L'annuncio di "Legends", il meta-thriller ideato da Charlie Hunnam che riunirà gran parte degli attori storici del club motociclistico di Charming, offre l'occasione ideale per riaprire uno dei dibattiti più affascinanti della serialità televisiva. Molti critici e appassionati si interrogano ancora oggi: quella di "Sons of Anarchy" può essere considerata la colonna sonora più incisiva della storia del piccolo schermo? Se definire un primato assoluto è sempre un esercizio soggettivo, l'opera di Kurt Sutter e del music supervisor Bob Thiele Jr. si impone per una coesione stilistica e una profondità drammaturgica raramente eguagliate, capaci di trasformare la musica in un coro greco contemporaneo, spietato e ineluttabile.
The Forest Rangers: un'identità sonora viscerale
Il cuore pulsante di questa identità musicale è stato forgiato da The Forest Rangers, la house band della serie che ha saputo cucire un abito sonoro su misura alle tragedie shakespeariane dei protagonisti. Invece di affidarsi al semplice inserimento di hit a effetto, le percussioni polverose e i riff di chitarra intrisi di blues e outlaw country sono il motore trainante della tensione emotiva. Più che limitarsi ad accompagnare le scene d'azione, la band ha decostruito e riassemblato brani iconici, piegandoli al fatalismo di Jax Teller e della sua inarrestabile discesa agli inferi.
L'Olimpo del rock
La grandezza di questa colonna sonora si manifesta soprattutto nel modo in cui ha saputo integrare, sia con registrazioni originali sia attraverso cover, l'Olimpo della storia del rock. Il repertorio dello show chiama a raccolta artisti monumentali, a partire da Bruce Springsteen, la cui "Adam Raised a Cain" sembra un inno ruvido scritto appositamente per incarnare le laceranti dinamiche padre-figlio alla base della serie.
Il tessuto sonoro è un pellegrinaggio tra le radici dell'hard rock e del classic rock, includendo colossi come i Black Sabbath e le intuizioni visionarie di Jimi Hendrix. A conferire ritmo e aggressività alle dinamiche su strada ci pensano l'energia sregolata dei Motörhead e il garage rock contemporaneo di formazioni come The Black Keys, Black Rebel Motorcycle Club e Wolfmother, magistralmente affiancati dal folk punk dei Dropkick Murphys.
Persino inni generazionali considerati intoccabili, dalle imponenti architetture vocali di "Bohemian Rhapsody" dei Queen fino a pietre miliari di Buffalo Springfield, The Rolling Stones e Neil Young - di cui resta indimenticabile la versione acustica e desolata di "Hey Hey, My My" eseguita da Battleme - sono stati assorbiti e riproposti per far risuonare il peso del tradimento e della vendetta.
Il confronto con altri giganti
Confrontando il lavoro di Sutter e Thiele Jr. con altri cult televisivi, emerge un approccio radicalmente diverso. Se opere maestose come "I Soprano" hanno fatto scuola per l'utilizzo eclettico di una sorta di jukebox onnisciente capace di riflettere lo stato psicologico dell'America moderna, "Sons of Anarchy" percorre una strada differente. Anche un'operazione estetica raffinata come quella di "Peaky Blinders", che inserisce Nick Cave, il post-punk e l'alternative rock in un contesto storico di inizio Novecento, risulta dichiaratamente più stilizzata. A Charming, invece, la matrice rock e blues è filologica, organica al vissuto dei biker, indissolubilmente legata all'asfalto, all'olio motore e al sangue. Si avvicina in tal senso alla "Twin Peaks" di David Lynch, che ha creato un universo sensoriale inscindibile dalle composizioni oniriche di Angelo Badalamenti.
La colonna sonora in questo show non è mai un mero riempitivo o un vezzo estetico, ma la voce stessa della coscienza perduta dei personaggi. Prendiamo l'esempio più celebre e amato, l'elegia finale "Come Join the Murder", suonata da The White Buffalo insieme ai Forest Rangers: la composizione musicale si fonde a tal punto con la sceneggiatura da diventarne l'atto conclusivo indispensabile. Se "Sons of Anarchy" non è in assoluto l'unica pretendente al trono, possiamo comunque considerarla l'opera televisiva che ha compreso meglio come tradurre l'anima ribelle e tragica della musica rock in pura potenza narrativa.
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