Più sicuro, più incisivo, meno interessato a dimostrare qualcosa. Se il debutto con "How to make a Master Peace" due anni fa aveva presentato Master Peace come una delle figure più interessanti della nuova scena britannica, "If i don’t love you, who will?" racconta cosa succede quando quell’energia trova una direzione più precisa. Oddio, detta così è un parolone: indie, hip-hop, r&b e pop si susseguono senza soluzione di continuità nelle dieci canzoni contenute nel nuovo album di Peace Okezie, questo il vero nome del cantautore, classe 1999, come del resto avveniva anche in "How to make a Master Peace". Solo che qui la voce di "Spin the block", il brano che dopo essere stato incluso nella colonna sonora di FC26 ha cominciato a far girare il suo nome anche al di qua della Manica, spazia tra i generi con una naturalezza che all'esordio sembrava ancora tutta da conquistare.
Dove eravamo rimasti
Peace Okezie, originario del Surrey, si è costruito in pochi anni una posizione piuttosto singolare nella musica britannica. Arrivato con le radici nel rap e nell’hip-hop, ha finito per inserirsi nel revival dell’indie-sleaze con una personalità sfacciata, ritmi nervosi e una capacità quasi istintiva di trasformare l’irrequietezza generazionale in hit nate. Il suo percorso è stato rapido: l’Ivor Novello Rising Star Award vinto nel 2024 (dopo di lui è stato assegnato a Lola Young), il debutto sostenuto dalle radio britanniche, le aperture dei concerti di Franz Ferdinand, Bastille e altri nomi della scena internazionale. A Glastonbury Alex Kapranos lo ha definito «una delle voci più promettenti della nuova generazione». Ora per lui arriva il momento più difficile: confermarsi. "If i don’t love you, who will?" «esplora il romanticismo giovanile in tutte le sue forme: malinconico, romantico, sfrontato, a volte in crisi». È un album sentimentale, ma non smielato: il romanticismo passa attraverso groove, synth, chitarre e una certa dose di ironia.
Come suona il disco
Già l’apertura di “Save your love xx” mette in chiaro che qualcosa è cambiato. La scrittura è più essenziale, il suono più levigato, mentre la voce di Master Peace si muove con maggiore sicurezza dentro arrangiamenti che lasciano respirare le melodie. “New boyfriend” porta questa nuova dimensione verso il pop e il synth-pop. Il cuore del disco sta forse in “Falling in love with your friends”, dove si avverte con maggiore chiarezza l’incontro tra le radici sonore di Master Peace e quelle di artisti come Steve Lacy (si sente moltissimo anche in "Stay on me!", dal sapore decisamente funk-rock Anni '80, zona Prince per intenderci) e Mac DeMarco, che cita tra le influenze principali del disco.
Una superficie pop, ma senza patina
Anche le collaborazioni aiutano ad allargare il campo. Muni Long entra in “act like you know ?” portando il suo retroterra R&B (si è fatta conoscere scrivendo hit per Ariana Grande, Fifth Harmony, Little Mix, poi ha vinto due Grammy da protagonista). Thomas Day accompagna Master Peace in “Love Hate”, una canzone che sintetizza bene l’ambivalenza sentimentale dell’album. Diamond Cafe, musicista canadese associato a un soul elettronico e sintetico, compare invece nella stessa “Stay on me!”. Dietro questa apertura c’è anche una squadra produttiva di peso. Julian Bunetta e John Ryan, in particolare, arrivano da una lunga esperienza nel pop internazionale e hanno lavorato insieme a One Direction, Niall Horan e, più recentemente, a Sabrina Carpenter e Teddy Swims: il loro tocco contribuisce a dare al disco una superficie pop molto più definita rispetto al passato. Ma la cosa più interessante è che questa patina non cancella Master Peace. Lo rende semplicemente più centrato.
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