Se Joe Strummer è ancora vivo, è perché quel suo celebre motto - the future is unwritten - era una promessa di continua rinascita: Strummer sopravvive alla sua stessa assenza perché rifiutò già all'epoca di farsi imbalsamare nel mito del punk; perché nessun destino è segnato e perché c'è sempre spazio per riscrivere chi siamo. Eppure, la parabola dell'uomo capace di spalancare il futuro comincia da un passato di profondo dolore.
L'equivoco che resiste ostinato nella mitologia del punk - quello del randagio nato in strada - con Joe Strummer, che oggi avrebbe spento 74 candeline, non attecchisce. Joe Strummer era in realtà John Graham Mellor, figlio di un diplomatico britannico. La sua primissima infanzia fu un continuo sradicamento tra Turchia, Egitto e Messico, culminato ad appena nove anni nell’isolamento di un rigido collegio londinese (la City of London Freemen’s School), lontano dalla famiglia. Il colpo di grazia arrivò nel 1970 con il suicidio del fratello maggiore David, fagocitato dall'estremismo di destra e dall'occultismo. È l'evento centrale, il detonatore della sua esistenza artistica.
I Clash, in questo senso, furono ben più che il gruppo che incendiò la storia della musica inglese: furono la prima, vera "gang" di cui John ebbe disperatamente bisogno. Il punk divenne il rumore necessario per silenziare il lutto, e l’invenzione del guerriero Joe Strummer fu a tutti gli effetti un'armatura forgiata per sopravvivere alla solitudine.
L'esilio volontario e la distruzione dell'ego
Quando però quell'armatura divenne troppo stretta e i Clash implosero sotto il peso delle proprie contraddizioni, Strummer si rese conto di essersi trasformato nello slogan che aveva sempre combattuto. Iniziò così la fase più affascinante e meno indagata della sua vita: gli anni dell'esilio. Scelse di smantellare deliberatamente la propria fama scomparendo a Parigi, tornando a suonare per strada in completo anonimato, per il puro gusto di misurarsi con i passanti senza il filtro della celebrità.
Si rifugiò nei margini, prestando il suo volto al cinema indipendente nel capolavoro Mystery Train di Jim Jarmusch e accettando di fare da semplice "tappabuchi" alla voce per i Pogues, pur di salvare il tour degli amici. Fu un periodo di profonda decostruzione personale, un antidoto necessario per spogliarsi della retorica da rockstar e ritrovare il battito autentico della musica (e non solo).
Un DJ contro i confini del mondo
Mentre il grande pubblico lo considerava un reduce del Settantasette, Strummer stava segretamente gettando le basi per una nuova rivoluzione, questa volta dalle frequenze del BBC World Service. Tra il 1998 e il 2002, il suo programma radiofonico London Calling divenne un manifesto di eclettismo. Dalla sua postazione trasmetteva dub giamaicano, cumbia, rockabilly e ritmi africani, rispondendo alle lettere di ascoltatori sparsi per il globo.
Per un uomo cresciuto senza radici geografiche fisse, quella forma primordiale e onnivora di scoperta musicale andava oltre la curiosità: travalicava i confini, tanto geografici quanto culturali. Abbatterli mescolando i suoni divenne il suo nuovo, potente atto politico.
La filosofia del falò
Il punto di arrivo di questa lunga ricerca di appartenenza coincise con la rinascita assieme ai Mescaleros e con l'abbraccio di un umanesimo radicale. L'uomo che un tempo sbraitava White Riot aveva infine compreso che, come recitava il suo ultimo celebre mantra, il futuro non è scritto. Il simbolo definitivo di questa maturità divenne il falò.
Ai festival come Glastonbury, Strummer rifiutava categoricamente il comfort delle aree VIP per trascorrere invece le notti nel fango, suonando la chitarra acustica e condividendo da bere attorno al fuoco con perfetti sconosciuti. Quel calore collettivo era la sua definitiva rivincita sul freddo del collegio: un micro-mondo fondato sull'empatia e sull'ascolto, in cui la gentilezza e l'attenzione verso gli altri si rivelavano come la forma più alta e duratura di ribellione. Se potessimo cercarlo, oggi, per fargli gli auguri, lo troveremmo esattamente lì, a ravvivare le braci nel buio.
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