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"Hallelujah": gli eredi di Leonard Cohen contro Trump

25.06.2026 Scritto da Gianni Sibilla

“Hallelujah” è una di quelle canzoni che vengono usate ai matrimoni come ai funerali, alle cerimonie come a Natale. Già una quindicina di anni fa c’era chi parlava di “abuso criminale” del classico di Leonard Cohen, e chi proponeva addirittura una moratoria, riferendosi soprattutto all’inflazione di interpretazioni nei talent show. Con il tempo “Hallelujah” è diventata una sorta di coltellino svizzero musicale, da usare quando serve, complice un testo ambiguo, insieme spirituale e umano, romantico e carnale. Un utilizzo politico, però, gli eredi del cantautore canadese non sono disposti ad accettarlo.

L’eredità di Leonard Cohen ha infatti preso pubblicamente posizione contro l’intenzione di Donald Trump di utilizzare “Hallelujah” durante il raduno Freedom 250, in programma a Washington. Si legge nel comunicato pubblicato sui canali ufficiali dell’artista:

Il messaggio si conclude con una stoccata che richiama lo slogan abitualmente utilizzato da Trump su Truth Social: “Grazie per l’attenzione dedicata a questa questione”.

Non è la prima volta che gli eredi di Cohen intervengono contro l’uso della canzone in ambito politico. Già nel 2020, quando durante la Convention repubblicana venne utilizzata una cover di “Hallelujah”, la famiglia aveva fatto sapere di essere “sconcertata dal fatto che il Partito Repubblicano abbia deciso di procedere pur sapendo che la Leonard Cohen Estate aveva specificamente rifiutato la richiesta di utilizzare il brano, e dal loro tentativo piuttosto sfacciato di politicizzare e sfruttare in modo così eclatante ‘Hallelujah’”. In quell’occasione gli eredi avevano suggerito ironicamente alla campagna di Trump di chiedere piuttosto l’autorizzazione per “You Want It Darker”, title-track dell'ultimo album dell'artista.

Il concerto Freedom 250 ha già suscitato diverse polemiche nelle scorse settimane, dopo il ritiro di numerosi artisti che hanno preso le distanze dall’iniziativa una volta emersi i legami con Trump. In seguito a quelle defezioni, il presidente ha annunciato un proprio raduno al National Mall di Washington, accompagnato da esibizioni del cantante country Lee Greenwood e del tenore Christopher Macchio, tra i cui brani figurava anche “Hallelujah”.


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