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I Big Big Train sono la nuova età dell’oro del prog

17.02.2026 Scritto da Lucia Mora

Per la prima volta nella loro trentennale carriera, i Big Big Train abbandonano la struttura antologica di "racconti brevi" per abbracciare il formato del concept album narrativo, dove il finale di un brano diventa l’inizio di quello successivo; un formato caro ai loro maestri, i giganti del progressive rock britannico anni Settanta, Genesis, King Crimson e Van der Graaf Generator.

Di quell’epoca riprendono anche certe sonorità, il mitico Hammond unito ad assoli di chitarra di rock puro. Il risultato è “Woodcut”, un’opera di 65 minuti che conferma che l’era Bravin (Alberto, il cantante italiano inserito nel gruppo dal 2022) non è più una fase di transizione, ma una nuova età dell’oro per il prog britannico.

Il concept

Il fulcro di “Woodcut” è la storia dell'Artista, un protagonista senza tempo che, lottando con il peso della propria creatività e della vita quotidiana, scopre un pezzo di durame (heartwood, la porzione centrale non più vitale del legno del fusto della pianta) e vi incide una scena così perfetta da diventarne prigioniero (o rifugiato).

È una metafora potente sul sacrificio artistico e sulla ricerca di bellezza nel mondo digitale. La copertina, una xilografia reale commissionata all'artista Robin Mackenzie, riflette perfettamente l'estetica del disco, frutto di un lavoro meticoloso.

La produzione

Il diciassettesimo album in studio dei Big Big Train è una suite continua di 16 tracce prodotta magistralmente da Bravin. La produzione è dinamica, con un mix curato da Shawn Dealey che esalta la stratificazione strumentale senza mai suonare affollata.

The Artist” è il manifesto del disco. Cambi di tempo fluidi, assoli incrociati tra la tromba di Paul Mitchell (che ritorna più volte, come in “Albion Press”) e la chitarra di Rikard Sjöblom. “The Sharpest Blade” mette in scena un duetto emozionante tra Bravin e la violinista Clare Lindley. “Warp and Weft” è il pezzo più "tecnico": poliritmie e intrecci vocali che richiamano i Gentle Giant, con il basso di Gregory Spawton pulsante e distorto. In “Counting Stars”, ballata epica, Bravin offre una delle sue migliori performance vocali, supportata da chitarre a 12 corde e pedali bassi (Taurus) profondissimi. “Cut and Run” incarna il lato più rock della band, con i suoi riff decisi e la batteria di Nick D'Virgilio che spinge il brano verso un finale quasi heavy prog.

L’evoluzione del suono BBT

La forza di "Woodcut" risiede nel bilanciamento tra il passato classico dei BBT (flauti, archi, ottoni) e un’energia rinnovata. La band sfrutta ora tutti e sette i membri come cantanti. Gli arrangiamenti corali sono complessi, quasi operistici, specialmente in “Chimaera”.

L’impronta di Bravin è fondamentale, non solo come frontman: come produttore ha asciugato certi eccessi sinfonici del passato a favore di una nitidezza sonora che rende ogni strumento (specialmente il piano e le tastiere di Oskar Holldorff) protagonista. Si passa dal minimalismo dell’intro “Inkwell Black” alla maestosità di “Last Stand”, il finale che chiude il cerchio narrativo con una ripresa dei temi melodici iniziali.

“Woodcut” è il disco della (ennesima) consacrazione dei Big Big Train come uno dei più interessanti gruppi prog del presente, un’opera di artigianato incisa nel legno che richiede diversi ascolti per svelare tutti i dettagli delle sue venature.


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