Giorgia torna con "G", il nuovo album in uscita venerdì, e lo fa con la curiosità di chi ha voglia di guardare oltre gli steccati. Il progetto, che segna una vera rinascita, arriva a distanza di due anni da "Blu". Tra le scelte che più hanno attirato l’attenzione c’è l’uso dell’autotune, presente nella canzone "Odio corrisposto". Una decisione che Giorgia, in diverse interviste, ha spiegato come parte di un processo creativo più ampio, in cui la tecnologia diventa strumento di espressione e non di correzione. L’effetto non è stato utilizzato per sistemare l’intonazione, ma come sfumatura, come un colore in più capace di restituire una sensazione o un’atmosfera diversa. Un modo per mettersi in gioco ancora una volta, senza paraocchi.
L’autotune, spesso al centro di polemiche per l’uso eccessivo che ne fanno alcuni artisti, è qui trattato come un elemento stilistico consapevole. Con "G", l’artista conferma la volontà di non restare ancorata a formule predefinite e di continuare a cercare nuove strade. Un disco che segna il ritorno di una voce simbolo della musica italiana, capace di rinnovarsi senza perdere la propria identità. Non è la prima volta che Giorgia parla dell'argomento: a inizio anno fece una battuta sull’autotune ufficialmente sdoganato anche a Sanremo in un incontro con diversi media: “Ma finalmente! Lo vorrei anch’io, ma mi hanno riso in faccia sia Slait, il mio produttore, che il fonico. Non ci vedo niente di male nell’autotune”.