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Gli Africa Express di Damon Albarn: non una band, ma una missione

08.07.2025 Scritto da Mattia Marzi

Se il portoricano Bad Bunny è da settimane l’artista più streammato su Spotify, se Tyla nel 2024 con “Water” è diventata la prima artista sudafricana a vincere un Grammy Award, se Arijit Singh sta permettendo all’industria discografica indiana di conquistare l’attenzione dei media mondiali (lo conferma il duetto con Ed Sheeran) e se i Bts e gli altri gruppi K-Pop spopolano nelle classifiche mondiali lo si deve a Spotify, che ha contribuito a una globalizzazione della musica, accendendo dei fari anche su mercati considerati periferici. Ma nel 2005 la situazione era decisamente diversa. Quando Damon Albarn fondò in un bar di Covent Garden, a Londra, Africa Express, lo fece per protestare contro la paradossale scelta degli organizzatori del concerto di beneficenza Live 8, messo in piedi da Bob Gelfod e Midge Ure per aiutare il continente Africano, di includere nella line up della maratona rock un solo artista africano, che per la cronaca era il senegalese Youssou N’Dour. L’idea iniziale del frontman dei Blur, spalleggiato dal giornalista Ian Birrell, era quella di radunare un corposo numero di colleghi - tra i primi ad aderire all’iniziativa ci furono Fatboy Slim, Martha Wainwright e Jamie T - per decolonizzare l’approccio musicale occidentale e di costruire ponti reali tra le culture attraverso il linguaggio universale della musica. In questi vent’anni Africa Express è diventato molto di più che un progetto parallelo di Albarn rispetto ai Blur (come i Gorillaz). Su Wikipedia, per dire, Africa Express non è catalogata come una band, ma come «un’organizzazione senza scopo di lucro con sede nel Regno Unito che facilita le collaborazioni interculturali tra musicisti nei paesi africani, mediorientali e occidentali». In effetti nel corso degli anni, Africa Express ha curato progetti encomiabili, portando musicisti occidentali in Paesi come la Repubblica Democratica del Congo, l’Etiopia e il Mali, organizzando concerti collaborativi di oltre sette ore (da Liverpool a Lagos), attraversando il Regno Unito in treno con un vagone carico di artisti per celebrare le Olimpiadi di Londra, riunendo un’orchestra siriana divisa dalla guerra civile e realizzando la prima interpretazione africana del classico minimalista In C di Terry Riley. «Il messaggio di Africa Express non cesserà mai di essere rilevante perché ha a che fare con l'idea che persone di culture diverse possano comunicare attraverso la musica meglio di qualsiasi altra cosa», è il mantra di Damon Albarn, che questa sera porterà il collettivo per la prima volta in vent’anni in Italia. Ad ospitare lo show sarà il Teatro Romano di Ostia Antica, a Roma.

Dall'Africa al Messico

Damon Albarn a questo giro è affiancato da 50 artisti provenienti dai quattro continenti: dalla sudafricana Moonchild Sanelly (la regina del Future ghetto funk, così come lei stessa ha ribattezzato il suo genere musicale) ai britannici Django Django, dalla messicana Luisa Almaguer ai congolesi Jupiter & Okwess, passando per Joan As Police Woman. Insieme presenteranno i brani del nuovo disco “Africa Express presents... Bahidorá”, che uscirà questo venerdì, 11 luglio, per World Circuit Records (BMG). L’album è nato dopo uno show dello scorso anno al festival di Bahidorá, in Messico: una vera e propria festa che unisce cumbia, kuduro, salsa, hip hop, soul e pop, riunendo talentuosi artisti locali come Mare Advertencia, La Bruja de Texoco, Eme Malafe e Luisa Almaguer. L’operazione è stata un’ulteriore tassello piazzato da Africa Express nella missione di promuovere la collaborazione tra musicisti occidentali e non, superando le barriere culturali e i pregiudizi presenti nell’industria musicale globale, spostandosi questa volta dall’Africa all’America centrale. Il collettivo ha portato lo scorso anno sul palco del festival messicano una maratona musicale lunga cinque ore, registrando poi i brani che compongono “Africa Express presents... Bahidorá” nei giorni successivi tra tende e hotel. «È la mia prima volta in Europa e la mia prima tournée, e onestamente non riesco a immaginare un modo migliore per iniziare se non con Africa Express. Che sogno, che privilegio. Non ho nemmeno finito il liceo, ma questo sembra una laurea», sorride Luisa Almaguer, artista transgender diventata in questi anni un’icona in Messico. «Luisa ha una delle voci più uniche e incantevoli che abbia mai sentito», dice di lei Albarn.

Ogni live è irripetibile

Quello di Africa Express è un viaggio in continua evoluzione, un’esplorazione di nuovi confini artistici e umani. Cerca di promuovere un concetto semplice: quello che come esseri umani siamo più forti quando collaboriamo e quando comunichiamo apertamente. Ogni live è irripetibile, costruito su incontri, improvvisazioni e scambi autentici tra artisti di generi, origini e generazioni diverse. «Fare musica collaborativa è uno dei modi migliori per capire come il mondo possa convivere. Se c’è qualcosa di più importante in questo momento, non mi viene in mente», spiega Joan As Police Woman. Il congolese Jupiter Bokondji è tra i membri storici del collettivo: «Sono molto orgoglioso di aver iniziato la mia carriera in Europa 15 anni fa con Africa Express, e di continuare a collaborare in questa nuova esperienza con artisti messicani. Tornare con tutti questi incontri in Europa è meraviglioso. Continuiamo a dimostrare che la diversità culturale di Africa, Europa e Americhe ci unisce in un mondo troppo diviso».

Sul palco anche uno dei Gorillaz

Sul palco con Albarn ci sarà anche Seye Adelekanù, bassista di origini nigeriane che affianca il frontman dei Blur anche nei Gorillaz: «Sono sempre felice di far parte di questo meraviglioso circo selvaggio, questo straordinario scontro culturale di suoni, emozioni e bellezza. Sono così felice di tornare in tour quest’estate». La data italiana si inserisce nel calendario tour estivo di Africa Express, che vedrà il collettivo esibirsi anche al Roskilde Festival in Danimarca, alla Müpa di Budapest, all’Elbphilharmonie di Amburgo e al Cruïlla Festival di Barcellona. 

(Articolo originale su Rockol.it)

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