Parzialmente composta da Ant e Mike in casa Phillips, questa canzone viene incisa per la prima volta, in forma demo, proprio nello studiolo domestico di Send Barns nell’agosto 1969, e recupera alcune parti di “The Movement” (brano fiume del periodo della durata di circa un quarto d’ora, che sebbene registrato è andato purtroppo perduto).
L’apertura della versione definitiva è affidata a incredibili incroci di varie chitarre a 12 corde. L’utilizzo di accordature aperte, da parte di Ant e Mike, non è una novità, ma in questa occasione, secondo Gabriel, “le loro idee non collimavano perfettamente e così registrarono le chitarre tre o quattro volte. Solo che alla fine, per errore, furono missate tutte assieme su una pista, ed è per questo che si ascolta quel sound”. Sotto le prime note entrano le voci, prima un vocalizzo corale di Ant, poi il canto di Peter, mentre gli arpeggi aumentano di intensità suggellati dai colpi di tom di John. L’ingresso del piano è sottolineato da piacevoli note di basso, sebbene la struttura portante restino gli arpeggi di chitarre.
Sotto il crescendo, Tony realizza il primo assolo della sua carriera all’organo.
Banks: “Comporre un assolo per me fu una novità assoluta. Non ne avevo mai fatti prima, anzi ricordo che ai tempi dei gruppi scolastici, quando suonavamo pezzi blues, non riuscivo mai a lanciarmi in quell’assolo che, a un certo punto, sarebbe stato necessario. Di solito un assolo si improvvisa, ma a me piacque invece l’idea di scriverlo appositamente”.
Mayhew si presenta in punta di piedi, ma si inserisce con efficacia nell’economia del brano, sebbene il sound sia comunque dominato dall’organo di Banks, sotto l’incremento ritmico delle chitarre.
Una rullata accelerata e qualche nota di flauto conducono a una fase bucolica in cui Peter canta molto delicatamente su arpeggi di chitarra, base di mellotron e i cori dei compagni. Seguono una sequenza con voce filtrata e piena di riverbero sul coro e un arpeggio fisso e ripetuto della chitarra. Questo prelude dapprima a un altro crescendo di batteria, poi all’arpeggio dell’organo, dove il canto di Peter sale di un’ottava. Nel continuo alternarsi di atmosfere, le chitarre restano nuovamente da sole, ed è qui che il flauto disegna una melodia ripetuta più volte mentre la base cresce di intensità.
Nella sezione conclusiva torna infatti anche la batteria, mentre l’organo rimpiazza il flauto nell’esposizione del nuovo tema e la voce di Ant emerge dalle retrovie appoggiata da quelle dei compagni. Un’ennesima ripetizione rallentata della melodia del flauto, sotto gli stacchi di basso e batteria, chiude definitivamente la cavalcata.
Banks: “Forse il brano migliore di quel periodo, testimonia la nostra crescita. Mi piace soprattutto il fatto che sia poco ripetitivo: partivamo con una sezione, la definivamo per bene e poi passavamo a quella successiva, e questa sorta di narrazione in musica è diventata un elemento caratteristico dei Genesis. Fu il nostro primo tentativo di creare qualcosa di originale in studio, cercammo di metterci veramente di tutto e c’erano addirittura sei o sette chitarre. E poi John Anthony era nuovo nel settore: lui era un po’ il produttore di fiducia della Charisma, ma fin da quel momento cominciammo ad avere anche noi una parola decisiva a livello di produzione”.
Il testo è ispirato a Peter dalle possibili conseguenze di una guerra nucleare, come spiegato dalla bizzarra presentazione riportata nelle note di copertina: “Dedicato a Thomas S. Eiselberg, uomo molto ricco, che fu abbastanza saggio da spendere tutta la sua fortuna per farsi seppellire molte miglia sottoterra. Come ultimo membro sopravvissuto della razza umana, egli ereditò il mondo intero”.
Il brano ha un ruolo importante nelle scalette dei concerti, con Gabriel che, a un certo punto, suona la fisarmonica.
Phillips: “La poggiava sul pavimento del palco e una volta cadde giù emettendo uno squittio”.
Della line up con Phillips e Mayhew emerge anche una registrazione per il programma “Nightride” della BBC del 22 febbraio 1970, disponibile su bootleg. Una session dell’anno successivo, quella del 10 maggio 1971, dunque già con Hackett e Collins in formazione, troverà invece spazio nel box set “Genesis Archive 1967-1975”.
Suonata ancora nell’arco di tutto il “Nursery Cryme” tour (vedi il breve filmato del Piper Club di Roma 1972 pubblicato fra i bonus del dvd di “Foxtrot”, versione 2008), la canzone sarà poi estromessa dal set, anche se la melodia conclusiva (quella originariamente suonata dal flauto) verrà citata all’interno di “I Know What I Like” in vari tour.
Il testo è tratto, per gentile concessione dell’editore Il Castello, dal libro “Genesis – Tutti gli album, tutte le canzoni”, di Mario Giammetti.