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I Linkin Park credono nel loro presente

24.06.2026 Scritto da Elena Palmieri

Attraversato un nuovo passaggio decisivo della loro storia recente, i Linkin Park sono pronti per tornare in concerto in Italia per la data del 26 giugno alla Visarno Arena di Firenze. Questo nuovo appuntamento, arriva a un anno dal concerto milanese (qui il nostro racconto) che aveva segnato il primo passaggio del gruppo nel nostro Paese con la nuova formazione. In quell'occasione, la band aveva affrontato la prova più delicata, quella di riportare sul palco italiano un nome enorme della storia recente del rock senza Chester Bennington e con Emily Armstrong accanto a Mike Shinoda. Ora il discorso è cambiato. I Linkin Park non arrivano più solo per dimostrare di poter esistere ancora, ma per confermare una nuova identità che nel frattempo ha attraversato palchi, festival, reazioni, critiche e un album come "From zero" (qui il traccia per traccia, e qui la recensione), costruito proprio sull’idea di ripartire non cancellando il passato, ma provando a rimetterlo in movimento.

Il concerto di Firenze rientra nel calendario del "From zero world tour”, che lchiuso il Download Festival da headliner, consegnando a Emily Armstrong un momento storico per il rock pesante, perché la cantante è diventata la prima frontwoman a guidare un gruppo in cima al cartellone della manifestazione britannica. Nello stesso periodo Mike Shinoda ha parlato anche di “Unshatter”, il documentario diretto da Joseph Hahn che racconterà gli anni successivi alla morte di Chester Bennington, il lento ritorno alla musica e la costruzione del nuovo capitolo con Armstrong e il batterista Colin Brittain. È dentro questa cornice che il concerto di Firenze acquista un significato preciso. Non è soltanto un’altra data del “From Zero World Tour”, ma una nuova verifica del presente dei Linkin Park, ormai meno sospeso tra nostalgia e scetticismo e più orientato verso una forma di continuità possibile.

Il presente dei Linkin Park

Dal 2024 a oggi i Linkin Park hanno trasformato una domanda dolorosa in un percorso musicale. Per anni, dopo la morte di Chester Bennington nel 2017, il gruppo era sembrato fermo in uno spazio di rispetto, silenzio e incertezza, come se ogni tentativo di tornare avrebbe rischiato di diventare una forzatura. La ripartenza annunciata nel settembre 2024, con la presentazione della nuova formazione e del singolo “The emptiness machine”, ha invece spostato il discorso su un terreno diverso. Mike Shinoda, Dave “Phoenix” Farrell e Joe Hahn hanno scelto di non cercare una copia di ciò che non poteva essere sostituito, ma di riaprire il linguaggio della band attraverso una voce diversa, quella di Emily Armstrong, e attraverso un nuovo impulso ritmico, quello di Colin Brittain alla batteria. Nei concerti, accanto a loro, la parte di chitarra dal vivo è affidata ad Alex Feder, mentre Brad Delson continua a far parte della storia creativa del progetto senza essere presente sul palco.

“From zero” ha funzionato come dichiarazione d’intenti. L’album non ha provato a rimuovere la frattura, ma a darle una forma sonora nuova, pescando dalla memoria di “Hybrid theory” e “Meteora”, dalla fase elettronica e più atmosferica della band, dall’urgenza rap di Shinoda e da un lato più hardcore portato da Armstrong. Canzoni come “The emptiness machine”, “Cut the bridge”, “Heavy is the crown”, “Two faced”, “Casualty” e “Overflow” hanno mostrato che i Linkin Park potevano usare il proprio passato senza ridursi alla replica, mentre brani come “Good things go” hanno cercato una via più emotiva e luminosa per raccontare una sopravvivenza possibile. Il “From zero world tour”, iniziato nel settembre 2024 e passato dall’Italia nel giugno 2025, ha portato questa idea fuori dallo studio, dove la prova più difficile non era soltanto eseguire canzoni nuove, ma farle convivere con brani che per milioni di persone restano legati in modo indissolubile alla voce di Chester.

