C’è un’immagine di Frank Zappa che appartiene alla storia del rock: l’uomo con il pizzetto affilato, lo sguardo cinico e la bacchetta da direttore d’orchestra pronta a punire ogni minima imprecisione ritmica. Ma per Adrian Belew, l’uomo che Zappa prelevò dall’oscurità per lanciarlo nel firmamento dei grandi della chitarra, l’ultimo ricordo non ha il suono graffiante di una Gibson SG, ma il calore silenzioso di una parola inaspettata.
L'ultimo incontro fisico tra i due avvenne nel dicembre del 1993, pochi mesi prima che Zappa ci lasciasse. Visitare la storica dimora Zappa in quel periodo fu, per Belew, uno shock emotivo. L’uomo vibrante, il vulcano di idee che consumava espressi uno dopo l’altro mentre rivoluzionava la musica contemporanea, era svanito.
Al suo posto, Belew trovò un uomo di soli 52 anni che ne dimostrava molti di più. Debole, stanco, con la voce ridotta a un bisbiglio e un bicchiere di succo d’arancia al posto del solito caffè. Parlarono dei progetti finali di Frank, ma la conversazione faticava a decollare, soffocata dalla stanchezza della malattia. Fu un addio malinconico, interrotto dal bisogno di riposo di Zappa e da un sottile senso di colpa di Belew per avergli sottratto tempo.
Tuttavia, Belew sceglie di conservare nel cuore un finale diverso. Un finale che sembra scritto dal destino stesso. Una notte del 1992, Adrian si svegliò di colpo alle sei del mattino, reduce da un sogno vivido.
Incapace di riprendere sonno, Belew scese al piano di sotto. In un'epoca in cui le e-mail erano ancora un miraggio tecnologico, decise di affidare i suoi pensieri a un fax. Scrisse a Frank del sogno e, spinto da un impulso improvviso, decise di dirgli ciò che non gli aveva mai comunicato formalmente: un grazie profondo e sincero per tutto ciò che Zappa aveva fatto per la sua carriera e la sua vita. All'epoca, Adrian non sapeva ancora quanto le condizioni di salute di Frank fossero gravi.
La risposta non si fece attendere. Quel pomeriggio stesso, il telefono squillò. Era Frank. Nonostante la sua fama di uomo spigoloso, satirico e spesso tagliente, Zappa esordì con una frase che spiazzò Belew: "È stato dolce". Usò proprio quella parola: dolce. Un aggettivo che raramente i critici avrebbero accostato all'autore di Hot Rats, ma che in quel momento definì perfettamente il legame tra il maestro e l'allievo.
È questo il Frank Zappa che Adrian Belew sceglie di ricordare: non il genio sofferente degli ultimi giorni, ma l'amico che, in un pomeriggio qualunque, decise di mettere da parte la satira per accogliere, con insospettabile dolcezza, un ringraziamento tardivo.
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