Gli Oasis sono di destra o di sinistra? È una domanda che accompagna da anni la storia della band. Del resto la politica fa parte da sempre della storia dei fratelli Gallagher. Gli Oasis sono diventati uno dei simboli più riconoscibili di Manchester, una città che nella storia britannica rappresenta la classe operaia, l'industrializzazione e la tradizione della sinistra. Manchester è, storicamente, una città profondamente legata al Labour Party. Ed è dentro questo contesto che nasce l'immaginario degli Oasis: due fratelli della working class mancuniana che trasformano la propria esperienza in un fenomeno musicale mondiale. E proprio questa origine ha reso inevitabile, dopo il boom del gruppo, la domanda: quanto è rimasta, nella band, una vera coscienza politica della classe operaia? La risposta non è semplice. Perché se l'identità degli Oasis è profondamente legata alla working class, le dichiarazioni di questi anni di Noel Gallagher hanno spesso preso direzioni difficili da ricondurre alla sinistra tradizionale. Nel corso degli anni, le sue provocazioni hanno alimentato critiche, interpretazioni opposte e anche parecchi fraintendimenti politici.
Da Manchester a Downing Street
Il passaggio più emblematico arrivò giò nel 1997, quando gli Oasis erano all'apice della loro popolarità e Tony Blair portò il Labour alla vittoria dopo diciotto anni di governi conservatori. Noel Gallagher sostenne il New Labour e venne invitato a Downing Street. La fotografia di quella serata diventò una delle immagini simbolo della cosiddetta Cool Britannia: da una parte il nuovo Labour di Blair, che cercava di rompere con la tradizione socialista più rigida del partito; dall'altra una generazione di musicisti, artisti e personaggi dello spettacolo che incarnava la nuova Gran Bretagna ottimista, giovane e culturalmente dominante. Gli Oasis erano perfetti per quella narrazione. Venivano dalla working class, ma erano ormai superstar. Parlavano con l'accento di Manchester, ma riempivano gli stadi di tutto il mondo. Erano, insomma, il prodotto di una cultura operaia che, improvvisamente, era diventata cultura popolare globale. La sinistra più radicale, però, alzò il sopracciglio di fronte alla trasformazione di alcuni simboli della classe operaia in star.
Il rapporto tormentato con la sinistra
Negli anni successivi, però, la posizione di Noel è diventata molto meno facilmente catalogabile. Il sostegno al New Labour non si è trasformato in una fedeltà permanente al Labour Party. Al contrario, Gallagher ha sviluppato progressivamente un atteggiamento sempre più insofferente nei confronti della classe politica britannica. Attaccò Blair, criticò i leader laburisti successivi e, soprattutto, diventò molto duro nei confronti di Jeremy Corbyn. Nel 2017, parlando del leader laburista, arrivò a definirlo un «comunista» e usò parole pesanti contro la sua leadership. Fu, quello, uno dei tanti momenti in cui Noel sembrò prendere le distanze da quella sinistra alla quale, per origine sociale e per storia della città da cui proviene, veniva spontaneo associarlo. Neppure l'altra parte dello spettro politico è sembrata essere davvero casa sua. Le sue dichiarazioni pro Margaret Thatcher, per esempio, furono spesso utilizzate per sostenere l'idea di un Gallagher ormai vicino a posizioni conservatrici: «Si stava meglio con la Thatcher», disse nel 2012. In realtà il suo giudizio sulla Thatcher era molto più contraddittorio: Noel ha più volte riconosciuto il ruolo della politica thatcheriana nella trasformazione della Gran Bretagna, ma ha anche parlato dell'impatto devastante avuto sulle comunità operaie. Lo stesso vale per le sue critiche alla cultura woke, al politicamente corretto e ad alcune trasformazioni della società contemporanea. Sono posizioni che hanno offerto materiale a chi legge nelle parole di Gallagher una sensibilità conservatrice o addirittura di destra. Ed è forse proprio questa ambiguità ad aver alimentato per decenni il dibattito.
«Il mondo è andato in malora»
A fare chiarezza sulla posizione politica degli Oasis ci pensa ora "Oasis: Don't look back in anger", il film sull'epocale reunion dello scorso anno, appena arrivato al cinema. Il film risponde a tanti interrogativi, compreso quello sullo schieramento politico della band simbolo del Britpop. «Da quando ci siamo sciolti, il mondo è andato in malora», dice Liam Gallagher in una scena. E subito dopo arrivano frecciatine rivolte ai potenti della Terra: da Donald Trump a Vladimir Putin, passando per l'ex premier britannica conservatrice Theresa May. La politica, insomma, entra nel racconto soprattutto attraverso la satira e la provocazione. Non c'è la volontà di costruire un manifesto politico degli Oasis, quanto piuttosto quella di osservare con sarcasmo un mondo che, secondo i Gallagher, sembra essere diventato sempre più assurdo. Dentro la provocazione di Liam Gallagher c'è uno dei fili conduttori del film. Il mondo esterno appare frammentato, litigioso, dominato da leader e conflitti, mentre la storia degli Oasis torna continuamente al rapporto fra due fratelli che hanno passato decenni a combattersi e che, nonostante tutto, restano legati: «La gente ha voglia di evadere».
La fratellanza come risposta
In un mondo raccontato attraverso divisioni e contrapposizioni, il film finisce per attribuire alla fratellanza un significato quasi politico, pur senza trasformarla in un programma politico. Stare insieme. Ritrovarsi. Riconoscersi. Cantare le stesse canzoni. È questo il messaggio che sembra emergere dalle immagini del film: mentre i potenti litigano e il mondo va in pezzi, due fratelli che per anni non sono riusciti nemmeno a stare nella stessa stanza tornano sullo stesso palco. E se ce l'hanno fatta loro... «Music brings us back together», «La musica ci fa tornare uniti», commenta Liam, e improvvisamente scopriamo che sono seduti assieme, fianco a fianco, rilassati e sorridenti, nella prima intervista congiunta da decenni. È, come abbiamo scritto nella nostra recensione, il colpo di mano del doc. Se il mondo è sempre più caotico, spaventoso, respingente, gli Oasis hanno deciso di tornare per donare un po' di escapismo musicale. Si aspettavano di ritrovare i fan, ma non di ritrovarli padri, con i figli al seguito, tanto da costringere Noel a girarsi più volte verso il fondo del palco per nascondere le lacrime. Il vero tema di "Oasis: Don't look back in anger" sembra essere, alla fine, l'unità. Lo dice il titolo stesso: "Non guardare al passato con rabbia".
E alla fine arriva la risposta
È soltanto alla fine di "Oasis: Don't look back in anger" che la questione "destra o sinistra?" viene affrontata direttamente. Nell'intervista doppia conclusiva, Noel Gallagher viene chiamato a definire politicamente gli Oasis. E, dopo anni di interpretazioni, polemiche e letture opposte, la sua risposta è sorprendentemente semplice: «Non so cosa siano gli Oasis, ma di sicuro non sono di destra: noi accogliamo tutti». Più chiaro di così.
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