Da questa trasformazione, oltre ai concerti, nasce anche il nuovo e appena annunciato documentario “Unshatter”. Il film, diretto da Joseph Hahn, raccoglie immagini dietro le quinte, materiali d’archivio e riprese recenti per raccontare il ritorno del gruppo dopo la morte di Bennington e la costruzione della nuova fase con Armstrong e Brittain. In una recente intervista durante il Download Festival dello scorso 14 giugno, Mike Shinoda ha spiegato a Mel Ramsay di BBC News che l’idea era rimasta a lungo sospesa, anche perché Hahn aveva da tempo il desiderio di raccontare l’universo della band attraverso il cinema. Dopo la morte di Chester, però, tutto si era fermato. "Non pensavamo nemmeno di avere ancora una band", ha ricordato Shinoda, raccontando come ogni cosa fosse svanita prima che gli incontri con Colin ed Emily, la scrittura dei nuovi brani e la nascita dell’album rimettessero lentamente in moto la storia.

Il punto centrale di “Unshatter” non sembra essere la costruzione artificiale di un ritorno, ma la documentazione di un passaggio umano e creativo. Shinoda ha detto che molte persone, dentro e fuori la comunità dei Linkin Park, "vogliono capire come abbiamo rimesso insieme i pezzi dopo questa tragedia, dopo aver perso il nostro amico e il co-fondatore di questa band a cui abbiamo dedicato vent’anni". Non a caso il documentario non viene presentato come un prodotto patinato o come un reality, ma come il risultato di anni di riprese raccolte da una persona vicina al gruppo. "Non pensate a un reality show", ha precisato Shinoda, spiegando che gran parte del materiale è stato girato dal loro amico Mark, quasi per necessità di memoria prima ancora che con un progetto preciso in mente. Una data d'uscita precisa del docufilm non è ancora stata svelata, ma la band ha già svelato il primo trailer di “Unshatter”.

Emily Armstrong ha fatto la storia con i Linkin Park al Download Festival

Una delle tappe più importanti della serie di concerti 2026 del "From zero world tour” è stata quella dello scorso 14 giugno al Download Festival, che ha reso evidente quanto questo presente sia ormai diventato concreto. La prima apparizione dei Linkin Park a Donington dopo dodici anni aveva già un peso simbolico forte, ma la presenza di Emily Armstrong ha aggiunto un ulteriore livello di significato. Per la prima volta nella storia del festival, una band guidata da una frontwoman è arrivata in cima al cartellone. Il dato, di per sé, racconta molto del rapporto ancora complicato tra i grandi festival rock e metal e le voci femminili. Riporta anche come il caso dei Linkin Park sia particolare, perché a permettere questo passo storico è stato il peso di un nome globale, ma anche la scelta della band di affidare la propria rinascita a una cantante capace di non entrare in scena come semplice sostituta.

Secondo i racconti del concerto, l’attesa era altissima già prima dell’inizio, con un conto alla rovescia apparso dieci minuti prima del set e una folla compatta davanti all’Apex Stage, composta da fan cresciuti con il nu metal e da una generazione più giovane che ha conosciuto i Linkin Park come eredità già consolidata. Secondo i report internazionali, come quello pubblicato su "Loudersound", il set del Download ha mostrato i punti di forza e le tensioni dell’attuale equilibrio del gruppo. Oltre a trovare un dialogo tra presente e passato, con brani come “Papercut” e “In the end” capaci di riportare al centro l’impatto fisico e generazionale del repertorio storico, Emily Armstrong ha saputo riaffermare la propria identità con pezzi recenti come "Heavy is the crown”.

Il momento più significativo, però, è stato anche quello più politico nel senso più concreto del termine. Shinoda ha usato l’apparizione storica di Armstrong come occasione per incoraggiare dei mosh pit riservati alle donne, trasformando il primato della cantante in un gesto collettivo. Non è un dettaglio secondario, perché in un contesto come il Download, dove per oltre vent’anni nessuna band con una voce femminile era arrivata al vertice del cartellone, la presenza di Emily non riguarda solo la storia dei Linkin Park. Riguarda anche l’immaginario del rock da grandi palchi, la percezione di chi può stare al centro della scena e il modo in cui una band istituzionale può contribuire a cambiare prospettiva senza ridurre la questione a una scelta di facciata.

Armstrong, dal canto suo, sembra aver superato un’altra prova. Come già accaduto a Milano nel 2025, la sua forza non sta nel tentare di vincere un confronto impossibile con Bennington, ma nel dare ai brani una tensione diversa. Sulle canzoni nuove appare più libera, perché può portare il materiale verso una dimensione più dura e fisica. Sui classici si muove invece con una prudenza che a volte lascia spazio al pubblico, soprattutto nei momenti più carichi di memoria. È proprio questa alternanza, tra presenza e misura, a rendere oggi credibile la nuova fase della band.

