Sin dall'idilliaco, omonimo debutto del 1993, i Suede hanno coscienziosamente evitato di sfiorare il passaggio di qualsivoglia fenomeno musicale passeggero, osservando, convintamente, un'attitudine che li ha portati ad abbracciare un'unicità stilistica inconfondibile e irripetibile. Dapprima nella fase simboleggiata dal talento del chitarrista Bernard Butler, essenziale al consolidamento del primo Suede-sound, poi nell'era novella iniziata con il magniloquente "Coming Up", album in diretta antitesi con l'essenza del suo predecessore, quel "Dog Man Star" - must assoluto di tutta la British culture - le cui sessioni di registrazione videro Butler abbandonare il gruppo al culmine di una tensione divenuta ormai duratura fra lui e il leader Brett Anderson.La via del sentiero oscuro - i Suede oggi
Mentre nei mesi scorsi gli occhi erano tutti puntati sulla reunion milionaria degli Oasis, i Suede preparavano il loro disco per molti versi più mesto e oscuro, "Antidepressants", di cui abbiamo discusso direttamente con il tastierista e chitarrista Neil Codling nell'intervista che ci ha rilasciato. Che l'intento primario della band, mediante le musiche e i testi inclusi nel disco, fosse quello di intercettare i mali incurabili e deflagranti del nostro odierno tempo digitalizzato, in modo particolare concetti sempre più attuali come paranoia, ansia e alienazione, ce ne ha dato conferma lo stesso Neil, ancora durante la piacevole chiacchierata. "Sarebbe stato difficile esprimere e affrontare certi temi", ci ha spiegato, "abbinandoli a un tipo di musica pop più leggera e spensierata; da qui la necessità di rendere più oscuro il nostro suono".
Canzoni per l'era (dis)connessa - il materiale di 'Antidepressants'"Antidepressants" è inaugurato da una frase emblematica, "Connected-disconnected", recitata freneticamente in loop da una voce preregistrata, e che concede campo libero ai suoni roboanti dell'iniziale "Disintegrate". I suoi brevi minuti, se si eccettua il ritornello più addolcito, sono fatti di concitazione post-punk, rispettando un fil rouge con il precedente lavoro della band "Autofiction". A leggere il suo titolo (in stile Ultravox ), il secondo pezzo "Dancing With The Europeans" sembrerebbe invece creare una connessione dinamica con "Europe Is Our Playground", b-side da brivido facente parte della doppia raccolta "Sci-Fi Lullabies" (1997). Musicalmente, in realtà, "Dancing..." rasenterebbe per di più i Simple Minds del 1985 o la carica dei Tears For Fears dei primordi. La title track, poi, è un dark rock che incrocia i Bauhaus di "The Sky's Gone Out" e insieme gli Smiths e la genuinità degli U2 di "Boy". In "Sweet Kid", ancora, Anderson non risparmia il fiato e il brano suddetto è tutto un tirar dritto senza esitazioni di sorta, fra l'irruento e il riflessivo: wave scura per la nuova era globalizzata e depressiva (mai si era sentito Simon Gilbert picchiare così duramente sulle pelli e altrettanto speditamente). "Sound And The Summer" non solo sa di primi Cult, ma presenta un arpeggio in grado di riecheggiare persino i Mission di 'Children' - tanto che se al posto di Brett ci avesse cantato Wayne Hussey, sul pezzo, il risultato sarebbe stato ugualmente congruente. "Broken Music For Broken People" si avvale degli stessi strumenti stilistici per donare alla causa "Antidepressants" un brano tirato e complessivamente senza sbavature. Viceversa, in "Somewhere Between An Atom And A Star", Anderson e gli altri, oggi impeccabili nel loro outfit rigorosamente total black (lo si era anticipatamente appurato dal video del primo singolo promozionale, quello per "Disintegrate"), si uniscono a condensare suoni riflessivi, in una composizione emozionante ed emozionale. La corsa riprende subito a briglia sciolta, dapprima con una imbizzarrita "Criminal Ways", poi con il basso, puramente Joy Division, di "Trance State", confermando come "Antidepressants" sia da intendersi come una specie di naturale prosieguo di "Autofiction" (anche la scelta di copertina sembrerebbe suggerirlo, con la titolazione dei brani superimposta o l'immagine dai toni scuri, con al centro il profilo di Anderson in versione angelo nero). La traccia numero dieci, "June Rain", è quanto di più lontano dai classici Suede di "Coming Up": melodie in chiaroscuro dove la tonalità avvolgente di Brett inonda l'udito con la stessa ricchezza di sempre. "Life Is Endless, Life Is a Moment" chiude con splendida austerità, distinguendosi come il momento più esistenziale del programma, e con un finale che lascia in egual misura atterriti e sgomenti. Rimarchevole il lavoro di chitarra di un sempre ispirato Richard Oakes, oggi molto poco somigliante al diciassettenne scelto originariamente dalla band per riempire il posto vacante lasciato da Bernard Butler. Del resto anche gli stessi Suede hanno ormai cambiato definitivamente pelle rispetto a quegli anni.