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Genesis, i 51 anni di “The lamb lies down on Broadway”

22.11.2025 Scritto da Franco Zanetti

E’ andata sold out sul negozio Warner la Super Deluxe Edition di “The lamb lies down on Brodaway”, nella versione in 4 CD e un Blu-Ray audio, pubblicata giusto in tempo per non perdere l’appuntamento con il cinquantesimo anno dall’uscita (avvenuta il 22 novembre del 1974). E’ invece ancora disponibile la versione in vinile in 5 LP e Blu-Ray audio.

Per ricordare l’uscita dell’ultimo album dei Genesis “fase 1”, quella con Peter Gabriel, vi riproponiamo un testo di Mauro Giammetti, uscito nel libro “Genesis – Tutti gli album, tutte le canzoni” (ringraziando l’editore Il Castello per la gentile concessione) e pubblichiamo la recensione uscita dopo la prima pubblicazione del disco sulla rivista settimanale “Ciao 2001” (ringraziando Maurizio Becker per avercela inviata).

 

Pubblicato il 22 novembre 1974

Registrato da David Hutchins in Galles con l’Island Mobile Studio e missato agli Island Studios tra agosto e ottobre del 1974

Prodotto da John Burns e i Genesis

Copertina e fotografie di Hipnosis

Michael Rutherford: basso, chitarra a 12 corde

Phil Collins: batteria, percussioni, voce

Steve Hackett: chitarre

Tony Banks: tastiere

Peter Gabriel: voce solista, flauto

Brian Eno: Enossification

 

Con il successo, i Genesis si apprestano a entrare in una nuova fase della loro vicen­da artistica ma, ora che hanno superato lo status da outsider, sanno anche di es­sere attesi al varco da un pubblico che continua giustamente a pretendere grandi cose. Nasce così l’idea di un concept album, sulle orme di altre band tra cui Who, Pretty Things e Kinks.

Nel merito del soggetto, scartata la proposta di Mike di ispirarsi al libro per bam­bini Il piccolo Principe di Antoine de Saint Exupéry, passa ai voti l’idea di Peter di raccontare l’intricata (e a tratti incomprensibile) storia di un immigrato portoricano che vive a New York, ai margini della società.

Le tempistiche e l’ambizione del progetto impongono una suddivisione dei ruoli: Gabriel provvederà ai testi, gli altri alle musiche (anche se, in realtà, i ruoli saranno in qualche caso mescolati), affittando a questo scopo la casa di Headley Grange, dove in passato hanno già lavorato Led Zeppelin e Bad Company. Rutherford: “Ini­ziammo a scrivere la musica con grande facilità e presto realizzammo di avere già tre ottimi lati di un disco. Così, mentre Peter continuava a scrivere i testi, decidem­mo di optare per un doppio”.

Nell’estate 1974, però, Gabriel è distratto da un paio di situazioni, a cominciare dal­la nascita della prima figlia Anna Marie, che viene tenuta per tre settimane in un’in­cubatrice e rischia di non sopravvivere. Gabriel: “Volevo ovviamente stare vicino alla mia famiglia e loro pensavano che non fossi più interessato alla band. Anche se mostravano solidarietà, non mi capirono mai del tutto. Cominciai a essere stanco del rock e del business”.

Intanto Peter riceve un’inattesa proposta da William Friedkin, il celebre regista del film L’esorcista. Gabriel: “Gli era piaciuta la storia che avevo scritto per il retro co­pertina di Genesis Live e mi contattò con l’intenzione di realizzare un film di fanta­scienza con qualcuno che non avesse mai avuto a che fare con Hollywood”.

Collins: “Peter venne da noi e ci disse che voleva fermarsi un po’ per dedicarsi a Friedkin, cosa a cui noi ovviamente ci opponemmo. Al che replicò che preferiva il film e che dunque se ne sarebbe andato”. L’impasse viene superata solo grazie all’intervento del discografico Tony Stratton-Smith e del manager Tony Smith, ma lascia comunque strascichi. Gabriel: “Qualcosa si era rotto. Quando tornai, trovai un’aria pesante e grande risentimento”.

Al culmine di così tanta tensione, The Lamb rivela che i Genesis hanno affronta­to con coraggio e intelligenza i venti di cambiamento che stanno per abbattersi nel rock. Le chitarre a 12 corde, pur ancora presenti, hanno ora un ruolo ritmico limitando al minimo gli arpeggi sognanti, mentre Tony usa il mellotron in maniera marginale per privilegiare una miriade di suoni secchi ed elettronici dal sintetizza­tore ARP Pro Soloist. Così come la chitarra elettrica di Steve, più che agli assolo, si dedica a suoni sperimentali e talvolta vicini a un impensabile hard rock, mentre le ritmiche si fanno asciutte e ipnotiche, con l’inconsueta durezza del basso distorto di Mike. Infine, vi è una ferrea ripartizione dei ruoli: per la prima volta, Tony non suona la chitarra. Inoltre, né lui né Mike fanno i cori, anche se risultano dominanti dal punto di vista della composizione musicale.

Un passo indietro, dunque, rispetto all’equilibrio democratico raggiunto con l’al­bum precedente. Ma The Lamb è, sul piano strettamente artistico, un lavoro monu­mentale, grazie anche agli umori profondamente diversi che si alternano: sperimentazioni elettroniche ed enfasi drammatica, durezza espressiva e dolcezza strug­gente.

Con una preveggenza distante anni luce da contemporanei ormai proiet­tati verso l’autoparodia (Yes, Emer­son, Lake & Palmer, Jethro Tull), i Ge­nesis si dimostrano pronti ad andare incontro a una nuova fase e suggellano il cambiamento con la prima coperti­na fotografica: opera dello studio Hip­gnosis, già famoso per aver realizzato diversi artwork per i Pink Floyd, la cover illustra alcuni passaggi delle avventure di Rael, il misterioso personaggio partorito dalla fantasia di Peter Gabriel.

 

Qui sotto la recensione d’epoca di “Ciao 2001” (attribuibile a Enzo Caffarelli)

https://images.rockol.it/BOE_nE4EatkyD4zZdOkcUN4ATdU=/700x0/smart/rockol-img/img/foto/upload/ciao2001-1974-52-genesis-recensione.jpg

(Articolo originale su Rockol.it)

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