La possibile scaletta a Firenze

Per il concerto alla Visarno Arena di Firenze del 26 giugno, è probabile che i Linkin Park confermino l’impianto costruito nelle ultime date europee, con una struttura divisa in atti e una scaletta pensata per tenere insieme il racconto della rinascita e la forza dei classici. Il trailer di “Unshatter”, già usato come introduzione al Download Festival, a Lisbona e a Rivas-Vaciamadrid, potrebbe aprire anche la serata fiorentina, trasformando l’inizio del concerto in un’estensione del discorso che la band sta portando avanti intorno alla propria storia recente. Dopo l’introduzione registrata, il primo blocco sembra ruotare quasi sempre intorno a “The emptiness machine”, diventata ormai la vera porta d’ingresso della nuova era, seguita da brani storici o recenti che cambiano leggermente di data in data.

Al Download e a Lisbona il concerto si è aperto proprio con il primo singolo di "From zero", proseguendo con “Lying from you”, “Crawling”, “Up from the bottom” e “Somewhere I belong”, una sequenza molto efficace perché mette subito il nuovo singolo accanto a due brani legati alla fase più amata della band e a un pezzo recente pensato per spingere sul lato più diretto del nuovo corso. In Spagna, invece, la prima parte ha introdotto alcune variazioni importanti, con “Points of authority” e “New divide” al posto di “Lying from you” e “Crawling”. Questo lascia intendere che a Firenze ci possa essere una base stabile, ma anche qualche possibilità di rotazione. “Somewhere I belong” appare comunque tra i brani più probabili, perché funziona come ponte ideale tra il passato di “Meteora” e il presente più elettrico della band.

Il secondo atto dovrebbe continuare a muoversi tra repertorio storico, fase elettronica e nuove canzoni. “The catalyst” e “Burn it down” sono apparse in tutte e tre le scalette recenti, confermando l’importanza della stagione più centrale della discografia dei Linkin Park, quella in cui la band aveva già iniziato ad allargare il proprio linguaggio oltre il nu metal delle origini. Anche “Where’d you go”, ripresa dal progetto Fort Minor di Mike Shinoda, è stata eseguita nelle tre date considerate, pur restando una scelta particolare dentro una scaletta ricca di brani molto più riconoscibili del catalogo principale. “Waiting for the end” sembra un altro punto fermo, anche per il suo valore emotivo e per il modo in cui permette alla band di abbassare per qualche minuto l’impatto fisico del concerto.

La parte più variabile riguarda probabilmente il blocco delle canzoni nuove e dei brani più aggressivi. Al Download e a Lisbona sono arrivate “Two Faced”, “A place for my Head”, “IGYEIH” - usata per dare a Emily Armstrong uno spazio particolarmente feroce - e “One Step Closer” come chiusura di forte impatto. A Rivas-Vaciamadrid, invece, la scaletta ha inserito “Cut the bridge”, “Lost in the echo”, il solo di Joe Hahn, “When they come for me” unita a “Remember the name”, e soprattutto “Casualty”, uno dei brani più duri di “From zero”. Se Firenze dovesse seguire la linea spagnola, ci sarebbe spazio per una versione più lunga e muscolare del concerto, con una maggiore attenzione al lato hardcore della nuova formazione.

Nel terzo atto, le ultime date suggeriscono un passaggio più emotivo e atmosferico. “Lost” e “Breaking the habit” sono state presenti nei tre concerti, con “Lost” ormai inserita come momento di sospensione e memoria, spesso in una forma più raccolta. “Overflow” sembra una delle nuove canzoni più importanti dal vivo, perché permette alla band di mostrare il lato meno prevedibile di “From zero”, costruito su tensioni elettroniche, aperture vocali e una scrittura meno legata alla formula del singolo. La chiusura, nelle ultime date, è affidata a un trittico che difficilmente mancherà anche a Firenze. “Papercut”, “In the end” e “Faint” sono tre brani che permettono ai Linkin Park di terminare il concerto con il massimo coinvolgimento collettivo, lasciando che il pubblico diventi parte centrale della performance. È possibile che anche alla Visarno Arena arrivi “Pass the Mic” dei Beastie Boys come uscita registrata, già usata nelle date del Download, di Lisbona e di Rivas-Vaciamadrid. Anche il concerto di Firenze sarà probabilmente una prova di forza tra memoria e nuova identità, con Emily Armstrong ormai non più soltanto al centro di una domanda, ma dentro una risposta che i Linkin Park stanno costruendo sera dopo sera.


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