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Il difficile (ma riuscito) quarto album di Noah Kahan

27.04.2026 Scritto da Paolo Panzeri

"Stick season", uscito nell'ottobre 2022, è stato uno degli album più importanti pubblicati negli ultimi anni. Un disco importante - il terzo dell'allora 25enne Noah Kahan - perché, uscito in sordina, senza aspettative particolari, si è via via affermato partendo dal basso affidandosi unicamente alla forza e alla qualità delle sue canzoni. Non è stata una violenta esplosione la sua, piuttosto una lenta ma inesorabile ascesa che ancora oggi, a distanza di tre anni e mezzo dalla pubblicazione, lo vede occupare la 14esima posizione della classifica di vendita statunitense. La grande dote del ragazzo originario dello stato del Vermont è quella di saper utilizzare le parole in modo tale da raccontare storie toccanti e profonde, intime e personali, catartiche e descrittive, senza alcuna paura di mostrare le proprie debolezze e fragilità. Queste parole hanno intercettato le difficoltà e le ansie delle nuove generazioni facendo di Noah un punto di riferimento. Marcus Mumford per come il folk rock di Kahan è riuscito a connettersi con la gente ha avanzato un ardito paragone, "è come Bob Dylan e Joni Mitchell al loro meglio".

La grande divisione

Dopo un album così celebrato come "Stick season" è immaginabile che non deve essere stato facile per un animo tormentato come quello di Noah Kahan rimettersi al lavoro avendo sulle spalle pressioni e aspettative derivanti dal successo. "Ho trascorso molti mesi andando avanti nel buio completo, con le mani tese davanti a me, cercando disperatamente qualcosa di familiare che mi facesse capire di essere di nuovo vicino all’interruttore della luce." Ad aiutarlo ad accendere la luce nel nuovo album “The Great Divide” sono i produttori Gabe Simon (già al suo fianco in "Stick season") e il National Aaron Dessner. Quindi come è andata la sfida a non far rimpiangere il capitolo precedente? “The Great Divide” non può avvalersi dell'effetto sorpresa, ma è senza dubbio un album di buon livello che non deluderà i fan e confermerà Noah Kahan nell'empireo dei preferiti di questo periodo. Tutte le buone prerogative di "Stick season" permangono intatte, il lavoro di Dessner ha contribuito ad ampliare e diversificare lo spartito delle sonorità di Kahan, però diciassette canzoni sono un numero parecchio ambizioso per non prevedere qualche passaggio se non a vuoto quanto meno ripetitivo.

Out of body

Congiuntamente all'album, da un paio di settimane, Netflix ha pubblicato sulla sua piattaforma il bel documentario "Out of Body" dove si racconta la storia di Noah Kahan, la visione del film aiuta a comprendere come e da dove nascono le sue canzoni e a conoscere più nel profondo la personalità del musicista statunitense. Il paragone con Bob Dylan evocato da Marcus Mumford è senza dubbio una voluta esagerazione, ma non è esagerato affermare che Noah Kahan è tra gli autori più interessanti di questa generazione e “The Great Divide” è un bel disco.


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