistico dei Florence and the Machine

04.11.2025 Scritto da Mattia Marzi

Parla di stregoneria e di incantesimi, di protezioni dal male e di misteri. È una Florence Welch ancora più mistica del passato quella che si racconta nei dodici brani che compongono “Everybody scream”, sesto album a nome Florence and the Machine, marchio tra i più redditizi del pop-rock degli ultimi vent’anni, capace di affascinare e appassionare più di una generazione. “Everybody scream” arriva a tre anni di distanza dal precedente “Dance fever” ed è forse il disco più viscerale tra tutti quelli incisi da Welch e compagni. È un disco brutale, nel senso che Florence Welch mette il suo cuore sul tavolo e racconta nel modo più onesto possibile una dolorosa vicenda personale: la gravidanza extrauterina che ha causato l’aborto spontaneo del figlio che la cantautrice britannica stava aspettando insieme al suo compagno. È avvenuto tutto durante il tour del precedente album. La vicenda ha avuto un’ispirazione diretta su “Everybody scream”, le cui canzoni - da “Sympathy Magic” a “The old religion” - raccontano proprio come Florence Welch si è ripresa dal trauma. I testi contengono allusioni al misticismo, alla spiritualità, alla stregoneria e affrontano temi come la femminilità, la coppia, l’invecchiamento e la morte, mettendo a nudo il lato oscuro della quotidianità. Il tutto con sonorità oscure, ansiogenene, ma al tempo stesso potentissime.

"Everybody scream" è un disco pensato per la dimensione dal vivo, come se queste canzoni avessero bisogno di essere suonate e cantate live per fungere da catarsi a tutti gli effetti. I brani, ai quali Welch ha lavorato negli ultimi due anni insieme a una cerchia ristrettissima di collaboratori, tra cui Mark Bowen degli Idles, tra le band più esplosive della nuova scena rock internazionale, sono nati da una forte urgenza espressiva. Spesso registrati in un solo take, come “One of the greats”: «È stata la prima canzone che io e Mark Bowen degli Idles abbiamo scritto insieme. Mentre ero in tour con “Dance fever” stavo scrivendo quella che sembrava una lunghissima poesia nelle note del mio cellulare e l'ho condivisa con Mark. Quando siamo andati in studio abbiamo iniziato con questi accordi minacciosi e mentre lui iniziava a suonare, io cantavo e entrambi avevamo questo sguardo negli occhi che diceva: “Dove stiamo andando?”. È venuto fuori tutto da noi ed era così importante mantenere quella selvaticità mentre passavamo alla produzione. Aaron Dessner lo ha capito, mentre molti produttori avrebbero cercato di domare la canzone».

Anche l’utilizzo della voce assume un significato particolare: è uno strumento grezzo, percussivo e mistico. «È stata una scelta deliberata quella di non creare sempre suoni belli, ma di essere incredibilmente primitiva. C’era qualcosa in quello che ho vissuto che mi sembrava animalesco e questo mi ha portato a usare la voce e il corpo in modo diverso», racconta la musicista. Tra le ispirazioni sonore dei dodici brani contenuti in “Everybody scream”, Florence Welch cita il doom folk, il medievalismo degli Anni ’70, la musica strumentale per organo.

Il finale, però, è lieto, o quantomeno ambisce ad esserlo. “And love”, dalle atmosfere più disneyiane che timburtoniane, è un’ode alla potenza salvifica dell’amore inteso in senso lato, che si tratti dell’amore per una persona o per la musica: «Ho voluto regustrare un desiderio e una preghiera per me stessa e per tutti noi», dice Welch, che nel brano ripete a mo’ di mantra «peace is coming», «la pace sta arrivando». Lei la sua sembra averla trovata. 

(Articolo originale su Rockol.it)

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