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Empatia, creatività e rispetto: la lezione di David Byrne

24.06.2026 Scritto da Nino Gatti

 

 

L’edizione 2026 del Locus Festival si è aperta con l’unica data nel Sud Italia di David Byrne, andata in scena alla Fiera del Levante di Bari. Lo spettacolo di Byrne non ha tradito le aspettative, proponendo una disposizione rivoluzionaria e affascinante di musicisti e danzatori. 
Sul palco, gli strumentisti si muovono con gli strumenti letteralmente addosso – comprese percussioni e tastiere – lasciando lo spazio scenico essenziale e privo di elementi superflui. Alle loro spalle, tre grandi pannelli LED accompagnano ogni brano con immagini e suggestioni visive strettamente legate ai temi delle canzoni.
Tutti i protagonisti dello show indossano una divisa comune, composta da maglietta e pantaloni arancioni. Un’apparente uniformità che viene però spezzata dalla personalità e dal talento di ciascuno. Musicisti e danzatori ricoprono ruoli ben definiti e, brano dopo brano, conquistano il proprio spazio all’interno di una narrazione scenica perfettamente orchestrata.

L’apertura è affidata a “Heaven”, tratta dal terzo album dei Talking Heads. Il brano introduce immediatamente il tema centrale dello spettacolo: il nostro mondo – che Byrne definisce “l’unico che abbiamo” – e il rapporto che intratteniamo con esso. Siamo gli abitanti di questo pianeta e abbiamo la responsabilità di preservarlo. Servono cuore, intelligenza e, soprattutto, una consapevolezza collettiva.
Fin dalle prime note emerge una qualità sonora impeccabile, valorizzata dall’arena ricavata negli spazi interni della Fiera del Levante, capace di garantire un’acustica di altissimo livello.
L’immagine della Terra vista dallo spazio domina gli schermi prima dell’esecuzione di “Everybody Laughs”, tratta dall’album solista “Who Is the Sky?” del 2025, al centro del tour attuale.
Si torna poi al repertorio dei Talking Heads con “And She Was”, quando ormai è chiara la dinamica dello spettacolo: i musicisti cambiano continuamente posizione, occupando ogni angolo del palco e intrecciandosi con i movimenti dei danzatori. Tutto appare naturale, umano e immediatamente comprensibile, anche grazie alle proiezioni che accompagnano ogni canzone. Il risultato è uno spettacolo coinvolgente, elegante e sorprendentemente accessibile.

Byrne dedica inoltre un momento speciale alla città di Bari, mostrando due fotografie scattate poco prima del concerto: una spiaggia affollata di bagnanti e ombrelloni e poi il Castello Svevo, simbolo storico e culturale del capoluogo pugliese.
“Strange Overtones”, tratta dal secondo album realizzato con Brian Eno, anticipa “Houses in Motion” dei Talking Heads, riportando alla memoria il capolavoro senza tempo “Remain in Light” del 1980.
“T Shirt”, pubblicata su singolo nel 2025, offre spunti di riflessione ironici e intelligenti grazie alla sequenza di loghi “da maglietta” proiettati sugli schermi. Tra questi spicca una scritta “I Love Bari”, accolta con entusiasmo dal pubblico.

Arrivano poi due classici dei Talking Heads, “(Nothing But) Flowers” e “This Must Be the Place (Naive Melody)”. Durante quest’ultima, una delle danzatrici attraversa il palco riprendendo musicisti e performer con una telecamera portatile, le cui immagini vengono proiettate in tempo reale sugli schermi.
La nuova “What Is the Reason for It?” dialoga idealmente con “Like Humans Do”, per poi lasciare spazio alla recente “When We Are Singing”, accompagnata da immagini che richiamano il periodo della pandemia qui in Italia: balconi, finestre e persone che cantano insieme per sentirsi meno sole. Si chiude così la parentesi dedicata alla produzione solista con “Independence Day”, tratta da “Rei Momo” (1989), prima di tornare al repertorio dei Talking Heads con “Slippery People”, dall’album “Speaking in Tongues” del 1983. “I Met the Buddha at a Downtown Party” e “My Apartment Is My Friend” conducono gli spettatori nell’universo domestico e personale di Byrne. Attraverso immagini della sua casa newyorchese, l’artista riflette sui giorni vissuti durante la pandemia, esprimendo gratitudine per i privilegi di cui gode e condividendo ricordi e sensazioni di quel periodo.

Si torna ancora ai Talking Heads con “Air” e soprattutto con l’attesissima “Psycho Killer”, accolta da un entusiasmo travolgente. Ma è “Life During Wartime” a trasformare definitivamente il concerto in una festa collettiva: il pubblico abbandona le sedie e si riversa sotto il palco. Si canta, si balla e ci si lascia trascinare dall’energia dello spettacolo. Quando risuonano le prime note di “Once in a Lifetime”, nessuno riesce più a trattenere la gioia. Lo stesso Byrne sembra stupito da tanto calore e osserva con un sorriso i propri musicisti e la platea in festa.

L’attesa per il bis dura appena pochi istanti. Una lampadina scende lentamente dall’alto e i musicisti si raccolgono attorno ad essa per eseguire “Everybody’s Coming to My House”, in uno dei momenti più intimi e significativi della serata, dominato da un forte senso di condivisione.
Sono gli ultimi istanti di uno spettacolo che si conclude con l’immancabile e irresistibile “Burning Down the House”, cantata e vissuta dal pubblico con totale partecipazione.

Quello di David Byrne è uno spettacolo che procede con apparente lentezza, ma che finisce per insinuarsi profondamente nella mente e nelle emozioni di chi assiste. Ogni elemento è costruito con una precisione quasi chirurgica e con quella lucidità intellettuale che da sempre caratterizza l’artista.

Nelle ore successive al concerto, durante il ritorno a casa  riaffiorano immagini, parole e sensazioni come semi piantati con cura nel terreno della memoria. Byrne ci ricorda che siamo tutti responsabili del nostro destino e che solo attraverso empatia, creatività e rispetto possiamo costruire un rapporto più equilibrato con il mondo che ci ospita.
Sul palco e sotto il palco ci sono persone comuni, nel senso più nobile del termine. Ed è proprio questa umanità condivisa a generare quel senso di benessere e di appartenenza che accompagna il pubblico ben oltre la fine del concerto.
La precisione dei movimenti, l’eccellenza delle esecuzioni e la chiarezza dei messaggi proiettati sugli schermi hanno fuso musica, danza, teatro e riflessione in un unico, straordinario linguaggio espressivo. Le canzoni dei Talking Heads si sono intrecciate con naturalezza a quelle della lunga carriera solista di Byrne, componendo una linea narrativa coerente e sorprendente che ha lasciato il segno in ciascuno dei fortunati spettatori presenti a Bari. Si replica domani sera al Lucca Summer Festival, e il venerdì 26 Marostica Summer Festival. Imperdibile.


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