News

Serena Brancale guarda a Bad Bunny per dire qualcosa di diverso

29.04.2026 Scritto da Mattia Marzi

Viene da citare Boris: è un disco decisamente molto poco italiano quello che segna il ritorno di Serena Brancale sulla lunga distanza. Poco italiano non per snobismo o posa, ma per ambizione e respiro: provate a trovare nel pop italiano un altro progetto capace di includere collaborazioni con giganti della musica jazz, r&b e latina mondiale come l’icona Gregory Porter, la leggendaria cantante cubana Omara Portuondo, il virtuoso camerunense premiato ai Grammy Richard Bona e il re del reggae italiano amatissimo a livello internazionale Alborosie senza che il tutto suoni come un esercizio di stile. Con “Sacro” Brancale prova a capitalizzare quanto costruito negli ultimi tre anni: dall’exploit virale di “Baccalà” ad “Anema e core”, fino al ritorno al Festival di Sanremo di quest'anno con “Qui con me”. Un percorso che ha messo in luce due anime apparentemente inconciliabili: quella più istintiva, popolare, quasi caciarona e quella da Whitney Houston di Bari Vecchia, più elegante, tecnica, profondamente jazz.

Un disco che ruota intorno a una dualità

“Sacro” ruota tutto intorno a questa dualità. Da una parte la Brancale che immagini sul palco del Blue Note, precisa e sofisticata. Dall’altra quella che si diverte senza filtri, come in “Al mio paese”, insieme a Delia e Levante, tra richiami alle processioni del sud e un immaginario popolare rielaborato con ironia e affetto. Due poli che non cercano davvero una sintesi, ma convivono. A volte anche scontrandosi. La Serena Brancale di “Galleggiare”, “Vita da artista” a “Je sò accussì”, i primi tre dischi, l’ultimo dei quali inciso addirittura nel 2022, quella amata da Quincy Jones (che in tempi non sospetti elogiò pubblicamente la diva barese, dicendosi affascinato dalla sua musicalità), incontra quella più pop degli ultimi anni, spiegandole che c’è spazio per entrambe.

Un mosaico che guarda a Bad Bunny

Sul piano sonoro il disco - al quale Brancale ha lavorato con produttori diversi: da Merk & Kremont per gli episodi più pop come “Serenata” al suo braccio destro Fabio Barnaba - è un mosaico: salsa, chacarera, flamenco, suggestioni reggae e jazz che si intrecciano con naturalezza. Un eclettismo che, per approccio e ambizione globale, finisce per strizzare l’occhio a Bad Bunny e al suo “Debí tirar más fotos”, pur restando ancorato a una sensibilità mediterranea. Brancale rivendica autenticità, e ci mancherebbe: la sua voce e la sua presenza tengono insieme tutto, rendendo credibile ogni deviazione stilistica.

Un disco che riesce a dire qualcosa di diverso

È proprio questa credibilità il vero punto di forza del disco. Perché quando si muove accanto a giganti come Omara Portuondo o Gregory Porter, Brancale non arretra, non si mimetizza: resta perfettamente a suo agio, dimostrando che quel dualismo che attraversa “Sacro” non è un limite, ma la sua cifra più riconoscibile. Una tensione irrisolta, certo, ma anche il motore di un progetto che, proprio perché “poco italiano”, riesce a dire qualcosa di diverso.


Disclaimer:

Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.

Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.

Immagini e diritti

Rockol:

  • utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
  • impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
  • accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
  • pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright

Segnalazioni

Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.

Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link

(Articolo originale su Rockol.it)

condividi