JESUS CHRIST SUPERSTAR
(1973)
regia di Norman Jewison drammatico; durata 1h 46’; produzione Usa
musiche di Andrew Lloyd Webber; testi di Tim Rice; direzione musicale di André Previn; orchestrazioni di Andrew Lloyd Webber, Angela Morley; coreografie di Rob Iscove
In pieno deserto si ferma un autobus e scende il cast del film che si cambia d’abito per iniziare la rappresentazione degli ultimi giorni di vita di Gesù: Giuda (Carl Anderson) è assediato dai dubbi su Gesù (Ted Neely), sempre più acclamato come figlio di Dio, mentre le autorità temono che la sua popolarità metta in pericolo il loro potere. Gesù continuerà a diffondere il suo messaggio di amore fino all’arresto e al fatale processo.
Alla fine degli anni Sessanta del Novecento, i giovani inglesi Andrew Lloyd Webber e Tim Rice hanno già scritto due musical. Il primo, The Likes of Us, non riescono a metterlo in scena per mancanza di finanziamenti e il secondo, il sung-through musical (completamente cantato) Joseph and the Amazing Technicolor Dreamcoat, di argomento biblico, viene presentato in forma di cantata pop. La loro terza opera, Jesus Christ Superstar, basata sugli ultimi giorni di vita di Gesù, incontra le stesse difficoltà; perciò gli autori decidono di registrarla come album musicale prima di metterla in scena. Il doppio Lp, pubblicato nel 1970, può contare sulla presenza di Ian Gillan, frontman dei Deep Purple, nella parte di Gesù, e di Murray Head (che era apparso in una delle edizioni teatrali di Hair) nella parte di Giuda. Il successo dell’album consente agli autori di portare in scena lo spettacolo, inaugurando così uno dei più grandi e imperituri successi musical-teatrali di tutti i tempi.
Dopo un tale riscontro era più che naturale pensare a una trasposizione per il cinema con un regista affermato come Norman Jewison, reduce dalla versione filmica del musical Il violinista sul tetto (1971), premiata con tre Oscar. Per la parte del protagonista viene scelto Ted Neely, visto da Jewison in una produzione teatrale di Tommy, altra fondamentale opera rock di quegli anni, scritta da Pete Townshend, leader degli Who. Jewison, nel documentario Superstars (2015, regia di Frank Munoz), ammetterà che Tommy è stata una delle principali ispirazioni per la messa in scena di JSC, dato che il protagonista è considerato una sorta di Messia.
Sia Carl Anderson, per il ruolo di Giuda, sia Yvonne Elliman, ovvero Maria Maddalena, provengono dal cast teatrale di JCS e la Elliman ha partecipato alla prima registrazione del 1970.Il film viene girato in Isreale e altri luoghi del Medio Oriente, perlopiù zone desertiche con suggestive rovine di epoca romana, al botteghino non va proprio benissimo ma in Italia vince il David di Donatello e riceve l’elogio di Papa Paolo VI.
JCS è definito dagli autori come una “rock opera” (se escludiamo il doppio urlo “Get out!” di Gesù nel tempio, è interamente cantata), la prima che dal teatro arriva sullo schermo. Alcuni testi vengono modificati per renderli più accettabili a un indistinto pubblico cristiano, viene aggiunta la canzone Then We Are Decided di Anna e Caifa (interpretati da Kurt Yaghjian e Bob Bingham), probabilmente per motivare meglio le loro decisioni, e il personaggio di Erode da drag queen diventa una sorta di hippy. Inoltre vengono inseriti degli elementi contemporanei, aerei militari e carri armati, come riferimento alle guerre sempre in corso, in contraddizione con il messaggio pacifista di Gesù.
La parte orchestrale dell’Overture manifesta delle chiare influenze colte, lo Stravinsky de L’uccello di fuoco e il Benjamin Britten del Peter Grimes. Quando subentra l’incalzante riff di chitarra elettrica siamo nel rock puro. Il brano ripropone un modello tipico dell’epoca di combinare l’orchestra con il gruppo rock, sulla scia inaugurata dai Moody Blues, prima band a fare un’operazione di questo tipo, pratica che portò alla nascita del cosiddetto “rock sinfonico”.
Nella colonna musicale seguono altri 25 brani, di seguito i più significativi.
Sullo stesso riff di chitarra dell’Overture, Giuda canta Heaven on Their Minds (“Il paradiso nelle loro menti”), brano in cui esprime i suoi dubbi sull’operato di Gesù; celeberrime le due canzoni piene di sentimento di Maddalena, Everything’s Alright (“Va tutto bene”) e I Don’t Know How to Love Him (“Non so come amarlo”): Maddalena è innamorata ma comprende che Gesù non è un uomo come tutti gli altri. La drammatica Pilate’s Dream, cantata da Pilato/Barry Dennen, mette in luce un Pilato turbato da un sogno premonitore in cui l’intero genere umano lo accusa della morte di un uomo, Simon Zealotes/ Poor Jerusalem, cantata e danzata dal bravissimo Larry Marshall e dai ballerini, evidenzia la speranza rappresentata dal Messia, Damned for All Time/Blood Money (“Dannato per l’eternità””Denaro sporco”), è il brano del tradimento di Giuda che accetta i maledetti trenta denari, Could We Start Again, Please? (“Potremmo ricominciare daccapo, per favore?”), è cantata da Maddalena e dagli apostoli che rimpiangono i momenti con il loro Maestro e, naturalmente, Gethsemane (I Only Want to Say), in cui Gesù si chiede perché deve morire, interpretata da un Ted Neely in stato di grazia. Finale incandescente con Superstar, Crucifixion e John Nineteen: Fourty-One (“Giovanni 19, 41”): Gesù è morto e ancora oggi l’umanità riflette sul suo messaggio.
I testi di Rice, naturalmente ispirati alle sacre scritture, colpiscono per intensità e resa musicale; l’autore riesce a mantenere un punto di vista laico, mettendo in luce la psicologia dei personaggi, che appaiono tutti, Gesù compreso, profondamente umani. Webber si distingue per una scrittura eclettica dallo straordinario afflato emotivo e utilizza la sempre efficace risorsa dei temi musicali ricorrenti, in un continuo gioco di rimandi più o meno espliciti. Ad esempio, fra i brani Pilate’s Dream e Gethsemane (I Only Want to Say) vi è una chiara analogia armonico-melodica che lega i personaggi e, quando Gesù viene frustato, sentiamo il riff che identifica Giuda, l’uomo che l’ha tradito. Il compositore nella sua lunga carriera otterrà tanti altri successi, ma quest’opera rimane forse la sua migliore in assoluto, quella con tanti brani celebri e registrati in più versioni. L’orchestra è la prestigiosa London Symphony Orchestra diretta da André Previn; l’organico rock è così composto: Henry McCullough, Ollie Halsall, Mike Morgan – chitarra elettrica e acustica; Alan Spenner, John Fiddy, John Gustafson – basso elettrico; J. Peter Robinson – piano; Bruce Rowland – batteria e percussioni. Disponibili su doppio Cd sia la prima registrazione del 1970 (Universal), sia la colonna musicale del film (Mca).
Estratto da “Lo spettacolo comincia. Dizionario dei grandi musical cinematografici”, di Eugenio Tassitano, Arcana Edizioni
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