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Genesis, "Trespass" ha 55 anni: la storia dell'album

23.10.2025 Scritto da Franco Zanetti

Genesis, “Trespass”

Pubblicato il 23 ottobre 1970

Registrato da Robin Cable ai Trident Studios di Londra nel luglio 1970

Prodotto da John Anthony

Copertina di Paul Whitehead per il Cleen Mashine Studio.

Peter Gabriel: voce solista, flauto, fisarmonica, tamburello, grancassa

Anthony Phillips: chitarra acustica a 12 corde, elettrica solista, dulcimer, voce

Anthony Banks: organo, piano, mellotron, chitarra, voce

Mike Rutherford: chitarra acustica a 12 corde, basso elettrico, chitarra nylon, violoncello, voce

John Mayhew: batteria, percussioni, voce

 

Tracklist:

Looking For Someone 7’04”

White Mountain 6’44”

Visions Of Angels 6’50”

Stagnation 8’46”

Dusk 4’10”

The Knife 8’56”

Tutti i brani sono composti dai Genesis

 

L'insuccesso del primo album “From Genesis to Revelation” e la rescissione del contratto con la Decca getta nel­lo sconforto i giovani musicisti, nel frattempo pressati anche dai genitori perché riprendano a studiare seriamente (molla infatti il batterista John Silver). Intanto però Richard Macphail, ex studente della Charterhouse e già cantante degli Anon, rientra a Londra dopo sei mesi di assenza e, stupito dai progressi dei suoi amici, offre loro la possibilità di utilizzare il cottage di campagna dei genitori per provare senza distrazioni. Lì i Genesis (con il nuovo batterista John Mayhew, reclutato gra­zie a un annuncio sul “Melody Maker”) si chiudono per circa sei mesi, dal novembre 1969 all’aprile 1970 e si sottopongono a un vero e proprio tour de force creativo.

Macphail: “Ci svegliavamo e facevamo colazione alle 10, dopodiché la band pro­vava per undici ore di fila, interrotte solo dalla pausa pranzo e qualche sporadica passeggiata. Io divenni mio malgrado capo cuoco, lavatore di bottiglie e roadie. Giorni e giorni furono spesi per scrivere e provare nuovo materiale e ogni tanto riuscivamo a fissare dei concerti, soprattutto a Londra e nel sud-est”.

Influenzati anche dalle nuove tendenze lanciate in Inghilterra in quei giorni (soprat­tutto il primo album dei King Crimson), i cinque si immergono quindi totalmente in session dall’incredibile potenza, anche se la convivenza forzata non è semplice.

Dopo varie trattative, la band riesce a strappare un contratto con la Charisma, eti­chetta emergente diretta da Tony Stratton-Smith, che li invita a registrare subito un nuovo disco.

Per ragioni di tempo, la cosa più ovvia da fare è sfruttare i brani già testati dal vivo. Alla fine su disco ce ne sono soltanto sei, ma rappresentano un balzo crea­tivo incredibile: anche se partono spesso dalle soluzioni acustiche proposte dalla coppia Phillips-Rutherford, si aprono poi a devastanti squarci di elettricità e a pul­sioni ritmiche. Il suono del disco, prodotto da John Anthony, appare soffice, ma proseguendo con l’ascolto sopraggiunge ogni tanto anche un senso di macabra inquietudine. I crescendo, gli arpeggi dell’organo e i cori filtrati con l’eco sono il perfetto contraltare ai testi, molto più personali rispetto all’album precedente e dai riferimenti letterari che attingono ad autori come J.R. Tolkien e Lewis Carroll (per l’aspetto favolistico), a William Blake (per la visionarietà) e a movimenti come il Surrealismo.

E' impressionante la crescita strumentale di ciascuno: pur rimanendo so­prattutto un chitarrista acustico, Ant si cimenta in un paio di bellissimi assolo di chitarra elettrica. Sua insostituibile spalla alle 12 corde è Mike, che comincia anche a prendere seriamente confidenza col basso, mentre Tony si assume per la prima volta un ruolo, quello di principale solista dei Genesis, che non abbandonerà mai più, suonando benissimo, oltre che il piano, anche l’organo. Pur non partecipando alla composizione, John Mayhew riesce nella non facile impresa di assecondare con buoni risultati le alternanze ritmiche imposte dai compagni. Quanto a Peter, la sua voce acquisisce profondità e sicurezza, ma soprattutto personalità.

A completamento di un autentico capolavoro folk prog (non a caso verrà eletto disco del mese dal “Melody Maker”, battendo star come Led Zeppelin, Pink Floyd ed Elton John) viene la copertina del pittore inglese Paul Whitehead, un affresco rinascimentale che ritrae una dama e un cavaliere sotto un’arcata.

Whitehead: “La copertina mi fu ispirata dai testi di ‘White Mountain’ e ‘Visions Of Angels’. Passammo un sacco di tempo insieme, anzi si può dire che vivevo con loro quando scrivevano ‘Trespass’. Volevano una copertina dall’aspetto gotico o medievale e molto teatra­le, ma quando sentii ‘The Knife’ suggerii di violare il dipinto che avevo appena finito. Loro non credevano che parlassi sul serio, e invece davvero strap­pai la tela infilandoci la lama di un coltello. Tro­vando così una comple­ta sintonia col disco, che è un miscuglio di musica molto delicata e musica molto violenta.

Il testo è tratto, per gentile concessione dell’editore Il Castello, dal libro “Genesis – Tutti gli album, tutte le canzoni”, di Mario Giammetti.

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(Articolo originale su Rockol.it)

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