Cosa c’entrano Lazza, Rose Villain, Blanco, Shablo, Anna, Hell Raton con i Faithless? Niente, e tutto. Una buona parte della scena urban italiana, l’altra sera, era a vedere Fred Again.., oggi “reference” imprescindibile per molte produzioni nostrane. Ma il mondo del producer più amato e imitato degli ultimi anni non nasce dal rap e dalla trap, bensì dall’elettronica classica: Underworld (sulla sua maglietta al live di Milano c'era "Born slippy"), e i Faithless, che mi sono tornati in mente spesso l'altra sera: sono stati tra le band più potenti che abbia visto su un palco, con una fusione tra clubbing e pop-rock unica - che credo abbia ispirato Fred Gibson. E indirettamente quindi una buona parte di artisti contemporanei che a lui guardano.
I Faithless tornano ora con un nuovo album, "Champion sound" il primo dopo cinque anni e soprattutto il primo dopo la scomparsa di Maxi Jazz. Il frontman non collaborava più con la band già da tempo per via della malattia, ma la sua voce apre comunque il disco in "Forever free!" con un mantra che suona come un’eredità spirituale: “Be as completely you as you can be”.Il cuore del progetto, com’è sempre stato, resta quello sonoro, affidato a Rollo Armstrong e a Sister Bliss, affiancati da musicisti e da una serie di vocalist – tra cui in questo progetto spicca Suli Breaks, poeta spoken word londinese presenza costante anche in questo nuovo lavoro dopo "All blessed".
Il disco nasce fuori dai meccanismi dell’industria tradizionale: autoprodotto, pubblicato in quattro parti a distanza di settimane, con la logica di piccoli mini-album pensati per sovvertire le dinamiche dell’algoritmo.
Ogni sezione ha una propria identità. La prima è quella più legata alle origini clubbing dei Faithless, con la cavalcata dance di “Fugitive”, che suona già come un nuovo classico Faithless. La seconda guarda alla fusione tra elettronica forma-canzone, innestando linee vocali e quelle atmosfere che oggi ritroviamo nei suoni di Fred Again... La terza, “Book of hours”, è una suite di 24 minuti che attraversa ambient e IDM, una trance psichedelica che riporta la band a territori sperimentali - una meraviglia in cui perdersi. Infine, la quarta parte è un compendio di omaggi a house, techno e dub: un viaggio che racconta le radici e l’attualità della loro musica.“Champion sound” non è solo un ritorno discografico, ma una dichiarazione di intenti: i Faithless non inseguono le mode, ma ribadiscono la loro centralità in una storia che continua a influenzare le generazioni successive. Oggi forse sono meno “cool” di vent’anni fa, meno immediatamente riconoscibili di Fred Again.., ma restano fondamentali da ascoltare e ristudiare: perché dentro i loro dischi si trovano le basi di gran parte dell’elettronica che abita il presente.